Il governo giura, ma spuntano crepe tra 5stelle e Lega su Tlc e Servizi segreti. Camusso molto critica. E la stampa estera allarmata: “primo governo populista d’Europa”

Il governo giura, ma spuntano crepe tra 5stelle e Lega su Tlc e Servizi segreti. Camusso molto critica. E la stampa estera allarmata: “primo governo populista d’Europa”

Una volta insediata la squadra del governo giallo verde, ora si apre un’altra partita altrettanto delicata, quella dei vice ministri e dei sottosegretari. Con in primo piano il nodo delle deleghe sulle telecomunicazioni e i servizi segreti. Secondo lo ‘schema originario’, l’intelligence sarebbe stata promessa ai cinque stelle, al parlamentare Vito Crimi, con un sottosegretariato ad hoc. Ma lo scenario sarebbe cambiato in questi giorni. In particolare, sarebbe in corso una trattativa serrata tra M5S e Lega su chi assegnare la delega sulle frequenze televisive, tema molto sensibile, non solo per i ‘soci di maggioranza’ del nuovo esecutivo politico, Salvini e Di Maio, ma anche per il principale alleato del segretario di via Bellerio, Silvio Berlusconi. In un primo momento, sembrava che la ‘golden share’ sulle tlc fosse saldamente nelle mani della Lega con un viceministro di peso fedelissimo di Salvini, dopo che Di Maio aveva incassato la super poltrona di ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. Eppure qualcosa non è andata bene: nelle ultime ore infatti, raccontano fonti parlamentari, la situazione si sarebbe ingarbugliata e la trattativa arenata. Non tutto è rose e fiori, dunque, nel governo della “strana coppia”, come l’ha definita il quotidiano dei vescovi Avvenire. Anzi. Al di là dei temi delicati come la gestione delle telecomunicazioni, con gli interessi di Silvio Berlusconi e della Fininvest che tornano al centro dell’interesse del governo, dopo gli anni molto accondiscendenti degli esecutivi a guida Pd e al di là dell’altra questione scottante della delega ai servizi segreti, sulla quale lo stesso Giorgetti ha chiarito che entrerà nell’interim del presidente del Consiglio, si aprono altre e numerose crepe tra Salvini e Di Maio. Nessuno ancora sa come i parlamentari grilli che guardano a “sinistra” abbiano digerito le parole del leader della Lega sulla sforbiciata ai finanziamenti per l’accoglienza, né si sa ancora come abbiano accolto le parole del neoministro per la famiglia tradizionale, che farebbero fare all’Italia passi indietro di anni, con la probabile abolizione della riforma Cirinnà, e soprattutto, nessuno sa come sarà possibile finanziarie il reddito di cittadinanza. L’egemonia della destra leghista (con il contributo determinante del partito di Giorgia Meloni) si fa sentire già oggi, fin dal giuramento, attraverso dichiarazioni e posizioni, mentre i ministri grillini si autocelebrano con i selfie sui social media. E date queste premesse, non si comprende davvero di cosa debbano essere felici. Sapranno contrastare il prepotente progetto leghista? A quali cedimenti saranno costretti per tenere in piedi un governo nato malissimo – ricordiamo le volgari ed eversive parole contro Mattarella -, inaugurato peggio, e con un futuro non solo incerto, ma soprattutto pericoloso, per gli italiani?

Susanna Camusso, leader Cgil, rende pubblici i tanti dubbi sul reddito di cittadinanza

