Padoan illustra il Def. Elogia le politiche del governo, le sue. L’aumento dell’Iva? Si può evitare. Ma come? Federconsumatori: evitare il rischio che si creino danni peggiori. Intanto la Ue ci sorveglia

Padoan illustra il Def. Elogia le politiche del governo, le sue. L’aumento dell’Iva? Si può evitare. Ma come? Federconsumatori:  evitare il rischio che si creino danni peggiori. Intanto la Ue ci sorveglia

Se il ministro Padoan non ci fosse andrebbe inventato. Si è presentato in audizione alle Commissione speciale delle due Camere per illustrare il Def, il documento di Economia e Finanza atteso a Bruxelles  dai commissari della Unione europea che già hanno concesso al nostro Paese di ritardare i tempi stante la difficile situazione in cui ci troviamo, governo dimissionario, elezioni in vista, il presidente Mattarella che deve affrontare una situazione molto difficile, inedita, se non andiamo errati, con la impossibilità di dar vita ad una maggioranza politica per eleggere presidente del Consiglio e ministri. Pier Carlo Padoan di fronte a deputati e senatori mette subito le mani avanti: il “protrarsi dell’incertezza politica – dice – potrebbe frenare la ripartenza degli  investimenti”. Poi fa presente che il Def è stato licenziato dal consiglio dei ministri in forma “tecnica”, prende atto delle “traiettorie” che l’economia italiana assumerà nei prossimi mesi senza ulteriori interventi politici, visto che manca ancora un governo per mettere mano alle riforme. Quando  affronta uno dei problemi più importanti, quello che interessa da vicino milioni di cittadini, l’aumento dell’Iva è davvero sorprendente. Parla di un impegno politico per fermare l’aumento che scatterebbe nel 2019 con un intervento rinviato a un provvedimento successivo prima dell’estate o alla stessa Nota di aggiornamento a settembre.

Il gettito Iva può essere sostituito da futuri interventi. Ma quali?

“Il rialzo – afferma – può essere evitato e il gettito può essere sostituito da futuri interventi legislativi, per esempio con la legge di Bilancio per il 2019”, ha detto Padoan. “C’è una diffusa volontà, anche la mia, di disinnescare le clausole. Il modo per farlo è la Nota al Def e la legge di bilancio. Non c’è assolutamente bisogno di fare un provvedimento in precedenza a questo”. Il  ministro dimentica un particolare non piccolo, anzi. Sterilizzare le clausole di salvaguardia costa 12,4 miliardi nel 2019 e circa 19 nel 2020. In assenza di interventi, l’aliquota Iva ridotta del 10% salirà nel 2019 all’11,5% e nel 2020 al 13%, mentre quella ordinaria del 22% passerà al 24,2% dal 2019, al 24,9% dal 2020 e al 25% dal 2021.  Dove si trovano i miliardi necessari? Dai verbali della riunione della Commissione non risulta che ci siano state domande a questo proposito. Arrivano però da Federconsumatori il cui presidente, Emilio Viafora, si dice d’accordo con Padoan a proposito delle necessità e dell’opportunità di scongiurare l’aumento disinnescando le clausole di salvaguardia così come già fatto nelle precedenti Leggi di bilancio. “Quello che ci allarma – dice – in assenza di un Governo nella pienezza delle sue funzioni, è la scelta di dove saranno reperite le risorse per effettuare tale operazione. Sarebbe assurdo e improponibile trovarle attraverso tagli ai servizi”. Viafora sottolinea ancora una volta che le ricadute dell’aumento dell’Iva ammonteranno per una famiglia media, a regime, a circa 795 euro. “Le famiglie, già duramente provate dagli anni di crisi, non potrebbero sostenere ulteriori misure depressive: a farne le spese sarebbero specialmente le famiglie meno abbienti, con un forte impatto sulla domanda interna e con ripercussioni sul sistema produttivo e sull’occupazione. Per questo – conclude -sottolineiamo che il segno delle misure da intraprendere dovrà essere proiettato unicamente verso una redistribuzione dei redditi e lo sviluppo dell’economia in chiave sostenibile”.

Il ministro illustra un panorama tutto rosa. Renzi fa scuola

Ma da questo orecchio Padoan non ci sente. Anche a fronte dei dati sull’economia che segnano brutto tempo, che neppure Istat riesce più a nascondere, lui, imperterrito, dipinge un panorama tutto rosa, come nella relazione che accompagna il Documento di economia e finanza. Sulla crescita del Pil le  previsioni degli istituti nazionali e internazionali variano fra l’1,5 e l’1,2 stante l’elaborazione dei dati da parte del  Servizio Studi Senato-Camera. Padoan ha riconosciuto che la crescita è modesta, “da fanalino di coda, come spesso si dice”. Ma il governo, quello cui lui ha partecipato, non c’entra per niente, si tratta di “un problema di lungo periodo che ha radici strutturali”. Poi addirittura l’elogio delle politiche portate avanti da quando lui è ministro.

I rapporti con la Commissione Ue? Tutto bene. Moscovici la pensa diversamente

Sembrava Renzi Matteo quando ha affermato che “in questi anni abbiamo stimolato l’economia correggendo i conti”. Non solo, le iniziative del governo “hanno aiutato a recuperare un milione di posti di lavoro”. Si tratta di contratti a tempo determinato, di precari, di lavoretti, lavoro a somministrazione? Al ministro non interessa. Afferma che “Il protrarsi di un’incertezza politica” è “potenzialmente in grado di frenare la ripartenza degli investimenti”. E poi sottolinea che il più grande rischio per la crescita è la guerra commerciale, leggi dazi tanto amati da Trump. Infine, per quanto riguarda il rapporto con la Commissione Ue, a suo dire, va tutto bene.  Sorvola sul fatto che proprio un giorno prima del suo esordio di fronte alla Commissione speciale, Moscovici, il Commissario agli Affari economici e Finanziari della Ue, ci ha accusati di aver fatto molto poco per i i nostri conti.

La prossima settimana è prevista la discussione della Commissione Senato-Camera. Si dovrebbe concludere il 17 maggio con l’affidamento del mandato al relatore per l’Aula. Si ipotizza la possibilità di una intesa da parte dei commissari ma solo per quanto riguarda la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Ovviamente tutto si tiene, come si dice. I lavori della Commissione speciale saranno condizionati dalla vicenda relativa alla formazione del governo. Se il buon giorno si vede dal mattino… Ci fermiamo qui. Meglio non infierire. Troppo facile. Dimenticavamo. Gianni Pittella, Pd, dopo aver creato danni politici in Europa, ora lo troviamo a far da cantore al ministro Padoan, il quale, forse, ne avrebbe fatto a meno.

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