Vincenzo Vita. Il conflitto d’interessi in salsa grillo-leghista: Berlusconi et alii possono dormire sonni tranquilli

Vincenzo Vita. Il conflitto d’interessi in salsa grillo-leghista: Berlusconi et alii possono dormire sonni tranquilli

Il capitolo  del “Contratto” Lega-5Stelle parla dell’annosissimo tema del conflitto di interessi. Ma chi si aspettava un testo duro e puro rimarrà assai deluso. Infatti, le formulazioni sono piuttosto generiche e non così diverse da quelle che usava l’allora ministro Frattini prima di dar vita alla legge con il suo nome e  che non a caso non fece paura a nessuno. Quindi, va chiarito che con simili premesse Berlusconi può dormire sonni tranquilli. Al solito. Del resto, il conflitto di interessi è materia maledetta, su cui ha perso la faccia – com’è noto – il centrosinistra. E i nuovi governanti in pectore si apprestano a fare il bis. Se non si rimette mano con rigore alla legge del 1957 sui casi di ineleggibilità (dove dovrebbero rientrare i proprietari televisivi), il caso dell’ex Cavaliere continuerà ad essere un caso: tutto italiano, inimmaginabile ad esempio negli Stati Uniti. Inoltre, nello scarno capitolo non c’è cenno al “blind trust”, ovvero al fondo cieco dove andrebbero depositate le azioni di chi ha ruoli pubblici.

È bene ricordare che, al netto delle brutte mediazioni e dei compromessi, l’allora centrosinistra al governo non riuscì a confezionare una normativa decente proprio su questo punto. Dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera dei deputati nel 1998 di un articolato che si rivelò debole e insufficiente, al Senato il dispositivo venne rafforzato proprio sul “blind trust”. E per questo venne bloccato. Ostruzionismo e insipienza formarono una miscela terribile. Vent’anni dopo siamo ancora fermi. Il “terribile diritto di proprietà “, per rievocare Stefano Rodotà, va preso di petto. Se no ci si ferma a pure evocazioni di principio. Veniamo, invece, ai due punti importanti toccati. L’uno riguarda il perimetro dei soggetti da vigilare: non solo il governo, bensì anche i parlamentari, i sindaci delle grandi città e i dirigenti delle società partecipate dallo Stato. L’altro tocca i conflitti che vanno oltre il tornaconto economico e configurano l’interesse privato negli atti di ufficio che tornerebbe così pienamente in scena come reato.

Si pone pure, con fondatezza, il problema dell’incongruenza tra questioni tanto delicate e la fonte decisionale (le Giunte per il regolamento) soggetta ai voleri delle maggioranze parlamentari. La “terzietà” è indispensabile. Andrebbe configurato un luogo dedicato autonomo e indipendente. Ora ha qualche potere l’Autorità antitrust, quello attribuito in modo residuale dalla legge in vigore. A proposito di leggi, sarebbe doveroso raggruppare in un Testo unico le numerose disposizioni in materia disperse qua e là, con stratificazioni successive che hanno spesso aumentato la confusione. Insomma, il capitoletto è proprio piccolo, in tutti i sensi.

Dal quotidiano Il Manifesto di venerdì 18 maggio 2018

Share