Mattarella non fa il correttore di bozze, ma il Presidente della Repubblica, e accetta solo documenti istituzionali. Il contratto, dicono mercoledì sera, è chiuso. Ma dentro ci sono patti che fanno ridere

Mattarella non fa il correttore di bozze, ma il Presidente della Repubblica, e accetta solo documenti istituzionali. Il contratto, dicono mercoledì sera, è chiuso. Ma dentro ci sono patti che fanno ridere

Il Presidente della Repubblica non fa il correttore di bozze, ma un altro mestiere, garantito dalla Costituzione. Secca e irritata la replica del Quirinale a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio che avevano diffuso ai quattro venti che avrebbero informato il Quirinale sui progressi dell’intesa sul contratto di governo. Insomma, dopo aver preso sulla testa la tegola della rivelazione sulla cancellazione di 250 miliardi di debito pubblico e di altre amenità, mercoledì la tegola giunge direttamente dal Colle. La bozza consegnata al Quirinale lunedì dalle due delegazioni M5s-Lega nel corso delle consultazioni, non è stata visionata dal presidente della Repubblica, fanno sapere i consiglieri di Mattarella. È chiaro, viene precisato, che il presidente non guarda bozze ma testi definiti, frutto della responsabilità dei partiti che concludono accordi di governo. Una vera e propria lezione di correttezza istituzionale. Ci si chiede dove abbiano vissuto finora i due leader di M5S e della Lega per fare queste continue gaffe istituzionali. Non solo. Mercoledì sera si diffonde la notizia che sulla bozza del contratto è stata scritta la parola fine, non ancora definitiva, poiché si attende l’opinione di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. In ogni caso, è l’agenzia Adn Kronos che rivela alcune della decisioni contenute nella bozza. E non mancano sorprese, soprattutto nelle parti che riguardano riforme costituzionali. Intanto, alcuni punti vengono smentiti dai due partiti, soprattutto quello sull’uscita dall’euro, ma la reazione dei mercati non si è fatta attendere, lo spread è schizzato a 150 punti e la borsa ha perso il 2,3%.

“Abbiamo concluso i lavori del tavolo sul contratto di governo, adesso il risultato di questo lavoro verrà sottoposto all’attenzione di Luigi Di Maio e Matteo Salvini affinché possano confrontarsi su alcuni punti che vanno risolti”: l’annuncio arriva dal deputato M5S Alfonso Bonafede, incontrando i giornalisti a Montecitorio appena dopo la conclusione del tavolo. Per sciogliere gli ultimi nodi “ormai si tratta di uno due giorni, anche perché nel fine settimana sottoporremo il contratto all’attenzione dei cittadini attraverso varie procedure – la Lega con i Gazebo, noi attraverso la nostra piattaforma – per far giudicare loro il risultato del lavoro che abbiamo fatto”. “I punti di convergenza sono stati tanti, alla fine il risultato è estremamente positivo” ha spiegato Bonafede, aggiungendo: “Siamo orgogliosi e soddisfatti – afferma – perché in sei giorni siamo riusciti a portare avanti un lavoro enorme per un contratto di governo molto ambizioso”. Da risolvere quindi i nodi del contratto su cui non si è arrivati a una sintesi (compito che spetterà nelle prossime ore ai due leader) mentre resta da risolvere soprattutto il grande nodo della premiership: secondo quanto rivelato da fonti M5S a margine del tavolo, ci sono ipotesi di nomi ma non ce n’è ancora uno condiviso. Le stesse fonti confermano che al Quirinale si andrà con un nome secco, probabilmente dopo che gli iscritti di M5S e Lega si saranno pronunciati. Nella rosa di nomi per la premiership figurano sia eletti che figure terze rispetto ai partiti.

La prima “chicca”: riduzione del numero dei parlamentari e fine del vincolo di mandato. Ma sono norme costituzionali

“Occorre partire dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori”. La ‘sforbiciata’ è contenuta nel contratto di governo Lega-M5S, una versione semi-definitiva, in possesso dell’Adnkronos, che aspetta solo il via libera di Matteo Salvini e Luigi Di Maio su alcune parti che risultano evidenziate in rosso.  Con la sforbiciata al numero di parlamentari, che si accompagna – nello stesso paragrafo – anche all’introduzione del vincolo di mandato popolare contro i cambi di casacca, per i relatori del documento renderà “più agevole organizzare i lavori delle Camere” e “più efficiente l’iter di approvazione delle leggi, senza intaccare in alcun modo il principio supremo della rappresentanza, poiché resterebbe ferma l’elezione diretta a suffragio universale da parte del popolo per entrambi i rami del Parlamento e non se ne snaturerebbero natura e funzioni. È necessario introdurre espressamente il ‘vincolo di mandato popolare’ per i parlamentari – si legge – per rimediare al sempre più crescente fenomeno del trasformismo”. Ma lo sanno che per le riforme costituzionali è necessario un quorum dei due terzi del Parlamento? Con la maggioranza semplice si va al referendum.

La seconda “chicca”: il conflitto di interessi esteso anche a chi non ricopre incarichi governativi. Una evidente confusione con operazioni di lobby. Punto di massima confusione

“Intendiamo estendere l’applicazione della disciplina a incarichi non governativi, ossia a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato”. Così si legge nella bozza del contratto di governo in possesso dell’Adnkronos. “Abbiamo potuto constatare – si legge – come il conflitto d’interessi nasca già nelle aule parlamentari, dove i legislatori sono, talvolta, i soggetti che versano in gravi situazioni d’ incompatibilità”. “La stessa Giunta per le elezioni, organo anacronistico in quanto composto essenzialmente da politici – si legge – contribuisce a mantenere inattuata qualsiasi normativa in materia. Per risolvere il conflitto d’interessi, che spesso pregiudica l’azione della politica, intendiamo innanzitutto cambiare l’ambito di applicazione della disciplina estendendo l’ipotesi di conflitto oltre il mero interesse economico”. “Riteniamo, infatti, che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l’interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l’esercizio obiettivo, indipendente o imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando questo possa portare un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario”.

Terza chicca: sospensione dei lavori della Torino-Lione e “promozione della meritocrazia in Rai” (che in sé non vuol dire nulla)

“Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia Torino-Lione, ci impegniamo a sospendere i lavori esecutivi e ridiscuterne integralmente il progetto”, si legge in una bozza del contratto di governo Lega-M5S in possesso dell’Adnkronos. Ma si tratta di uno dei passaggi evidenziati in rosso, perché devono essere discussi dai due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Altro passaggio al centro del confronto dei due leader, la tv pubblica. “Per quanto concerne la gestione del servizio radio televisivo pubblico – si legge infatti – intendiamo adottare linee guida di gestione improntate alla maggiore trasparenza, all’eliminazione della lottizzazione politica e alla promozione della meritocrazia”. Ci fermiamo qui, avvertendo il lettore che dall’interno dei 5Stelle qualcuno ha già provato a mettere le mani avanti sostenendo che la bozza diffusa pubblicamente è già vecchia… Auguri.

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