Sciopero rider a Milano. Cgil: “più tutele e sicurezza”

Sciopero rider a Milano. Cgil: “più tutele e sicurezza”

Maggiori tutele e più sicurezza. La Filt Cgil Milano ha proclamato il primo sciopero dei rider milanesi, i ‘ciclo-fattorini’ che consegnano cibo a domicilio in bicicletta o in moto, e i lavoratori si sono ritrovati a un presidio in piazza XXIV Maggio. La protesta arriva a pochi giorni dal grave incidente che ha coinvolto un lavoratore di “Just Eat” a Milano, che ha perso una gamba finendo sotto un tram dopo aver perso il controllo del suo scooter. Lo scorso marzo nel contratto nazionale della logistica è stata inserita la figura del rider, eppure il settore continua ad essere una giungla con contratti a cottimo, differenti a seconda dei casi. I versamenti previdenziali, la tutela per malattie o infortuni, poi, sono un miraggio. Durante il presidio ha preso la parola il segretario della Filt milanese, Luca Stanzione: “Chiediamo che si apra immediatamente un tavolo di trattativa con le aziende e che il legislatore intervenga predisponendo una legge che stabilisca le regole per chi lavora dentro e per le piattaforme web. Non ci possono essere ambasciate al cui interno i diritti non esistono. Il primo risultato dello sciopero è che adesso i lavoratori rider esistono”. Ma “non ci fermiamo e rilanciamo con la mobilitazione del 15 giugno sotto la Prefettura di Milano. Nel frattempo distribuiremo cartoline per chiedere a tutta la città di dare solidarietà a questi lavoratori. Le adesioni dei cittadini verranno raccolte e consegnate al prefetto il 15 giugno. La mobilitazione lanciata dalla Cgil continua”.

Stanzione sottolinea che “la Corte suprema della California ha sentenziato che sono lavoratori dipendenti, non posso pensare che lì sì e qui no”. Il segretario, poi, spiega: “So che oggi per lo sciopero ci sono rallentamenti nelle consegne, anche se le aziende non consentono di quantificarlo. Non mi aspettavo la folla al presidio perché non ho convocato qui i rider”. Tra i rider c’è Omar che “da due mesi fa consegne in bici”. Viene pagato “tre euro a consegna”, indipendentemente dai chilometri che deve percorrere. “Siamo qui – dice – perché dobbiamo cambiare tutto, ma non è facile”. Anche Kevin parla di “un lavoro duro, difficile e pericoloso”. Lui lavora “tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle ore 11 alle 22, per 500 euro al mese”. Eppure qualcosa pare iniziare a muoversi, anche a livello politico. Nei giorni scorsi, infatti, il Consiglio comunale di Milano ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, presentato da Milano progressista, che chiede al Comune e alla Regione di “agire agire di concerto e con pieno spirito collaborativo al fine di ottenere migliori condizioni di lavoro per i rider e, in generale, per tutti i lavoratori impiegati nei settori di forte innovazione la cui normazione non è pienamente contemplata e tutelata dal quadro normativo”.

“Mentre, dopo la sentenza di Torino, ci si interroga se quello dei rider è lavoro dipendente, si rischia la vita sul lavoro”. A dirlo è la segretaria nazionale della Filt Cgil Giulia Guida, a seguito dell’incidente di Milano, sottolineando che “sono sempre più necessarie regole per garantire i diritti di sicurezza e salute sul lavoro, oltre a trattamenti retributivi equi”. Per la dirigente nazionale della Filt “occorre da subito un coinvolgimento delle istituzioni locali per garantire maggiori tutele nello svolgimento del lavoro che cambia da città a città”.

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