La “nuova” Tim-Telecom annuncia esuberi. Cassa integrazione per 4.500 lavoratori. La presenza maggioritaria del Fondo Usa si fa sentire. Il ruolo di Cassa depositi e prestiti e di Calenda. Telecomunicazioni, terra di conquista

La “nuova” Tim-Telecom annuncia esuberi. Cassa integrazione per 4.500 lavoratori. La presenza maggioritaria del Fondo Usa si fa sentire. Il ruolo di Cassa depositi e prestiti e di Calenda. Telecomunicazioni, terra di conquista

La “nuova” Tim-Telecom Italia ha comunicato ai sindacati la decisione di avviare un procedimento di cassa integrazione che riguarderà dai tre ai quattromila lavoratori. La lettera di richiesta da parte di Telecom Italia è stata già inviata al ministero del Lavoro. Secondo le procedure sono previsti 25 giorni di trattative fra azienda e sindacati in sede ministeriale per cercare soluzioni alternative. Si dice che già a marzo Tim aveva avanzato l’ipotesi di cig, ma poi non se ne era parlato essendo  in corso uno scontro tutto interno all’azienda per la conquista della maggioranza nel consiglio di amministrazione. Lo scontro fra Vivendi, il gruppo francese e quello americano, Elliot, presidente Paul Singer, ha tenuto banco sulle pagine economiche, e non solo, dei quotidiani italiani. Alla fine è risultato vincitore Elliot, il fondo Usa che ha conquistato la maggioranza del Consiglio di amministrazione, 49,84, battendo Vivendi,  47,18, proprio sul filo di lana, grazie al voto di Cassa depositi e prestiti, leggi ministro per lo sviluppo economico, il solito Calenda, che non ha mai motivato lo schieramento a favore del fondo Usa.

Il ministro aveva detto “Importante che Telecom diventi una vera public company”

“Performance di Borsa a parte – affermava il ministro – è importante che Telecom diventi una vera public company, che i conflitti di interesse con gli azionisti non la danneggino più e che si acceleri su separazione rete. Monitoreremo con attenzione”. Quale sia stata l’attenzione lo si vede ora, anche se era previsto, tanto che il management di Tim aveva espresso parere contrario al fondo Elliot. Cassa Depositi e prestiti, lo diciamo per inciso, è motivo di grande attenzione da parte dei grillini e dei leghisti con sullo sfondo Berlusconi in quanto cassaforte ben fornita grazie ai fondi del risparmio postale.

La notizia è stata data con grande risalto dalla agenzia Radiocor. Nella richiesta inviata da Tim al ministero del Lavoro si parla della durata massima della Cig di 12 mesi a partire dal 18 giugno fino al medesimo mese del 2019. Dovrebbe essere  applicata a un massimo di 29.736 lavoratori che saranno sospesi dal lavoro per un numero medio di giornate non superiore a 26, da distribuire su base mensile nel periodo di applicazione e comunque in linea con i fabbisogni del programma di riorganizzazione. Gli esuberi individuati, alla base della richiesta della cigs, sono 4.500. Alla fine del periodo di applicazione della cassa, precisa la lettera, “è prevedibile il permanere di eventuali eccedenze di personale – in misura pari a 4.500 unità di personale che solo in parte potranno essere gestite con strumenti non traumatici in quanto direttamente collegate a specifici contesti produttivi”.

L’azienda. Inevitabile il ricorso alla Cig a “salvaguardia degli obiettivi industriali”

I retroscena raccontano un quadro molto complesso con l’azienda che accusa i sindacati che avrebbero la colpa di non aver accettato di mettere la sigla al Piano industriale Digi Tim e definire “un piano organico coerente con le finalità e i target annunciati”. Parla della necessità di “una soluzione condivisa ed adeguata alle sfide della trasformazione dell’azienda”. L’azienda ritiene “inevitabile” il ricorso alla cassa integrazione per “salvaguardare gli obiettivi industriali, unitamente alle esigenze di sostenibilità”. Poi la conclusione: l’auspicio di trovare un accordo con i sindacati. Tradotto: che i sindacati accettino, senza batter ciglio, il piano aziendale che prevedeva 6.500 uscite volontarie (tra incentivi e prepensionamenti ex articolo 4 della legge Fornero) e 2000 assunzioni da finanziare con la solidarietà espansiva. In più si prevedevano 3.500 riqualificazioni professionali. Il confronto che aveva luogo a marzo non portava ad alcuna conclusione. Si parla di “una lunga fase di stallo” nelle relazioni industriali  dovuta non ai sindacati ma alla battaglia sulla governance tra i principali azionisti del gruppo, conclusa, appunto, con la vittoria del fondo Usa,  Elliot. Intanto il titolo tratta positivo in Borsa, registrando un incremento dell’utile del 25%. Conti che Merril Lynch, la banca d’affari, promuove parlando di “risultati solidi trainati in particolare dal comparto mobile domestico, in vista del lancio di Iliad”. Già Iliad, forse sta proprio nella nascita del gruppo francese, la riorganizzazione di Tim, che, sempre stando a Merril Lynch, ottiene risultati più deboli proprio sulla “linea fissa”. Tim, Vodafone, Tre Italia, Wind si stanno attrezzando per rispondere all’offensiva di Iliad. Riorganizzazione che si chiama  cassa integrazione, esuberi. Ne sa qualcosa il ministro Calenda che ha consegnato Tim nelle mani di Elliot, targato Usa. Già, ora lui se ne lava le mani. Chi verrà, se verrà, ci riferiamo al duo  Di Maio-Salvini – speriamo di no – non pare proprio in grado di gestire problemi come quelli di cui si discute, che riguardano le  telecomunicazioni settore fondamentale per lo sviluppo economico e sociale.

Share