Salvini annuncia che l’intesa con Di Maio su premier e ministri è stata raggiunta. Lunedì pomeriggio al Quirinale i nomi. Prosegue la polemica sui conti del contratto: critiche da Le Maire, Cottarelli e Perotti

Salvini annuncia che l’intesa con Di Maio su premier e ministri è stata raggiunta. Lunedì pomeriggio al Quirinale i nomi. Prosegue la polemica sui conti del contratto: critiche da Le Maire, Cottarelli e Perotti

Dopo quasi due ore di faccia a faccia, al riparo dei cronisti e delle telecamere, il leader della Lega, Matteo Salvini, insieme al capo politico di M5s, Luigi Di Maio, riescono a chiudere sul governo. C’è il nome del premier e c’è la squadra dei ministri che saranno comunicati, già nel pomeriggio di lunedì, al capo dello Stato. Matteo Salvini arriva a Fiumicino per sostenere il candidato sindaco della Lega e di Fratelli d’Italia, William De Vecchis. In piazza Grassi, fra selfie e strette di mano, sale su una sedia, impugna un megafono e dà l’annuncio dell’intesa: “Abbiamo chiuso sul premier e sui ministri. Il nome lo daremo a Mattarella. Non saremo né io né Di Maio. Nessuno ponga veti”. Il governo M5s-Lega, rivendica Salvini, nasce “non sulle poltrone, ma sulle cose da fare”. La calca applaude quando il leader del Carroccio ripete di essere orgoglioso del lavoro di queste settimane che ha portato a raggiungere l’obiettivo di creare un governo di cambiamento. Salvini avverte che non ci dovranno essere veti sul nuovo esecutivo, e invita la Francia, da cui oggi è arrivato un monito sui rischi per l’eurozona, a non interferire con il libero voto degli italiani. Rassicura che nessuno – Lega ed M5s – pensa di uscire dalla Nato e che sulla Tav nessuno ha mai scritto di voler bloccare i cantieri. Salvini non svela chi è stato prescelto per il ruolo di premier, perché dovere istituzionale è parlare prima con il presidente della Repubblica. Sarà un politico? “Siamo tuti politici, chiunque si occupa di cosa pubblica lo è”, risponde. Con Berlusconi parlerà, vuole fare un governo di legislatura e a chi gli domanda se entrerà nel nuovo esecutivo replica: con Di Maio “siamo a disposizione”. Sulla composizione della squadra, Salvini spiega: “E’ possibile che nel governo ci siano persone che mai nella loro vita hanno votato Lega o M5s”. Sul pressing di questi giorni verso Fratelli d’Italia, e sui 18 senatori che assicurerebbero vita più semplice all’esecutivo, ammette: “mi piacerebbe” il loro ingresso in un governo di cambiamento, ma ” non facciamo violenza a nessuno”. Infine, nella cittadina dell’areoporto ‘Leonardo Da Vinci’, ai suoi Salvini dice chiaro:”Alitalia non si puo’ svendere a pezzettini”.

La freccia avvelenata del governo francese contro il governo grillo-leghista la scaglia il ministro delle Finanze Le Maire

“Se il nuovo governo si assumesse il rischio di non rispettare i propri impegni sul debito, sul deficit, ma anche sul riordino delle banche, è tutta la stabilità finanziaria della zona euro che verrebbe minacciata”, tuona il ministro dell’Economia, Bruno le Maire, “vedremo quali decisioni saranno prese dall’Italia, io ribadisco quanto sia importante mantenere questi impegni a lungo termine per garantire la nostra stabilità comune”. Di più, da Oltralpe il richiamo è che “gli impegni presi dall’Italia valgono qualunque sia il governo, io rispetto la decisione sovrana del popolo italiano, ma ci sono impegni che superano ognuno di noi”. La frecciata arriva con un tempismo non casuale. Luigi Di Maio e Matteo Salvini assicurano che le coperture per realizzare i punti previsti nel contratto tra M5S e Lega – in primis reddito di cittadinanza e flat tax, le più onerose – ci sono, e deriverebbero dal taglio agli sprechi e dalle stesse misure, capaci, nelle intenzioni, di rimettere in moto la spesa di cittadini e imprese.

Tuttavia, molti dubbi da economisti italiani. Cottarelli: “ennesimo condono, perché la pace fiscale è un condono”

“Io certamente non faccio terrorismo politico, economico. Assolutamente”, afferma Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica, replicando alle accuse lanciate dal Blog del Movimento 5 Stelle. “Io sono stato tra i pochi che pensano che questo aumento dello spread non sia particolarmente preoccupante – spiega intervistato da Lucia Annunziata a InMezzora su Rai3 – non credo che questo governo farà aumentare lo spread nell’immediato, i problemi poi appunto sono le azioni che potranno portare in futuro a qualche rischio” sostiene.  “Qui c’è l’ennesimo condono, perché la pace fiscale è un condono”, prosegue Cottarelli, commentando il contratto di governo Lega-M5S, spiegando che, al contrario di quanto sostenuto oggi nel ‘Blog delle Stelle’, nelle pagine messe a punto dalle due forze politiche “non c’è” invece la revisione delle tax expenditures. Parlando dell’impostazione generale del contratto, Cottarelli ha precisato di non trovarsi d’accordo sull’uso dei conti pubblici “per sostenere l’economia. Non ce lo possiamo permettere, abbiamo un debito troppo alto e credo sarebbe illusorio cercare di fare quello che nessun altro Paese è riuscito a fare, cioè ridurre il debito spendendo di più. Ho chiesto più volte a chi sostiene questa tesi di farmi il nome di un Paese che è a riuscito ridurre il rapporto debito-Pil facendo più debiti, sono ancora in attesa di questa risposta”.

L’economista Perotti: “attenti, politiche economiche che hanno fallito in America Latina”

“Il loro approccio”, afferma l’economista Roberto Perotti, dopo aver calcolato sul quotidiano La Repubblica in 170 miliardi le necessità finanziarie del contratto grillo-leghista “è diminuire il debito non riducendo il debito, il numeratore, ma aumentando il denominatore, il Pil. Il problema è che c’è pochissima evidenza che questo approccio funzioni velocemente. Questo è quello che hanno sempre propagandato tutti i governi dell’America Latina. In teoria per un anno o due funziona, il Pil aumenta ma poi il debito pubblico esplode e ci si trova nella situazione del Venezuela”. Lo ha sostenuto commentando il contratto di governo M5S-Lega anch’egli “In Mezz’ora in più” di Lucia Annunziata su Rai 3. Insomma, se da una parte i due protagonisti del probabile governo giallo-verde sprizzano ottimismo da ogni poro per l’intesa trovata anche su premier e ministri, e per quello che considerano il successo delle consultazioni (dove però hanno espresso il loro parere un terzo degli iscritti M5S, e un numero imprecisato di militanti leghisti, dal momento che nei gazebo leghisti ha votato chiunque, e dunque in entrambi i casi si tratta di consultazioni farlocche), economisti, giuristi, costituzionalisti proseguono a indicare i punti notevolmente critici presenti nell’ultima bozza del contratto. Chissà se Mattarella ne terrà conto.

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