Spagna. Dopo la condanna per corruzione di tesoriere e ministri del Ppe, Rajoy rischia. Psoe tentato dalla mozione di sfiducia costruttiva

Spagna. Dopo la condanna per corruzione di tesoriere e ministri del Ppe, Rajoy rischia. Psoe tentato dalla mozione di sfiducia costruttiva

Per Mariano Rajoy, artista dell’immobilismo, è arrivato il momento della verità: il premier spagnolo, che solo 48 ore fa aveva incassato il successo dell’approvazione della finanziaria che avrebbe dovuto traghettarlo a fine legislatura, ha visto franare i sogni altri di due anni di tranquilla inattività politica e rischia seriamente di essere l’unico presidente del governo spagnolo ad essere bocciato da una mozione di sfiducia. La durissima sentenza arrivata ieri sul caso “Gurtel”, lo scandalo di corruzione che vedeva coinvolti alti dirigenti del Partido Popular (pesantissime le condanne per complessivi 351 anni, inflitte a 29 dei 37 imputati per il “Caso Gurtel”) ha infatti avuto un effetto sismico sulla scena politica di Madrid: nel giro di 24 ore ha spinto i socialisti a presentare la mozione di sfiducia, Podemos a appoggiarla e Ciudadanos a chiedere elezioni anticipate; l’opposizione sente l’odore del sangue, anche se una volta eliminato il governo di minoranza di Rajoy, il loro margine di manovra resta tutt’altro che chiaro. La sentenza fra le altre cose considera un fatto certo e acclarato che fra il 1999 e il 2005 alcuni dirigenti implicati nello scandalo e il partito in quanto tale costituirono “un efficace sistema di corruzione istituzionale”: in altre parole, il Pp nel suo complesso – pur non potendo essere accusato penalmente – è colpevole, e il suo leader nonché premier, è la chiara implicazione politica se non legale, non poteva certo non sapere come ha invece sempre affermato.

Rajoy fedele al suo personaggio non ha battuto ciglio, ha eslcuso il ricorso alle elezioni anticipate ed ha accusato i socialisti di voler destabilizzare il paese e di voler “farsi guidare da coloro che vogliono rompere la Spagna”, accusa che in termini di aritmetica parlamentare è del tutto esatta. Il meccanismo di sfiducia costruttiva obbliga infatti chi la presenta a proporre un programma e un candidato alternativo, ovvero implica un’opposizione unita e concorde su una linea politica oltre che sull’abbattimento dell’avversario: motivo per cui i tre precedenti tentativi (l’ultimo, nel 2017 a carico di Podemos e sempre contro Rajoy) sono fino ad ora falliti. Sanchez a questo punto corre invece il rischio di vincerlo: con i voti di Podemos, non è lontano dalla maggioranza necessaria, ma serve appunto il contributo dei partiti nazionalisti baschi e soprattutto catalani. Questo per il Psoe costituisce l’ostacolo maggiore; non è tuttavia l’unico partito in condizioni di oggettiva difficoltà, anche se è quello che si è esposto in prima persona.

Dopo mesi in cui il partito si era piegato supinamente alla politica anticatalana della destra, di fatto scomparendo dai radar, la sentenza “Gurtel” ha costretto Sanchez a dare segnali di vita e a schierarsi contro Rajoy, giustificando quanto meno a parole la sua appartenenza alla sinistra e cercando di approfittare della difficoltà della dirigenza di Podemos. Ma solo due settimane fa lo stesso Sanchez ha dato del “razzista” e del “suprematista” al neopresidente catalano Quim Torra, i cui voti sono ora necessari se vuole arrivare alla Moncloa: ma pensare che da Barcellona non venga chiesto nulla in cambio, fosse pure un atto simbolico come la liberazione degli indipendentisti in carcere o l’immediata revoca del 155, appare irrealistico. Che Sanchez possa permettersi di accettare uno scambio appare dubbio: la sua già scarsa credibilità politica certo non ne guadagnerebbe, la destra lo attaccherebbe subito e il rischio di un’ulteriore emorragia di voti verso Ciudadanos non sarebbe da escludere – né quella di una nuova sfida interna alla sua leadership. In sostanza, presentare la mozione appare nelle circostanze attuali un atto dovuto, vincerla dopo tutto potrebbe non convenire.

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