Visco (Bankitalia). Senza nominarli bacchetta grillini e leghisti. Difesa della Costituzione. “Il destino dell’Italia è nell’Europa”. Camusso: il governatore sbaglia quando dice che la Fornero non si tocca

Visco (Bankitalia). Senza nominarli bacchetta grillini e leghisti. Difesa della Costituzione. “Il destino dell’Italia è nell’Europa”. Camusso: il governatore sbaglia quando dice che la Fornero non si tocca

Mentre Vincenzo Visco, governatore della Banca d’Italia, a Palazzo Koch, sta tenendo l’incontro ormai tradizionale con gli esponenti del mondo bancario, le “Considerazioni finali”, lo spread, la differenza fra il valore dei nostri Btp e i Bund tedeschi sta salendo vertiginosamente oltre i 320 punti. Poi prenderà a scendere sotto quota 260 per risalire a 303. Interrompe per un momento le lettura della relazione, parla a braccio, qualche cenno di irritazione. “Non ci sono giustificazioni reali per ciò che sta avvenendo sui mercati”. “Giustificazioni emotive”, puntualizza. Anche le altre Borse europee chiudono male. E sottolinea che “La fiducia nella forza nel nostro Paese è grande” ma bisogna “tener conto della necessità di colmare i nostri ritardi”. Visco non fa mai riferimento in modo esplicito alla situazione politica, all’attesa per la presentazione dei ministri del governo di Carlo Cottarelli che avverrà a poche ore di distanza, agli attacchi grillini e leghisti con l’aggiunta dei “fratelli d’Italia”, nei confronti del Presidente della Repubblica. Ma, senza troppi giri di parole, quando Visco afferma che “il destino dell’Italia è nell’Europa”, dice tutti, dà una risposta secca e ferma. “Non sarebbe saggio – sottolinea – ignorare le compatibilità finanziarie” perché “è a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo”. Ancora: proprio questa “straordinarietà” ci fa dire che è necessario rispettare i parametri europei “non per rigidità a livello Ue o minacce speculative, ma perché le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l’allocazione delle risorse a livello nazionale e globale”. E nella relazione parla del destino europeo dell’Italia, i vincoli Ue, la situazione delle banche. Si tratta di “temi fondamentali” per il futuro del nostro Paese, per la stabilità. Il riferimento al “contratto” stipulato fra grillini e leghisti, il libro dei sogni, un atto esemplare di populismo, è estremamente chiaro così come appare evidente il riferimento agli articoli comparsi su  giornali di diversi paesi europei. “Al di là di meschine e squilibrate valutazioni – dice Visco – la fiducia nell’Italia è grande sul piano economico e su quello civile”. Così come quando afferma che lo sviluppo dell’Europa “determina il nostro e, allo stesso tempo, ne dipende”.

La voce dell’Italia sia autorevole là dove si deciderà il futuro della Ue

Avranno fischiato le orecchie a grillini e leghisti, tutti intenti  preparare iniziative dal carattere eversivo, quando Visco ha sottolineato l’importanza che “la voce dell’Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell’Unione europea, come ad esempio il Consiglio europeo in programma a fine giugno dove sono in discussione temi come la governance dell’Unione, il suo bilancio pluriennale, la revisione della regolamentazione finanziaria”. Visco affronta il problema del debito pubblico, pone la necessità di “consolidare i conti pubblici”. In una fase in cui sta per finire la politica monetaria espansiva della Bce di Mario Draghi che ha consentito di tenere bassi i tassi “non è utile aumentare il disavanzo”, leggi M5s e Lega. I vincoli – dice Visco – “non sono le regole europee, è la logica economica. A essa è strettamente connesso l’obbligo, che tutti abbiamo, di non compromettere il futuro delle prossime generazioni: accrescere il debito vuol dire accollare loro quello che oggi non si vuol pagare”.

Per ridurre il debito non vi sono scorciatoie. Il valore del risparmio

Ancora: per ridurre il debito “non vi sono scorciatoie. Se venisse a repentaglio il valore dei risparmi dei cittadini, i risparmiatori reagirebbero fuggendo, cercando altrove riparo. E gli investitori stranieri sarebbero più rapidi. Stabilità del Paese a rischio”. E richiama le norme costituzionali ignorate da grillini e leghisti. Quelle norme cui si è riferito il Presidente della Repubblica, la difesa del risparmio e il no alla nomina a ministro del professor Savona, con Di Maio e Meloni che  annunciavano la messa in stato di accusa di Mattarella. Visco nella sua relazione ha evitato di fare riferimenti diretti al dibattito nazionale sui problemi economici, sulla situazione del nostro Paese, con un’unica eccezione, che a nostro parere, stona con il taglio e l’alto profilo delle “considerazioni finali”. Si tratta del richiamo alle pensioni, alla legge Fornero il cui superamento era previsto inizialmente nel “contratto” grillini-leghisti, poi edulcorato. Visco dice che le riforme fatte in passato, leggi Fornero, “rendono gestibile la dinamica della spesa pensionistica e sarebbe rischioso fare passi indietro”. Poi aggiunge che “sono possibili interventi mirati volti a ridurre qualche rigidità ma compensati in modo da assicurare l’equilibrio attuariale del sistema”. Risposta immediata arriva da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: “Credo che il governatore sbagli ad insistere. La migliore qualità del lavoro passa anche da un sistema previdenziale giusto. Non credo che sia possibile che le questioni del debito vengano alla fine attribuite e pagate a una sola parte di questo Paese, che si chiama lavoratori”.

