Istat, ma ci faccia il piacere: occupazione stabile? Tre milioni di precari, tre milioni i disoccupati, sempre più giovani cercano lavoro. Scacchetti (Cgil): evidente debolezza del sistema produttivo. Fratoianni (Leu): emergenza democratica

Istat, ma ci faccia il piacere: occupazione stabile? Tre milioni di precari, tre milioni i disoccupati, sempre più giovani cercano lavoro. Scacchetti (Cgil): evidente debolezza del sistema produttivo. Fratoianni (Leu):  emergenza democratica

Quando abbiamo letto su Televideo Rai, servizio pubblico, il titolo della notizia relativa ai dati Istat su occupati e disoccupati, “provvisori” si dice lasciando intendere che ci potranno essere degli aggiustamenti, insomma una giustificazione, ci siamo armati di santa pazienza. Per scoprire la verità bisogna leggere qualche centinaio di numeri. Il modo in cui è sistemata la ricerca infatti si presta ad una affermazione, “va sempre tutto bene” e gli scriba ormai abituati a prendere per oro colato le affermazioni dell’Istituto di statistica, titolano  gli articoli in modo che per quanto riguarda i fondamentali della nostra situazione economica tutto va sempre bene, o quasi. Nei casi migliori in cui si cerchi di rispecchiare, anche se al minimo, la realtà, si dice che la situazione è stabile. Già, proprio così: Titolo di televideo: Istat: disoccupazione stabile all’11,2%. Poi, gli scriba presi da una irrefrenabile gioia, riprendono  fra virgolette per non sbagliare, il fatto che la “disoccupazione è tornata sui livelli della seconda metà del 2012”. Poi specifica che “le persone in cerca di lavoro segnano un più 0,8% su marzo e un più 0,8 su base annua”. Non si capisce chi sono costoro. Perché ci viene da pensare che se cercano lavoro sono disoccupati e quindi andrebbero inseriti fra i disoccupati i quali allora crescerebbero. Gli inattivi, così si definisce chi non cerca lavoro per cui non finisce nell’elenco dei disoccupati, sono la valvola di scarico, la loro “non presenza”, quasi fossero anime morte, consente di truccare, benevolmente si intende, i dati reali. Che sono ben diversi.

Cgil. Urgente un piano di sviluppo fondato su piena e buona occupazione

Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, che ha avuto la pazienza di leggere tutti i numeri diffusi da Istat avverte: “Lavoratori sempre più precari, e sempre più giovani in cerca di occupazione. Queste le due piaghe del mercato del lavoro italiano, che continua a registrare dati peggiori  rispetto alla media europea. La costante ripresa dell’occupazione – sottolinea Scacchetti – continua a caratterizzarsi per il costante aumento dei contratti a termine (+41 mila su base mensile) e per la riduzione dei tempi indeterminati (-37 mila), segno della debolezza e della scarsa fiducia nel nostro sistema produttivo”. “Allarmante – prosegue – la crescita della disoccupazione giovanile, che sale al 33,1 per cento, in controtendenza rispetto ai Paesi della zona euro, nei quali cala dal 17,3 di marzo a 17,2 per cento, e nella Ue a 28 (dal 15,4 al 15,3 per cento)”. Conclude la segretaria confederale della Cgil che è “ancora più urgente e non rinviabile l’adozione di misure di politica economica che rilancino gli investimenti pubblici e privati, e un vero piano di sviluppo fondato sulla piena e buona occupazione”. Nella situazione politica in cui ci troviamo a tre mesi dalle elezioni, è come andar di notte. La vicenda “governo” non contempla che pentastellati e leghisti si occupino di questi  problemi. Loro hanno ben altro da fare, la spartizione dei  posti e l’occupazione, quasi “manu militari” del governo del paese. Nicola Fratoianni, (Liberi e Uguali), segretario di Sinistra italiana, richiamando i 3 milioni di precari, “record storico” – dice –  con la disoccupazione giovanile oltre il 33% (15 punti in più rispetto alla media dei Paesi europei parla di “ennesimo bollettino di guerra dal fronte del lavoro. Questa – dice – è la vera emergenza democratica in Italia e nessuno ne parla, né chi ha contribuito in questi ultimi anni a questo disastro sociale e nemmeno chi scrive i contratti dei possibili nuovi governi”.

Dalla ammucchiata di numeri una realtà allarmante oltre i limiti di sicurezza

Con grande pazienza, leggendo numeri su numeri e anche fra le righe, per scoprire la reale situazione diamo un quadro essenziale dell’ammucchiata di numeri “provvisori”, come sempre dice Istat quando emana i suoi bollettini. Partiamo dalla crescita congiunturale dell’occupazione che, dice Istat, interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 25-34enni. Un primo dato interessante, anche se non si dice se si tratta di contratti a tempo indeterminato o a termine. Ad aprile l’aumento maggiore è stato per le donne ( +52 mila). Di quale lavoro si tratta? Non è noto, ma dovrebbe esserlo. È noto invece che si tratta di persone di 35 anni o più. Di giovani non c’è neppure la traccia per le persone di 35 anni o più (+77 mila). Di questi gli “indipendenti”, partite Iva, professionisti e via dicendo si registra un +60 mila i dipendenti a termine (+41 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-37 mila). Nel periodo febbraio-aprile 2018 si stima una crescita degli occupati dello 0,3% rispetto al trimestre precedente (+67 mila). L’aumento interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Crescono i dipendenti a termine (+59 mila) e in misura più lieve gli indipendenti (+14 mila), mentre restano sostanzialmente stabili i dipendenti a tempo indeterminato. Passiamo al dato annuo per il quale Istat suona la gran cassa: l’aumento degli occupati continua (+0,9%, +215 mila). La crescita interessa donne e uomini e si registra il boom dei  lavoratori a termine (+329 mila), mentre diminuiscono i permanenti (-112 mila) e gli indipendenti rimangono stabili. Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+328 mila) e i giovani 15-24enni (+78 mila) mentre calano gli occupati tra i 25 e i 49 anni (-191 mila). Per quanto riguarda gli occupati anziani si tratta dell’effetto pensioni, si smette di lavorare sempre più tardi. Ma questo Istat neppure lo sottolinea. Una realtà troppo allarmante. Meglio tacere.

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