E dal Festival dell’economia di Trento, è la leader della Cgil Susanna Camusso che già esprime i molti dubbi sul reddito di cittadinanza. Camusso dice: “bisognerebbe chiarire qual è il progetto e con quali risorse si vuole realizzare”. Infatti, prosegue, “sembra un intervento sociale a tutela di chi ha perso il lavoro – ha detto – ci vorrebbe un riordino degli ammortizzatori sociali perché la copertura rispetto alla disoccupazione è troppo bassa. Bisogna vedere quante risorse ci sono e quali sono le finalità”. Insomma, le cose lette nel contratto “privatistico” per “il Governo del cambiamento” tra Lega e M5s “sono da un lato irrealizzabili e dall’altro insopportabili”, dice la segretaria generale della Cgil. Secondo Camusso ci sono idee “sbagliate” oltre che “sulla flat tax che di fatto avvantaggia chi ha di più rispetto a chi ha meno”, anche e soprattutto sull’immigrazione. Si tratta di una previsione corretta delle difficoltà che questo strampalato governo, nato sulla base di un contratto contraddittorio, in parte incostituzionale, e in parte pericoloso, dovrà affrontare.

Il Pd in piazza Santi Apostoli a Roma contro il governo

“Prendiamo tutti questa piazza come l’inizio di una nuova storia, l’inizio di un nuovo impegno. Per fare questo lavoro serviamo tutti e dobbiamo anche andare oltre le incomprensioni, gli errori, i litigi che hanno aiutato gli altri e non hanno aiutato noi”. Maurizio Martina a Santi Apostoli, storica piazza ulivista, delinea il percorso. Il ‘fronte repubblicano’ o comunque una nuova compagine di centrosinistra, l’approdo. Sotto il palco i potenziali compagni di viaggio lo ascoltano. Ci sono Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci, Beatrice Lorenzin. Ci sono Riccardo Nencini e l’ex presidente della Camera Boldrini. E ‘torna a casa’ anche Nico Stumpo. Fa strano rivederti qui, gli dicono i cronisti. “Sapeste a me…”, risponde. E poi ci sono gli ex ministri. Non c’è Paolo Gentiloni impegnato a palazzo Chigi per la cerimonia della campanella, il passaggio di consegne. I renziani (vertici dem a parte come Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Andrea Marcucci) stanno per la maggior parte in piazza, fuori dall’area palco. E soprattutto non c’è Matteo Renzi alla prova di ‘battesimo’ del nuovo progetto. E in tanti, anche tra i militanti, si chiedono se mai ci sarà. L’ex-segretario è partito per la Cina e starà fuori alcuni giorni per impegni che lo porteranno anche negli Stati Uniti.

Loredana de Petris, LeU: Speriamo che la commedia sia finita. Marcon: l’establishment è nel governo 

“Speriamo almeno che la commedia che ha tenuto in scacco e reso ridicolo l’intero Paese per 90 giorni sia finita”, commenta la senatrice di LeU Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto. “Il governo che nasce sembra il frutto di una fragile mediazione sull’economia, e nessuno scommetterebbe che la tregua reggerà a lungo. Non c’è stata invece nessuna mediazione su una Flat Tax che aumenterà le diseguaglianze invece di sanarle, né sulle politiche xenofobe annunciate senza pudore nel Contratto, e garantite dall’assegnazione del ministero degli Interni a Salvini, senza che nessuno abbia avuto nulla da ridire sul progetto di deportare centinaia di migliaia di immigrati e di rom”, prosegue la senatrice di LeU. Le fa eco Giulio Marcon: “A proposito di anti establishment… nel governo Lega M5S: l’ex ministro di Monti, l’ex avvocato di Andreotti, l’ex direttore di Confindustria, l’ex consigliere di Brunetta, un reduce del Piano Gladio. Il nuovo che avanza”.

La reazione attendista dell’establishmente europeo: Putin il primo a complimentarsi

