La Turchia al voto presidenziale e legislativo anticipato domenica. Erdogan è sicuro di vincere al primo turno, grazie a un regime repressivo e a una feroce crisi economica

La Turchia al voto presidenziale e legislativo anticipato domenica. Erdogan è sicuro di vincere al primo turno, grazie a un regime repressivo e a una feroce crisi economica

La Turchia vive la vigilia delle cruciali elezioni presidenziali e parlamentari in stato di emergenza. La prefettura di Istanbul ha dichiarata che domani ai seggi della sola città del Bosforo saranno in servizio 38.480 poliziotti. Il presidente uscente, Recep Tayyip Erdogan, nell’ultimo comizio ha fornito rassicurazioni sullo svolgimento del voto: “Ogni partito ha i suoi rappresentanti al seggio”. Il premier, Binali Yildirim, ha invece dichiarato che “tutte le misure di sicurezza sono state prese”, facendo riferimento ai 14 sospetti attentatori dell’Isis arrestati ieri ad Ankara e sospettati di aver pianificato un attentato in occasione delle elezioni. Si vota domenica 24 giugno dalle 08.00 alle 17.00, secondo l’ora locale turca. L’Alto consiglio elettorale (YSK) ha comunicato che sul territorio nazionale hanno diritto al voto 53milioni 34 mila persone più gli oltre 3 milioni elettori registrati all’estero e distribuiti in 61 Paesi. Agli elettori residenti all’estero è data la possibilità di votare sia presso le rappresentanze consolari che nei seggi collocati in 34 varchi di frontiera. Quest’anno si contano oltre 1,5 milione di neo-elettori. L’affluenza alle urne è generalmente alta, nelle politiche del novembre 2015 si era registrata all’85%. Si vota in 81 province per rinnovare i membri del parlamento unicamerale. Sei candidati concorrono per la carica della presidenza. Uno di loro dovrà ottenere il 50% +1 dei voti al primo turno. In caso contrario si andrà al ballottaggio, previsto per l’8 luglio. Al secondo turno vince il candidato che ottiene la percentuale più alta. L’Alleanza della repubblica ha presentato il presidente Erdogan quale proprio candidato congiunto. I candidati delle altre formazioni sono: Muharrem Ince (CHP); Meral Aksener (IYI Parti); Selahattin Demirtas (HDP); Temel Karamollaoglu (SP); Dogu Perincek (Partito Vatan).

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan cerca una nuova legittimazione nelle elezioni presidenziali e legislative che si terranno domenica, con un anticipo di 18 mesi sulla scadenza naturale. Il leader al potere da 15 anni punta a nuovo mandato con gli ampi poteri derivanti dalla riforma costituzionale presidenzialista, ma la sfida non è facile: Erdogan accusa un calo di consenso in un Paese che patisce per il crollo della lira, la moneta nazionale, ai minimi storici. Il presidente sconta anche i timori dell’opinioni pubblica per le manovre economiche impopolari che inevitabilmente dovranno essere adottate nei prossimi mesi. Per recuperare elettori, Erdogan ha da un lato promesso la fine dello stato di emergenza proclamato il 22 luglio 2016, a una settimana dal fallito colpo di Stato, e dall’altro ha accarezzato gli umori nazionalisti della Turchia annunciando l’avvio di operazioni militari nel nord Iraq, dove si trovano le montagne santuario dei separatisti curdi del Pkk. Erdogan si trova poi di fronte avversari solidi: il repubblicano Muharrem Ince e la ‘lady di ferro’ della destra Meral Aksener, capaci di usare con disinvoltura il suo stesso linguaggio, quello del populismo. E lo insidia, anche se una sua vittoria appare esclusa, Selattin Demirtas, leader del filo curdo Hdp, partito che lo ha scelto come candidato nonostante sia in carcere dal 4 novembre 2016.

La candidatura di Demirtas ha riportato l’attenzione sulla detenzione di esponenti di partiti di opposizione, una macchia enorme per la Turchia e per lo stesso Erdogan, che continua a definirli “terroristi” mentre a più di un anno dalla carcerazione ancora si attende la richiesta di rinvio a giudizio. In base ai dati raccolti dalla Foresight Danismanlik per conto di Bloomberg, Erdogan è dato al 50,8%, quindi teoricamente vincente al primo turno, 20 punti avanti rispetto allo sfidante repubblicano Ince (Chp), al 30,1% ma in crescita, mentre Selattin Demirtas ha ottime chance di superare il 10%. Deludenti i dati riguardanti la Aksener, fondatrice del partito Iyi, che le stime danno all’8%, lontana dalle aspettative iniziali eppure protagonista di un’opposizione dura, che ha tolto voti ai nazionalisti alleati del presidente, messi ormai in minoranza. Con un margine di errore del 3,5%, in caso di secondo turno Erdogan vincerebbe comunque, ma senza un plebiscito.

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