Mattarella sibillino: “un arbitro conduce bene se i giocatori sono corretti”. Mercoledì dovrebbe dare l’incarico per il premier. Berlusconi gela Salvini, no all’accordo con Di Maio

Mattarella sibillino: “un arbitro conduce bene se i giocatori sono corretti”. Mercoledì dovrebbe dare l’incarico per il premier. Berlusconi gela Salvini, no all’accordo con Di Maio

Parole sibilline quelle che il Capo dello Stato ha rivolto ai calciatori di Juventus e Milan al Quirinale, per un saluto prima della finale di Coppa Italia mercoledì sera all’Olimpico di Roma. “Bisogna sempre ricordare che un arbitro può condurre bene un incontro se ha un buon aiuto, la correttezza, l’impegno leale” dei giocatori. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha usato la metafora calcistica per rivolgersi alle forze politiche in questa lunga crisi per la formazione del governo. L’incarico al governo “neutrale” e “di servizio” come lo ha definito Mattarella, dovrebbe arrivare già domani nel pomeriggio, ma per il giuramento dei ministri bisognerà aspettare qualche giorno in più. Forse sabato o addirittura lunedì mattina. Peraltro la composizione della squadra non è compito facile, si cercano profili super partes ma competenti che provengano dai vertici del mondo delle professioni e dell’economia del nostro paese. La notizia più interessante potrebbe essere il nome di una donna alla guida di questo governo. Complice l’agenda fitta di impegni del capo dello Stato che sarà a Firenze giovedì 10 e poi a Palermo il giorno dopo, l’11 di maggio, i tempi potrebbero allungarsi un po’ e forse, questo l’auspicio di Mattarella, dare modo alle forze politiche di avvicinarsi o modificare le proprie posizioni politiche. M5S e Lega ieri hanno risposto subito di no alla proposta di un governo “neutrale” e hanno continuato a chiedere il voto a luglio, il prima possibile, ma oggi sono tornati a parlarsi. Anche nel centrodestra si è aperto un dibattito acceso tra Lega e Fi che potrebbe produrre qualche cambiamento.

I leader però sembrano già entrati in campagna elettorale

La linea scelta da Luigi Di Maio, forte del sostegno ottenuto dall’assemblea dei parlamentari M5S e dal garante Beppe Grillo che ne ha confermato la leadership anche per un nuovo voto, è quella di addossare la responsabilità del fallimento proprio a Matteo Salvini. “Il rapporto con Salvini? Come su facebook, relazione complicata – ha spiegato il capo politico dei 5 Stelle -. La Lega era una forza politica che aveva enormi potenzialità ma se non è libera non può fare nulla per questo paese. Finché resta agganciato al centrodestra, Salvini mette nel freezer i suoi voti”. Inoltre, intervistato da Giovanni Floris a Di Martedì su La7, lo stesso Di Maio ha poi sferrato un attacco contro i partiti: “da oltre 60 giorni chiedo alle forze politiche di firmare un contratto di governo per risolvere i problemi degli italiani, come fanno in Germania. Le abbiamo provate tutte, nessuno si è seduto al tavolo”. Insomma, dice Di Maio, dimenticando però di aggiungere che quello tedesco non era un contratto, ma un accordo politico-istituzionale tra CDU e Spd, con la definizione di politiche pubbliche prima ancora di punti programmatici: “questi 65 giorni sono i giorni della verità, gli italiani capiscono perché i partiti stanno sparendo. Ai partiti non gliene frega nulla degli italiani”, ha aggiunto.

E che sia questo il nodo da sciogliere lo conferma la richiesta, ennesima, della Lega, con il capogruppo Giancarlo Giorgetti: “Continuiamo a chiedere a Berlusconi un gesto di responsabilità, di aiutarci a dare un governo politico al paese”, insomma l’ex Cavaliere dovrebbe farsi da parte. “Chiediamo di cercare di trovare una soluzione, che abbiamo cercato anche in questi giorni – sintetizza Giorgetti – per permettere la partenza di un governo politico e quindi una forma di coinvolgimento di Forza Italia che sia compatibile con la presenza di M5s”. Richiesta respinta duramente al mittente dagli azzurri: “Irricevibile. Visto che il capogruppo leghista a Montecitorio ha un così buon rapporto con Luigi Di Maio, chieda esplicitamente al leader del Movimento 5 stelle di mettere da parte l’inaccettabile veto nei confronti di Forza Italia per far nascere subito un governo politico”, dice Mariastella Gelmini, capogruppo Fi alla Camera. In serata, si fa sentire il leader leghista Salvini, per il quale “siamo gli unici che non hanno mai cambiato posizione dal 4 marzo: lavoro fino all’ultimo minuto per far partire un governo, e qualche possibilità ancora c’è, altrimenti da domani l’unica cosa che si può chiedere è la data delle elezioni. Il prima possibile perché gli italiani hanno fretta”. Berlusconi però deve accettare l’appoggio esterno, gli fanno notare. Ed ecco la replica di Salvini: “Non do lezioni e consigli agli altri. Ognuno sta facendo le sue valutazioni. Noi siamo sempre rimasti in mezzo e coerenti”. Contatti ancora in corso con Di Maio e i 5 Stelle? “No, io oggi son stato con mio figlio”, conclude Salvini.

In tarda serata doccia fredda di Berlusconi: no definitivo e senza appello all’appoggio di qualunque tipo di accordo tra Lega e M5S 

In tarda serata arrivata la doccia fredda per Salvini e la Lega: Silvio Berlusconi dice definitivamente no all’appoggio esterno a un governo M5S-Lega e con poche righe cancella anche le ultime, residue speranze di vedere nascere quell’esecutivo del ‘cambiamento’ inseguito per 60 giorni da Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Il Cavaliere è stato ancora una volta l’ago della bilancia, respingendo gli ultimi appelli dell’alleato leghista per fare un passo di lato e lasciare in qualche modo partire la nuova fase di “sperimentazione” della politica italiana. A questo punto non sembrano esserci alternative ad un ritorno alle urne in tempi molto rapidi. Addirittura a giugno, spera il capo politico dei Cinquestelle, che annuncia di voler chiedere già dalla prossima settimana un decreto ministeriale ad hoc. Il destinatario non sarà però Marco Minniti, perché al suo posto troverà il nuovo ministro dell’Interno di quel ‘governo neutrale’ che il presidente della Repubblica è ormai pronto a varare. A meno di clamorose sorprese, l’esecutivo scelto dal Colle non otterrà la fiducia del Parlamento, ma accompagnerà il Paese alle nuove consultazioni, che p otrebbero tenersi, ragionevolmente e tecnicamente, il 22 luglio, prima data utile a disposizione. Le urne aperte in piena estate, oltre ad essere un unicum nella storia repubblicana, rappresenta anche un rischio per le forze politiche. Tutte, nessuna esclusa.

Resta sullo sfondo il rebus della squadra di governo da formare, profili che dovranno cercare di essere graditi alle forze politiche ma anche personalità davvero disinteressate, Mattarella ha infatti già posto il paletto principale a chi dirà di sì: “chiederò l’impegno a non candidarsi alle elezioni politiche”. Tra i nomi che circolano per la guida di un esecutivo “di servizio”, Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina con una lunghissima esperienza alle spalle. L’economista Carlo Cottarelli, che dirige l’Osservatorio sui conti pubblici e che nel 2013 approdò in area di governo con Enrico Letta, come commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, per poi mollare quando arrivò Renzi. La giudice costituzionale Marta Cartabia, nominata da Giorgio Napolitano nel 2011 e attuale numero due della Corte con la prospettiva di arrivare ai vertici della Consulta.

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