Se Visco avesse presente le proposte di Cgil, Cisl, Uil che non destabilizzano il “sistema”, non fanno ricadere, ancora una volta sui pensionati, i lavoratori, problemi che sono di tutto il paese non avrebbe affermato che la riforma Fornero non si tocca. Altra cosa, come Visco ha fatto, è parlare di “nuovi debiti senza sviluppo” di cui non si può dare colpe alle pensioni o agli interventi sulla sanità che non funziona. Il governatore afferma che “se il settore pubblico si limitasse a fare nuovi debiti senza operare per orientare in favore dello sviluppo la composizione del suo bilancio e le norme e i modi di funzionamento dell’economia, le conseguenze sarebbero gravi”. Il governatore di Bankitalia avanza una ipotesi: “Gran parte del risparmio finanziario – dice – accumulato dagli italiani trova corrispondenza, diretta o indiretta, nei 2.300 miliardi del nostro debito pubblico. Se venisse messo a repentaglio il valore della loro ricchezza reagirebbero fuggendo, cercando altrove riparo. Gli investitori stranieri sarebbero più rapidi di quelli italiani”.

La  crisi finanziaria, macchia indelebile, farebbe fare passi indietro al Paese

Ancora: “La crisi finanziaria che ne conseguirebbe farebbe fare al nostro Paese molti passi indietro. Macchierebbe in modo indelebile la reputazione dell’Italia nel mondo”. Lega e Cinque stella avevano individuato la  cancellazione di una parte del debito. Non sapevano neppure di cosa parlavano. Per ridurre il debito, afferma Visco, senza nominare Lega e Movimento Cinque Stelle, ma l’indirizzo era chiaro, “non ci sono scorciatoie, non si può compromettere il futuro delle prossime generazioni: accrescere il debito vuole dire accollare loro quello che oggi non si vuole pagare”.

Visco parla delle banche, dei presiti deteriorati, la cui riduzione “deve proseguire con decisione”, fa appello alla “correttezza sostanziale dei comportamenti nei confronti della clientela e del rispetto della legalità. In più casi un’insufficiente attenzione ai profili di trasparenza e una difformità tra i prodotti collocati e le esigenze finanziarie dei sottoscrittori, gravi di per sé, hanno amplificato gli effetti della crisi. Preservare la fiducia dei clienti è un dovere degli intermediari”. Chiaro che “risparmio tradito” chiamava in causa note banche salite agli onori, si fa per dire, della cronaca.

Sulla situazione generale dell’Italia tanti ma, un colpo al cerchio, uno alla botte

Il governatore non poteva non fare riferimento alla situazione generale del Paese.  Un quadro, un colpo al cerchio e uno alla botte. Tanti ma. L’economia “è migliorata” ma “cresciamo meno degli altri”. I poveri sono troppi, quasi sette milioni. Siamo in “recupero”, meglio di quanto si poteva prevedere, crescono  i consumi. Ma proprio mentre sta parlando, l’Istat emette un comunicato in cui si afferma che la fiducia dei consumatori e delle imprese è in calo. Federconsumatori esprime forti preoccupazioni. Parla di crescita della occupazione, accenna agli squilibri che colpiscono  in particolare i giovani, ma dimentica di ricordare che la precarietà sembra diventata la regola, tanti sono i contratti a termine. Poi ammette che “la crescita dell’economia italiana è tuttora inferiore a quella media degli altri Paesi dell’area: lo scorso anno il divario è stato di un punto percentuale”. È vero che la  produttività rimane bassa, e Visco lo ha ricordato, ma forse ci sono anche delle cause di una produttività che non cresce e non dipendono dai lavoratori, così come  le inefficienze della pubblica amministrazione e anche  il sistema fiscale. Conclude Visco con parole che richiamano la stretta attualità. Parla di riforme strutturali, “non può essere la facilità di ottenere risultati nel breve periodo a dettare l’agenda”. Ancora “è a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà  del momento che stiamo vivendo”. Rivolto a chi governerà il Paese chiede “lungimiranza”, fa presente che “non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie”. Infine la stoccata indirizzata a ben noti soggetti, quelli che chiedono la messa in stato di accusa di Mattarella. Tutto si può migliorare, dice e infilza l’ennesimo ma. Ma “non possiamo prescindere dai vincoli costituzionali – afferma – la  tutela del risparmio, l’equilibrio dei conti, il rispetto dei trattati”.

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