Ciclofattorini. Di Maio ignora i sindacati, la contrattazione fra le parti e incontra le aziende. Il “governo del cambiamento”? Sì, ma in peggio. Scacchetti (Cgil): “necessario aprire un tavolo di confronto serio con le parti sociali”

Ciclofattorini. Di Maio ignora i sindacati, la contrattazione fra le parti e incontra le aziende. Il “governo del cambiamento”? Sì, ma in peggio. Scacchetti (Cgil): “necessario aprire un tavolo di confronto serio con le parti sociali”

Sì, è vero che si tratta di un “governo del cambiamento”, come ripetono in continuazione il presidente del Consiglio,  Conte, i suoi due guardaspalle, parliamo dei vicepremier nonché ministri, della truppa di ministri con tanto di vice, dei sottosegretari. Uno slogan che va in onda in tv e radio ad ogni ora del giorno e della notte senza che gli scriba, più precisamente chi usa telecamere e microfoni, chiedano loro che cosa significhi cambiamento. Potrebbero far loro notare che sì di cambiamento si tratta ma in peggio. No, se ne guardano bene. Anzi, ormai ci sono alcuni scriba televisivi che si intrattengono con ministri, capi e capetti dei  pentastellati e dei leghisti, quasi fossero compagni di scuola, comunque vecchi amici. Si danno del tu. Niente di male, ma non è un bel vedere che il giornalista  abbia tanta confidenza con il politico che sta intervistando.

I fili del governo li tira Salvini. I ministri ignorano le “regole” della contrattazione

Cambiamento in peggio in ogni settore, a partire da quello più delicato, i vertici del governo. Come raccontiamo in altro articolo, mentre il presidente del Consiglio incontrava prima il premier francese Macron, poi da Parigi volava verso la  Germania, meta Berlino, per incontrare la cancelliera Merkel. Tema del “tour” di Conte la modifica del regolamento di Dublino, il problema dei migranti. Mentre Conte doveva affrontare incontri delicati, stabilire un rapporto di fiducia anche personale con i leader europei, visto che in materia di migranti la politica la fa il viceministro Salvini, di fatto sempre più legato al quartetto di Visegrad, guidato, per ora da Orban, capo dell’Ungheria, ultrà di destra. Il vicepremier infatti annuncia che  promuoverà un censimento sui rom. Conte ne sapeva niente? Eccolo il governo del cambiamento che mostra le crepe anche su problemi che dovrebbero essere più a portata di mano di ministri, in particolare quando sono come Di Maio, anche alla guida dei dicasteri del Lavoro e dello Sviluppo. Qualcuno in vista dell’incontro convocato dal Di Maio prima con i dirigenti di aziende  che operano nel settore della distribuzione del cibo, attraverso i riders, i ciclofattorini, anche questi lavoratori sono stati ascoltati dal ministro, poteva, magari sussurrando, fargli sapere che esistono dei sindacati, che, con la controparte, firmano contratti che riguardano salari, diritti, condizioni di lavoro. Che normalmente vengono convocati tavoli di confronto. Evidentemente il Di Maio non lo sa e se lo sa fa finta di non saperlo e si muove a prescindere da quella che nei paesi in cui vige la democrazia si chiama intermediazione.

Aziende della distribuzione a domicilio “soddisfatte” dell’operato del Di Maio

Senza il sindacato non c’è intermediazione che tenga. Non è un caso che le aziende riders, quelle che operano attraverso le piattaforme della gig economy, abbiano espresso “soddisfazione” per quanto è emerso nell’incontro che hanno avuto con il ministro. Parlano Gianluca Cocco, dirigente di Foodora, Daniele Contini, country manager di Jusi eat, Alessandro Lazzaroni di Domino’s pizza. Una voce unica che viene da chi fino ad oggi ha sfruttato come meglio ha potuto i ciclofattorini che proprio nei giorni scorsi hanno dato vita a nuove manifestazioni, con scioperi in diverse città fra cui Milano in particolare dove un giovane è rimasto vittima di un grave incidente che gli è costato l’amputazione di una gamba. L’operato del vicepremier e ministro provoca necessarie “puntualizzazioni” da parte dei sindacati, richiamano la contrattazione, la partecipazione degli organismi che rappresentano i lavoratori, a partire dalla apertura del tavolo di confronto.

