2 giugno 2018. “Muore ignominiosamente la repubblica” (Mario Luzi)

2 giugno 2018. “Muore ignominiosamente la repubblica” (Mario Luzi)

Mario Luzi (nella foto) scrisse questi versi nel 1978, al punto più alto della sfida allo Stato da parte delle Brigate Rosse, durante gli anni di piombo. Ma l’intensità e la densità di quei versi sono talmente visionari, perfetti, lungimiranti che sembrano scritti oggi, sabato 2 giugno 2018, quarant’anni dopo. Sembra una terribile provocazione, ma lo stato d’animo di milioni di italiani è analogo a quello del poeta Mario Luzi. Quarant’anno dopo, la Repubblica “muore ignominiosamente”, e non per mano di un killer, ma per le parole dei ministri. “Muore ignominiosamente la repubblica. Ignominiosamente la spiano i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti. Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto. Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani, si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli. Tutto accade ignominiosamente, tutto meno la morte medesima – cerco di farmi intendere dinanzi a non so che tribunale di che sognata equità. E l’udienza è tolta”. Proviamo ad astrarre questa dolorosa riflessione in versi dal contesto del 1978, e facciamo la fatica di riportarla all’oggi, a questo 2 giugno, il primo con un governo orrendo, con ministri rincorsi dai giornalisti per le strade di Roma, o che si autoraccontano, narcisi, riprendendosi con gli smartphone, o che sorridono nell’ebetudine coatta del potere improvviso e inedito, ma testardamente cercato e afferrato. Così, oggi è morta la Repubblica, e quell’avverbio, “ignominiosamente”, che ci riporta al dolore civico di Mario Luzi, dovrebbe rimbalzare ovunque nell’opinione pubblica e tra la gente. Ma purtroppo così non è, così non è stato.

La parata militare, esibizione muscolare di 5000 unità. Ma perché i nuovi potenti non hanno detto nulla sulle spese militari?

La parata militare, ovvero l’esibizione di 5mila unità del nostro apparato bellico, con il corredo di sindaci, ha segnato la triste “festa” di questa Repubblica nel suo giorno più amaro. Così, invece di lanciare l’appello che questa Repubblica rispetta l’articolo 11 della Costituzione, che eviterà di armarsi sempre e di nuovo, che no, non cederà armi ai paesi in guerra, che no, non permetterà mai più di mettere i lavoratori dell’industria bellica nella tragica e disperata contraddizione tra salario e morte, esibisce i muscoli, tra i sorrisi dei potenti, nuovi e vecchi. Cosa ci sia stato da ridere sapendo che la spesa militare italiana è l’unica spesa pubblica che cresce di anno in anno, fino a toccare i 23 miliardi di euro l’anno, pari a 64 milioni al giorno, l’1,4% del Pil nazionale, con una escalation costante, pari a più 21% negli utlimi tre anni. Ecco perché oggi, 2 giugno, la Repubblica muore “ignominiosamente”, con il concorso, sorridente e soddisfatto, dei nuovi potenti, per i quali la Costituzione è un arzigogolo, un limite, una carta che può essere calpestata, sempre e in ogni modo. Basta leggere il “contratto” sul quale si basa l’accordo di governo di Lega e M5S per rendersene conto. E tocca nuovamente al Presidente della Repubblica Mattarella, che dopo aver partecipato alla parata del 2 giugno apre i giardini del Quirinale alla città venendo ricambiato da parole di riconoscimento e applausi di apprezzamento, ricorda come i “valori di libertà, giustizia, uguaglianza siano il fondamento della nostra società ed i pilastri su cui poggia la costruzione dell’Europa”.

“Muore ignominiosamente la Repubblica” nelle parole razziste di Salvini

Ma la Repubblica muore ignominiosamente quando un ministro potente come quello dell’Interno, Matteo Salvini, pronuncia queste parole sanguinose e orrende:  “Per i clandestini è finita la pacchia – dice – devono fare le valigie, con calma, ma se ne devono andare”. E ancora: “sulle Ong stiamo lavorando e ho le mie idee: quello che è certo è che gli Stati devono tornare a fare gli Stati e nessun vice scafista deve attraccare nei porti italiani”. Paragonare le Ong che si battono ogni giorno, nelle acque del Mediterraneo, per salvare vite umane, a “vice scafisti” è, come dice il poeta Luzi, un modo col quale “arrotano il becco i corvi nella stanza accanto”. Le parole di Salvini giungono mentre altre vite vengono salvate grazie alle navi delle Ong. Su una nave Ong pochi giorni fa è nata Miracle, figlia di una donna salvata da morte certa. Cosa penserà Miracle quando, da grande, leggerà le parole devastanti di Salvini? Questo Salvini è lo stesso che inneggia alle radici cristiane dell’Europa? Questo Salvini è lo stesso che in campagna elettorale mostrava il Vangelo e un rosario? No, questo Salvini è uno dei responsabili della “ignominiosa” morte della Repubblica e della sua Costituzione.

