Francesca Mambro delirante al Processo Cavallini per la strage di Bologna: “Qui mi sento deportata”

Francesca Mambro delirante al Processo Cavallini per la strage di Bologna: “Qui mi sento deportata”

“C’è una sorta di autodifesa personale, faticosa. Faccio molta fatica anche a ricordare.
Venire a Bologna è faticoso, mi sento una deportata qui a Bologna”. E’ quanto ha dichiarato in un passaggio della testimonianza al processo a Bologna all’imputato Gilberto Cavallini Francesca Mambro, condannata per la strage del 2 Agosto 1980. L’ex Nar l’ha detto spiegando la difficoltà nel rispondere al Pm, Antonello Gustapane, che chiedeva dettagli risalenti alla primavera 1980. Le sue parole hanno suscitato qualche mugugno da parte del pubblico in aula composto anche da familiari delle vittime della strage.

“Dopo Acca Larentia nell’ambiente si cominciò a riflettere che noi di destra eravamo carne da macello”, ha risposto invece quando lo stesso pm le ha chiesto perché fece la prima rapina a Roma, nel 1979, all’armeria di via IV Novembre uno dei primi atti violenti dell’ex Nar. E ha aggiunto: “Non ho mai perduto l’umanità anche quando ho fatto cose malvagie. Non ho fatto nulla di cui dovermi vergognare qui oggi a Bologna. Sono qui dopo 38 anni con un grande lavoro su me stessa. Essere qui – ha proseguito Mambro – mi provoca angoscia e ansia e credo di aver rimosso il periodo dei processi. Sono andata avanti cercando di riparare al male fatto e facendo ciò che serviva per riportare ordine nella mia vita, perché sono state dette troppe menzogne e cattiverie”. Va detto che la Mambro, insieme a Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini, sono già stati condannati in via definitiva per aver materialmente eseguito l’attentato alla Stazione.

Sono veramente deliranti le testimonianze degli ex Nar, che poi di ex hanno poco e che si sono registrate, fino ad ora, in questo processo bolognese. Le testimonianze in Aula sulla strage del 2 agosto, le recitano da vittime, ignorando, qualsiasi responsabilità. Prima della Mambro che si dipinge come deportata, era stata la volta di Luigi Ciavardini, altro esponente di spicco di quelle bande nere che avevano seminato morte e terrore in tanti angoli d’Italia. Lui si è descritto come l’86esima vittima della strage di Bologna. Ciavardini, va detto e puntualizzato è imputato per concorso nell’attentato

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