Napoli, comandante Ros: terrorista originario del Gambia addestrato a usare armi ed esplosivi. “Sono un soldato di dio”

Napoli, comandante Ros: terrorista originario del Gambia addestrato a usare armi ed esplosivi. “Sono un soldato di dio”

“Abbiamo assicurato alla giustizia il secondo soldato che era presente in Italia ed era appartenente all’Isis. Aveva inizialmente avuto radicalizzazione nel Paese di origine ad opera di imam radicali in Gambia”, ha detto Pasquale Angelosanto, comandante del Ros di Napoli, commentando al Tgr Campania l’arresto di un terrorista 34enne gambiano, Sillah Osman. “Il punto di arrivo è stato un campo di addestramento controllato dall’Isis, nel quale la formazione militare è diventata centrale rispetto a quella religiosa. Era addestrato militarmente all’uso delle armi e di esplosivi e ad avere anche la capacità di resistenza alla fatica. Questo tipo di addestramento – ha aggiunto – si conclude con il giuramento collettivo, che dà l’adesione formale allo Stato islamico”. Se l’uomo era pronto a commettere un attentato? “Parlerei di singoli combattenti – ha spiegato il comandante del Ros di Napoli – che possono essere attivati e che, una volta ritenuti in grado di passare all’azione, formulano il giuramento individuale. Quello è il momento in cui il combattente è attivo ed è operativo. Dalle indagini è emerso che c’è un progetto importante da eseguire in Europa, però le investigazioni non hanno evidenziato un progetto che riguardasse l’Italia. L’obiettivo viene individuato e, quindi, può essere localizzato in altri Paesi dell’Europa”, ha concluso Angelosanto.

Al termine dell’addestramento in Libia e del giuramento al sedicente Stato Islamico, è emerso dalle indagini dei Ros e della Polizia di Stato, gli era stato anche imposto il nome di battaglia, “Abou Lukman”. Determinante, per “stanare” Sillah, è stata la collaborazione di Alagie Touray, il connazionale di 21 anni preso lo scorso 20 aprile davanti alla moschea di Licola, nel napoletano. Touray (che invece era stato “attivato” per lanciarsi sulla folla a bordo di un’auto), dopo essersi comportato nei confronti degli inquirenti italiani esattamente come impone il manuale dell’Isis, ha iniziato a collaborare consentendo di delineare precisamente il profilo di Sillah e ai “crociati” (così, nel numero 130, la rivista Al Nabah dell’Isis ha definito gli investigatori italiani che avevano arrestato Touray, ndr) ha dato importantissime informazioni individualizzanti di Sillah (in possesso di un titolo di soggiorno provvisorio con scadenza nel 2019 e richiedente di essere ammesso a un progetto Sprar) come, per esempio, l’uso – quasi esclusivo – di calzoncini corti, la forte divaricazione degli incisivi, la passione per la musica reggae e il modo di camminare. Nel Cara di Lecce gli investigatori sono anche riusciti a installare una videocamera che lo ha registrato mentre simula un’azione violenta mimando l’uso di un mitra.

“Io sono un soldato di Dio, lo sai, non devi temere per me”. Così Osman Sillah, il gambiano arrestato oggi a Napoli con l’accusa di far parte dell’Isis, si e’ rivolto poco tempo fa alla moglie rimasta in Africa, parlando con lei al telefono. Una chiamata intercettata dagli investigatori che ha dato loro l’ultima conferma: di fronte non c’era un simpatizzante di Daesh ma un membro a tutti gli effetti dello Stato islamico; un soldato, appunto. Ma non solo. L’indagine, alla quale ha contribuito in modo importante anche l’Aise (l’Agenzia per la sicurezza esterna), ha fatto emergere tutta una serie di elementi che finora non erano mai stati riscontrati, almeno nel nostro paese. A partire dall’arresto il 20 aprile scorso di Touray Alagie, il 21enne bloccato davanti alla moschea di Licola: il giovane – dicono gli investigatori – ha messo in atto tutto le tattiche consigliate dall’Isis ai jihadisti che vengono arrestati. Prima si è mostrato disperato, poi ha cercato di entrare in sintonia con gli investigatori, infine ha cominciato a fare piccole ammissioni e solo su elementi insignificanti. Per la prima volta, inoltre, un organo ufficiale dello Stato islamico ha commentato la notizia del suo arresto: Alagie e Sillah, spiegano ancora gli investigatori, facevano parte di un gruppo di una settantina di persone che si sono addestrate in nord Africa. Un addestramento completo che andava dall’utilizzo del kalashnikov a quello delle mitragliatrici pesanti fino alla realizzazione e all’occultamento di ordigni esplosivi. Alcuni di loro sono morti, altri sono riusciti a partire per l’Europa. Ed è per questo che l’indagine è tutt’altro che conclusa.

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