Se la tempistica in diplomazia conta qualcosa, l’elenco degli ‘amici’ del nuovo Governo giallo-verde all’estero è già fatto guardando all’ordine d’arrivo delle congratulazioni. Le prime sono quelle di Putin (vorrà dire qualcoisa?), seguite dai messaggi dei vertici delle istituzioni europee, Juncker, Tusk e Tajani, e via via delle altre cancellerie. Anche se i leader europei, a partire dalla Merkel, sono giorni che ripetono di essere pronti a collaborare con i nuovi inquilini di Palazzo Chigi. E ora che questi hanno un volto e un nome, i partner Ue ribadiscono la piena disponibilità anche all’ascolto delle loro idee e proposte, con l’auspicio che il “rispetto” sia reciproco. Dopo le incomprensioni, gaffe ed equivoci dei giorni scorsi, e dopo l’ondata di panico sui mercati che ha riportato gli Stati membri al dramma della crisi greca, ora l’Europa cerca di non fare passi falsi. E apre alla cooperazione con “il primo Governo populista dell’Eurozona” – come lo definisce unanime la stampa internazionale – pur nel timore di doverne parare le uscite euroscettiche molto presto. Forse già a partire da martedì, quando il neoministro Matteo Salvini potrebbe fare la sua prima apparizione al Consiglio Interni in Lussemburgo, proprio per mettere mano al dossier immigrazione e discutere della contestata riforma di Dublino. Nel congratularsi con il premier Giuseppe Conte, il presidente Juncker gli assicura che “la Commissione sarà come in passato al fianco dell’Italia nel percorso di riforme e attenta alle sue attese e proposte per il futuro dell’Unione”. E gli ricorda il “ruolo di primo piano” che l’Italia avrà nella gestione delle sfide strategiche, dall’immigrazione alla riforma dell’Eurozona.

L’allarme della stampa estera sul “primo governo dei populisti” prosegue

Tirando le somme di “una settimana altamente drammatica” per la politica italiana, la stampa estera ha nella gran parte dei casi, dall’Europa agli Stati Uniti, scelto di titolare con un certo allarme sull’arrivo dei “populisti al potere” in Italia. E’ il caso ad esempio del quotidiano progressista britannico The Guardian, che riferisce che “i leader populisti raggiungono un accordo per far risorgere la coalizione”. Gli fa eco il conservatore Daily Telegraph, che usa lo stesso termine: “populisti”. L’Economist dedica ai fatti italiani la copertina con il disegno d’un gelato tricolore esplosivo e il titolo: “Maneggiare con cura”. “La crisi italiana pone un dilemma” per quanto riguarda le prossime scelte della Bce e del suo presidente Mario Draghi, la cui posizione è complicata ulteriormente dalla sua nazionalità, scrive a sua volta il Financial Times. In Francia, Le Monde annuncia nel titolo in prima pagina l’arrivo “Dei ministri euroscettici alla guida dell’Italia” e nelle pagine interne, sottolineando che “i populisti arrivano al potere a Roma”, scrive che la scelta di Conte “mette fine alla crisi politica, ma annuncia forti tensioni con l’Ue”. Tra i media tedeschi, il giornale economico Handelsblatt sceglie un’immagine significativa: lo stivale si stacca dal continente e il Sud affonda in mare. “Ciao, bella!”, è il titolo, e spiega poi “come l’Italia mette a rischio l’esistenza dell’euro”. Copertina ‘creativa’ anche per Der Spiegel: il titolo è “Ciao amore!” e nel sottotitolo si legge: “Come l’Italia si autodistrugge e trascina l’Europa con sè”. Nel disegno si illustra una forchettata di spaghetti, da cui pende uno spaghetto a forma di cappio da forca. “Secessione. Nemici dell’Europa di destra e sinistra hanno conquistato l’Italia e alimentano l’odio contro la Germania. Come si è potuto arrivare a questo?”, è il titolo dell’intervento del germanista Angelo Bolaffi sulla Sueddeutsche Zeitung. In Spagna, El Mundo sottolinea che quello italiano, “è il primo governo populista in Europa”. Anche Abc rileva che il nuovo esecutivo italiano “è il primo governo completamente populista d’Europa. Sarà un test importante per l’Italia e per l’Europa”. Oltreoceano, il Wall Street Journal scrive di “un’amministrazione euroscettica al potere in Italia, la terza economia d’Europa”. Anche in Medio Oriente il termine è sempre lo stesso, con al Jazeera che si chiede se “i populisti metteranno l’Italia in rotta di collisione con l’Europa”.

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