Bologna. Processo per la strage alla stazione. In aula l’ex estremista di destra Paolo Aleandri. Rispunta Licio Gelli

Bologna. Processo per la strage alla stazione. In aula l’ex estremista di destra Paolo Aleandri. Rispunta Licio Gelli

Terminata la testimonianza di Valerio Fioravanti, è toccato all’ex estremista di destra Paolo Aleandri, diventato collaboratore di giustizia nel 1981, deporre in Corte d’Assise a Bologna nel processo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini. Aleandri, che finirà di testimoniare nella prossima udienza, fissata per le 10 dell’11 luglio, è il primo teste chiamato dalle parti civili. Il collaboratore di giustizia fu tra i fondatori del gruppo che pubblicava la rivista ‘Costruiamo l’azione’, di cui hanno fatto parte, oltre allo stesso Cavallini, Fabio De Felice, Paolo Signorelli, Massimiliano Fachini, Sergio Calore e il criminologo Aldo Semerari, ucciso dalla camorra nel 1982. I legali di parte civile Andrea Speranzoni e Roberto Nasci, e il pm, Antonello Gustapane, si sono soffermati, tra le altre cose, sui rapporti tra Aleandri e Cavallini, che come spiega il testimone si conobbero “nel 1977, probabilmente tramite Fachini”, e soprattutto sugli incontri tra lo stesso Aleandri e il capo della P2 Licio Gelli all’hotel ‘Excelsior’ di Roma. I rapporti tra i due erano già stati richiamati da Fioravanti, secondo cui l’altro collaboratore di giustizia lo avrebbe scambiato proprio con Aleandri “quando ha affermato che ero in rapporti con Gelli”. E infatti Aleandri, da parte sua, spiega di “non sapere niente di eventuali legami fra Gelli, Fioravanti, Cavallini, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini”.

Nell’appartamento dell’hotel romano, spiega l’ex estremista di destra, “ci vedemmo in sei o sette occasioni”, in primis per “perorare la causa di Filippo De Jorio, all’epoca latitante a Londra perché indagato per il ‘golpe Borghese’, e per chiedere a Gelli”, che sul punto “si limitò a fornire generiche rassicurazioni”, di “attivarsi, penso con la magistratura e con i servizi, per migliorare la sua posizione processuale”. Ma a Gelli, Aleandri portò anche alcune proposte di Signorelli e Semerari, come quella di “creare una centrale di coordinamento per delle iniziative editoriali, dato che Gelli aveva molto potere nel settore dell’editoria”. Proposta che il capo della P2 lasciò cadere, facendo capire “che non aspettava certo noi per creare una cosa del genere”. Non fu nemmeno sottoposta al ‘Venerabile’, invece, l’idea di De Felice e Semerari di “mettere a sua disposizione un ‘gruppo di fuoco’”. Questa proposta “nemmeno gliela feci”, conclude Aleandri, aggiungendo che “quando la sentimmo io e Calore, che non accettavamo di essere considerati dei mercenari, decidemmo di avere un chiarimento politico con De Felice e Semerari, che poi portò alla rottura tra noi”. Aleandri finirà di testimoniare l’11 luglio, quando dovrà rispondere alle domande dei legali di Cavallini e del presidente della Corte d’Assise, Michele Leoni, che ha già annunciato di volergli chiedere alcune cose. Dopo di lui toccherà al secondo testimone di parte civile, l’ex estremista di destra Gianluigi Napoli, che dovrà deporre sui rapporti tra Cavallini e il gruppo veneto di Ordine nuovo, sui covi veneti dei Nar, sul possesso, da parte di Cavallini, di un’attrezzatura per falsificare documenti e su quanto appreso sul conto dell’ex Nar dopo la strage del 2 agosto.

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