Miseria e Nobiltà. In tv lo squallore della formazione del nuovo governo con Conte, Di Maio, Salvini e la bellezza della cavalcata di Froome sulle montagne innevate. Intanto lo spread supera quota 200

Miseria e Nobiltà. In tv lo squallore della formazione del nuovo governo con Conte, Di Maio, Salvini e la bellezza della cavalcata di Froome sulle montagne innevate. Intanto lo spread supera quota 200

Miseria e nobiltà. Ci viene a mente il titolo della brillante opera teatrale di Eduardo Scarpetta datata 1888, cavallo di battaglia di Eduardo De Filippo e dell’omonimo film con Totò e Sofia Loren diretto nel1954 da Mario Mattoli. Miseria, la squallida vicenda che si va srotolando per dare al nostro paese un governo. Nobiltà, una splendida giornata di sport,vissuta nelle strade del Giro d’Italia, con un grande campione come Froome, che se ne va tutto solo, scavalca montagne, salite che mettono paura al solo guardarle. Stacca tutti e conquista la maglia rosa. Una corsa di altri tempi.

Una nuvola nera si stende su questa giornata. Riguarda la Borsa, il mercato finanziario. Lo spread, il differenziale fra i Bund tedeschi e i nostri Btp, è salito fino a quota 216 punti, per poi attestarsi a 204. In rosso la Borsa. Ma tutto ciò non interessa  i protagonisti della vicenda governo.

Abbiamo seguito i due avvenimenti attraverso le cronache televisive e radiofoniche, telegiornali, Gr e televideo. Davvero due mondi che difficilmente si possono incrociare. Eppure politica e sport potrebbero e dovrebbero incontrarsi. La politica dovrebbe assicurare al Paese un governo, un buon governo. Lo sport valorizzare le imprese delle donne e degli uomini impegnati nelle diverse discipline.

Niente di tutto questo. Per quanto riguarda le notizie sugli incontri fra Di Maio e Salvini, poi con Conte il nulla. Tv e radio ci raccontano che va tutto bene, meglio di così non potrebbe andare. Si discutono i candidati ministri, poi arriva un’altra notizia, i due si sono visti con il candidato premier, il quale ha fatto anche una puntatina al Quirinale. Squallore, questa volta non è colpa dei giornalisti, di una vicenda che dura da troppo tempo.

Il curriculum sciù’è sciu’è del professore candidato

Anche se si tratta di uno straccio di governo si ponga fine ad un tormentone, una commedia, o meglio una farsa, che ha per protagonisti due capi partito, si fa per dire, che si guardano a vista, si tallonano, dicono di essere d’accordo su tutto, invece stanno contrattando brandelli di potere da spartirsi il più equamente possibile, cosa non facile trattandosi di soggetti profondamente diversi. In campo hanno fatto scendere il professor  Giuseppe  Conte, quello che ha presentato paginate di curriculum, diciamo sciu’é sciu’è. Nel dialetto napoletano è un avverbio che può essere tradotto come: superficialmente, alla buona, alla meglio, presto presto. Tanto che ha fatto “sorridere” i media di tutto il mondo a partire dal New York Times.

Disgustati cerchiamo le notizie sul Giro d’Italia. Le immagini sono stupende, le persone in carne e ossa, i protagonisti del Giro sono in campo. Non cincischiano come fanno  Di Maio, Salvini, Conte che non trovano la quadra e irritano Mattarella che, con loro, ha mostrato tanta pazienza, troppa. I tre gli hanno fatto uno scherzaccio. Pensava il Capo dello Stato che Conte si presentasse per fargli conoscere la lista dei ministri. Aveva perfino disdettato la sua presenza a Piazza di Siena, il concorso ippico internazionale, quello in cui una volta vincevano i fratelli D’Inzeo, perla del nostro sport. Conte si è presentato al Quirinale ma senza la lista dei ministri. Di Maio e Salvini ancora non erano disponibili. Cambiamo canale. Tornano le strade  del Giro, Froome  scala le montagne con un ritmo che nessun altro è in grado di sostenere. Per noi una boccata di aria fresca dopo quella inquinata da Di Maio e Salvini.

Il richiamo a grandi campioni a partire da Bartali e Coppi

C’è un grande campione di oggi che ci richiama quelli del passato, Coppi, Bartali, quello che, si scrisse allora, nel  1948 vinse  il Tour de France proprio a poche ore di distanza dall’attentato contro Palmiro Togliatti. Manifestazioni in tutta Italia, repressione poliziesca con molti feriti, il rischio di guerra civile. Fu evitato, si racconta ancora oggi, dalla vittoria di Bartali. Forse non è vero, ma la vittoria del “Ginettaccio” comunque raffreddò il clima. Le immagini di Froome richiamano una celebre radiocronaca, la tv non c’era ancora, di Mario Ferretti che raccontava una delle imprese di Fausto, la maglia infangata, sul Pordoi, se ben ricordiamo “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. La frase di Ferretti fu ripresa il giorno dopo da quasi tutte le testate giornalistiche per celebrare la vittoria di Fausto Coppi. Guardando la pedalata di Froome ti vengono in mente grandi campioni come Hinault, Anquetil, Merck, Pantani, esile e forte, Gimondi. Indurain, per non parlare dei grandi Binda, Girardengo, i pionieri di questo sport, popolare, con un pubblico che gremisce le strade per vedere anche per un solo attimo fuggente i girini. È uno spettacolo quello che offre Froome e anche Dumoulin che spera di conquistare la maglia rosa ma nessuno l’aiuta nell’inseguimento a Froome.

Desolazione a tutto campo, le gesta dei capetti di M5S e della Lega

E la crisi di Yates che  arriva quasi a mezzora e lascia la maglia simbolo del primato. Insieme la sofferenza di Aru che si ritira. Lasciamo la “passeggiata” solitaria di Froome e torniamo ai tg che ci raccontano le gesta dei nostri eroi stellati e leghisti. Desolazione a tutto campo. “Stiamo lavorando -. dice Di Maio, riferendosi al vertice con Salvini –  e tutto procede per il meglio. È una fase molto importante”. Ancora, fonti dei due capetti fanno sapere che non c’è “alcun allungamento dei tempi perché non ci sono tempi programmati”. Vuol dire che si può andare fino all’infinito visto che i “tempi non sono programmati”? Idiozia, meglio sorvolare. Passiamo a Salvini, quello che rende omaggio al dittatore ungherese, Orban e lo ringrazia per le battaglie contro i migranti, dichiara: “Nessuno – afferma – deve aver paura del cambiamento, più lavoro, più sicurezza,Italia protagonista in Europa”. Il fatto è che da quel “contratto” consegnato brevi manu a Conte non c’è da aspettarsi né lavoro, né sicurezza, né protagonismo in Europa. Cambiamo canale. Torniamo al Giro d’Italia. Lo spettacolo lo fanno, insieme, Froome, chi lo insegue e la folla. Migliaia e migliaia ad assistere ad una impresa che rimarrà nella storia del ciclismo. Domani è un altro giorno. Ancora montagne, ancora folla. Froome non avrà vita facile. Poi il Giro si trasferirà a Roma, domenica la conclusione. Una sola speranza: che non incrocino né Conte, né Di Maio, né Salvini. Un consiglio, se ci è permesso, al presidente Mattarella. Segua il Giro, una giornata di sport che fa bene al cuore e all’anima.

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