“Muore ignominiosamente la Repubblica” nelle parole omofobe del ministro Fontana

E la Repubblica muore ignominiosamente quando un altro ministro, Lorenzo Fontana, con delega alla famiglia e alla disabilità, conficca un coltello nell’umanità delle persone omosessuali e delle donne, nella loro liberrà di scelta. Lui, cattolico oltranzista, forse non ha mai letto, o inteso, o ascoltato, le parole “misericordes sicut pater” di papa Francesco, che hanno caratterizzato l’anno santo straordinario, con quel misericordioso avvicinamento alle persone omosessuali, che finalmente non vengono più considerate come portatrici di patologie. In interviste a diversi quotidiani Lorenzo Fontana indica le sue priorità: arrivare a più nascite, con incentivi di vario tipo a chi fa figli, e meno aborti, potenziando i consultori e dissuadendo le donne dal fare questa scelta. Ma a far discutere è soprattutto una frase: le famiglie arcobaleno “non esistono”. Parole che fanno insorgere le associazioni Lgbt e l’opposizione. Nelle interviste comparse su quattro giornali Fontana e’ prodigo di dettagli sulle sue intenzioni. Spiega che il primo punto da affrontare e’ la natalita’ perche “e’ a rischio la tenuta sociale”, visto che “si sta invertendo la piramide fra anziani e giovani. Anche economicamente -sostiene- la situazione e’ insostenibile. Si dice che l’Europa che invecchia abbia bisogno di immigrati. Io credo invece che abbia bisogno di rimettersi a fare figli”. Quanto agli incentivi, “si potrebbe pensare a un aumento degli assegni familiari o alla riduzione dell’Iva sui prodotti per i neonati. Oppure, visto che vogliamo la flat tax, applichiamola subito ai nuclei con almeno tre figli”. Fontana pensa a maggiori risorse pure per potenziare i consultori e disincentivare le interruzioni volontarie di gravidanza, anche se nota da “cattolico” che “purtroppo” nel programma di governo non c’è la riduzione del diritto all’aborto. E sulla sua idea di famiglia non lascia spazio ai dubbi: “credo che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”. Quelle arcobaleno “per la legge non esistono in questo momento”. E non è vero, perché la legge sulle unioni di fatto, dove finalmente non vi è più differenza tra famiglie, e soprattutto tra figli, è stata scritta dal Parlamento. Ma con Fontana, la Repubblica è morta “ignominiosamente”.

Ci fermiamo qui, nella consapevolezza che in questo giorno in nuovi potenti avrebbero dovuto davvero celebrare le ragioni per le quali nel 1946 gli italiani allora scelsero la Repubblica alla monarchia. Non l’hanno fatto, hanno preferito le celebrazioni narcisistiche, come quelle andate volgarmente in scena sul palco romano a Bocca della Verità da parte dei 5Stelle, ormai drogati dal potere. La droga del potere, il narcisismo ostentato: ecco altri motivi per i quali i versi di Mario Luzi si adattano anche a loro, ai grillini: è così che “muore ignominiosamente la Repubblica”. Per fortuna qualcosa di positivo è successo, a Bologna.

 Anpi a Bologna, applicare Costituzione; no al razzismo

“Nessuno pensi che si possa tornare a forme di razzismo più o meno velato. Questo perché il razzismo è la base di coltura di ogni fascismo”: questo il messaggio lanciato dalla presidente nazionale dell’Anpi, Carla Nespolo, oggi a Bologna per la manifestazione “Mai più fascismi”, organizzata insieme a una ventina di realtà (tra associazioni, sindacati e forze politiche) in occasione della festa della Repubblica che cade nel 70esimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione. In occasione della manifestazione sono stati diffusi i risultati della campagna che ha portato a raccogliere oltre 300mila firme frutto della petizione “Mai più fascismi”. “Questa Costituzione – ha sottolineato Nespolo – va applicata di più e meglio per l’Italia e per il mondo. Ci deve essere un’iniziativa molto forte – ha concluso – a difesa della pace che oggi è minacciata in tante parti del mondo, per il lavoro e per i giovani”. Presenti all’iniziativa, tra gli altri, anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo e il sindaco di Bologna Virginio Merola che ha ricordato la medaglia d’oro e al valore civile assegnata alla città delle Due Torri. Il 2 agosto 1980 a Bologna “c’è stata una strage fascista – ha detto il sindaco – lo ricordo a chi dice che i fascisti sono passati di moda”.

Share