Superare gli incontri bilaterali, bozze di decreto sui giornali, aprire un confronto serio

Dice Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil: “Se davvero si creeranno le condizioni per aumentare diritti e tutele per i lavoratori della gig economy, riders ma non solo, sarà certamente una buona notizia che troverà il plauso della CGIL che da tempo, con la Carta dei Diritti Universali, rivendica la necessità di riconoscere ed estendere a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla qualificazione giuridica del rapporto di lavoro, diritti e tutele ai lavoratori che oggi ne sono esclusi”. “Sarebbe importante tuttavia – prosegue la dirigente della Cgil – superare la fase degli incontri bilaterali, delle bozze di decreto sui giornali, delle dichiarazioni che richiamano prima all’intervento legislativo e poi a quello contrattuale e aprire un tavolo di confronto serio con le parti sociali affinché salario dignitoso, tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, diritti e tutele siano le parole con cui definire anche il lavoro della cosiddetta ‘economia delle piattaforme’. In alcuni contratti nazionali, come quello della logistica e del trasporto, nella declaratoria delle figure professionali è stata inserita la figura del riders. Pur non essendo infatti in presenza di riferimenti orari classici  per l’effettuazione della prestazione lavorativa la stessa è fortemente assimilabile a quella del lavoro dipendente”. Insiste su questa linea la segretaria nazionale della Filt Cgil,il sindacato dei lavoratori dei trasporti, Giulia Guida. ”Ribadiamo che va bene intervenire sul tema dei riders coinvolgendo anche le aziende”. Ma spiega che ”anche per questa nuova figura professionale i diritti, le tutele, le regole ed il salario possono essere garantiti all’interno del contratto nazionale, basta applicarlo senza bisogno di ricorrere a salari minimi”. ”Lo scorso 3 dicembre – ricorda la dirigente sindacale della Filt Cgil – in occasione del rinnovo del Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione è stata inserita nella normativa per la prima volta la figura del rider ed ora serve applicare le regole ed il contratto, coniugando di concerto con le aziende il lavoro con la qualità e la sicurezza. Inoltre le flessibilità si possono contrattare e condividere. Sin da subito come organizzazioni sindacali confederali firmatarie del contratto nazionale siamo disponibili al confronto”.

Piras (Cisl). Per il contratto c’è un tavolo da riaprire. Ha sede proprio al ministero

La Cisl, con il segretario generale della Federazione trasporti, afferma che il “contratto per i riders c’è già”. “Chiederemo al ministro Di Maio di riaprire il tavolo della logistica. È un tavolo molto delicato, visti i tanti e grossi problemi di cui soffre il settore, tra i quali appunto figura lo sfruttamento dei riders e non solo, e ha ‘sede’ presso il Ministero del Lavoro”. Le “aziende, per così dire, dimenticano il lavoro fatto dai sindacati confederali – prosegue Piras – che, in occasione dell’ultimo rinnovo del ccnl della logistica, siglato il 3 dicembre scorso, hanno previsto appositamente la nuova figura del rider. Le parti poi hanno preso l’impegno di definirne nei dettagli la figura”.

Di Maio le spara grosse. Ignora che in altri paesi sono in atto accordi fra le parti

A conclusione della giornata che ha visto Di Maio incontrare i sindacati dei metalmeccanici, Fiom, Fim, Uilm per affrontare la “questione Ilva” di cui parliamo in altro articolo, ha definito i punti che “devono rimanere fermi”. Parole generiche cui deve sostituirsi un vero contratto di lavoro. Parla il Di Maio a conferma che ha poca dimestichezza con i contratti di lavoro. Parla di “obblighi e responsabilità precise tra le parti; requisiti di forma nel contratto per garantire la certezza del diritto; previsione di un compenso minimo inderogabile”. Prosegue: “Rimborso spese forfettario per manutenzione del supporto tecnologico e meccanico (esempio 50 euro al mese); iscrizione obbligatoria Inps e Inail a carico del datore di lavoro; ferie riposo e diritto alla disconnessione”. Poi la spara grossa. “Giungeremo a una soluzione che farà da apripista in Italia e nel mondo per i diritti dei nuovi lavoratori digitali e per la fine del precariato”. Dovrebbe sapere il Di Maio che accordi, veri contratti, sono già stati fatti in diversi paesi, magari anche proprio con Foodora.  Che in Italia è disponibile solo alla possibilità di un salario minimo.

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