Giornate nere per l’informazione, i “nuovi barbari” invadono le tv. Gli scoop degli scriba, una farsa in combutta con i ministri. Di Maio: lavoratori e padroni sullo stesso piano ed elogia Marchionne. Fiom Cgil censurata

Giornate nere per l’informazione, i “nuovi barbari” invadono le tv. Gli scoop degli scriba, una farsa in combutta con i ministri. Di Maio: lavoratori e padroni sullo stesso piano ed  elogia Marchionne. Fiom Cgil censurata

Giornate nere per l’informazione, in particolare quella televisiva. È vero che ormai  con i social, i tweet, facebook, il cittadino ha una possibilità di scelta molto più ampia del passato. Può costruire la “sua” informazione. Ma è altrettanto vero che i nuovi media, questi nuovi media, non  rispondono, per la loro stessa natura a due pilastri che caratterizzano la libertà dell’informazione:  il diritto dei giornalisti ad informare,  il diritto dei cittadini ad essere informati. La crisi della carta stampata, quotidiani e periodici, il numero sempre più ristretto di lettori, ci dice che la televisione, ed anche la radio ma in misura minore, è la reale fonte di informazione per milioni di cittadini. Quella pubblica, la Rai, proprio per la sua natura di “servizio pubblico” dovrebbe essere capofila nel fornire ogni giorno un quadro imparziale di quanto avviene nel mondo, in Europa, in Italia. Ciò in particolare quando si tratta di avvenimenti di grande importanza. Ciò vale anche per le emittenti private. O meglio dovrebbe valere anche per le grandi reti televisive. La “par condicio” che riguarda in particolare il servizio pubblico, ma il principio dovrebbe valore anche per i privati.

Violato il diritto dei cittadini ad essere informati. Intervista fasulla con Salvini

Proprio a fronte di un avvenimento di grande importanza come la formazione del nuovo governo, l’informazione non ha dato bella prova di sé. Anzi peggio di così non poteva andare. È stato pesantemente violato il diritto dei cittadini ad essere informati, in particolare nella fase conclusiva della formazione del governo grillini-leghisti. Abbiamo assistito nella giornata in cui il neo presidente del Consiglio e i ministri hanno giurato davanti al Presidente della Repubblica, a un’orgia di servizi, interviste, immagini dei “nuovi barbari”. Giornalisti si sono fatti complici di alcuni neoministri, tanto per dirne uno, Salvini Matteo, che ha subito preso possesso del suo ufficio. La  giornalista  ha fatto credere di aver realizzato uno scoop, di essere riuscita a penetrare nella stanza che il ministro dell’Interno ha subito occupato. Ma quale scoop? Per arrivare all’ufficio dove si trova un ministro non basta salire le scale, bussare alla porta, entrare con l’operatore. Occorre  aver concordato con il ministro o con il suo staff l’intervista. Ancora: la presenza di candidati-ministri e poi di ministri, di dirigenti della Lega e dei Cinque stelle impegnati in comiziacci in cui si accusava il presidente Mattarella di essere responsabile di un golpe, per aver espresso la sua contrarietà, come la Costituzione gli consente, alla nomina di un ministro, ha invaso il piccolo schermo, pubblico e privato. Non solo sono onnipresenti nelle trasmissioni giornalistiche ma anche in quelle di intrattenimento, condotte neppure da giornalisti. Andiamo avanti. Nell’orgia di immagini di ministri, maschi e femmine, solo cinque, si sono dimenticate importanti prese di posizione, l’annuncio di manifestazioni, e quelle in corso per inseguire questo o quel parlamentare leghista o grillino.

I media censurano importanti iniziative e manifestazioni

Di una importante intervista rilasciata dalla presidente dell’Anpi che annunciava per il 2 Giugno una manifestazione a Bologna promossa da  23 associazioni per dire “No al fascismo e al razzismo”, con la raccolta di più di 300 mila firme che saranno consegnate al Presidente della Repubblica. Finisce così l’elenco della disinformatia, della giornata nera dell’informazione. No. Manca il tassello più grave che riguarda  il neoministro  triplex,  Luigi Di Maio, che occupa il ministero del Lavoro  unificato con quello dello Sviluppo economico ed anche vicepremier, quello che, insieme a Salvini vice  premier anch’egli e ministro dell’ Interno che, per di più sono anche gli angeli custodi del presidente del Consiglio,Giuseppe Conte. Di Maio ha voluto esprimere il proprio pensiero sul lavoro. Riassunto in poche parole: “Il datore di lavoro e il dipendente non devono essere nemici, non devono essere due realtà staccate”. Che non devono essere nemici è una banalità che si poteva risparmiare. Ma quando dice che non possono essere due realtà staccate, significa che l’uno vale l’altro, sono sullo stesso piano. Sarebbe interessante chiedere al professor Savona come la pensa.

L’ideale del ministro del Lavoro, dello Sviluppo? L’ad di Fca, ex Fiat

Ma sorvoliamo. È lo stesso Di Maio a dirlo, con i fatti. Il suo ideale è Sergio Marchionne l’amministratore delegato di Fca che il primo  giugno ha illustrato il piano industriale del gruppo ex Fiat, l’Investor Day, è stata chiamata pomposamente la riunione di 200 investitori a Balocco, provincia di Vercelli, che si è tenuta in una vecchia cascina trasformata in centro di collaudo di nuovi modelli. Marchionne che per l’occasione si è messo la cravatta ad uso telecamere per poi togliersela e rimanendo con il maglioncino girocollo che tanto ama ha annunciato che i debiti sono stati pagati, il futuro è roseo. All’ad  che lascerà l’incarico a breve ha risposta la Fiom Cgil con iniziative denominate “Workers day” manifestazioni, assemblee, scioperi tenuti in tutte le fabbriche del gruppo per sottolineare che ciò che Fca ha ottenuto lo si deve ai sacrifici fatti dai lavoratori, cassa integrazione, contratti di solidarietà sottolineando in particolare che la situazione Fca non è quella esaltata da Marchionne, come riferiamo in altro articolo. I media italiani, la televisione in primo luogo, hanno esaltato Fca e Marchionne, omettendo di dare notizia, magari solo qualche secondo sulle iniziative dei lavoratori, sul Workers day. Di Maio non è stato da meno. Raccontano gli scriba di regime che mentre si recava al primo piano del ministero, quello del Lavoro, ha sentito il dovere di elogiare Marchionne. Ne è uscito un disgustoso siparietto che denota a quale basso livello sia giunta la politica, complici i media. “Mi ha fatto piacere che Fca e Marchionne – afferma – abbiano deciso di investire sull’auto elettrica: è un cambio di pensiero che accolgo senza ironia e senza polemica, ma che anzi accolgo con entusiasmo perché possiamo lavorare al milione di macchine elettriche anche insieme alla principale azienda automobilistica”.

L’Ad Fca, “Noi siamo sempre stati filogovernativi”

Di Maio non ha  avvertito neppure il bisogno di rivolgere una  parola di ringraziamento ai lavoratori Fca. Forse non era stato informato del Workers day. Meglio, non poteva, visto che Marchionne presentando il piano industriale Fca alla domanda di un giornalista  aveva detto, con un sorriso beffardo, quasi rimproverando il giornalista: “Noi siamo sempre stati filogovernativi”, come diceva spesso Gianni Agnelli. Scrive il giornalista rispondendo ad uno stimolo di verità che Fca “ha posto le basi se  non per una intesa con il nuovo esecutivo quantomeno per una non ostilità”.

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