Ilva. Dall’antitrust Ue misure correttive al Piano Mittal. Calenda smetta di far propaganda e ne tenga conto. Re David (Fiom): un buon acciaio ha bisogno di un buon lavoro. Senza cambiamenti la trattativa non riparte. Assicurare l’occupazione di tutti i 14 mila lavoratori

Ilva. Dall’antitrust Ue misure correttive al Piano Mittal. Calenda smetta di far propaganda e ne tenga conto. Re David (Fiom): un buon acciaio ha bisogno di un buon lavoro. Senza cambiamenti la trattativa non riparte.  Assicurare l’occupazione di tutti i 14 mila lavoratori

Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, quello che Eugenio Scalfari, nei suoi stravaganti editoriali cui Repubblica ogni domenica dedica una intera pagina, elogia e propone che sia un punto fermo per qualunque  governo che verrà, se verrà, è unico nel suo genere. Un eccezionale trasformista verrebbe da dire, visto come sta affrontando  la vicenda Ilva, aperta da molti anni, che riguarda non solo il posto di lavoro di 14 mila persone ma pone in discussione problemi di natura ambientale in particolare per la salvaguardia della città di Taranto e dei cittadini. Ilva significa  produzione di acciaio, ruolo leader del nostro paese che vede aziende in diverse città italiane a partire da Taranto, il maggior complesso industriale europeo per la lavorazione dell’acciaio, poi Genova, Novi Ligure e Racconigi in Piemonte, Marghera e Patrica nel Lazio. Ebbene  l’acquisizione dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal, un colosso mondiale nel settore dell’acciaio, aveva bisogno del via libera da parte dell’Antitrust dell’Unione europea. Ora è arrivato, anche se “sotto condizione”. Calenda se ne appropria, pare che lui sia stato l’autore del “via libera”. Trilla via twitter: “Ora manca solo l’accordo sindacale e poi finalmente, dopo anni di crisi e problemi, Ilva potrà diventare un’acciaieria competitiva e all’avanguardia nella protezione dell’ambiente e delle persone. Non perdiamo questa occasione per Taranto e per l’Italia”. A chi si riferisce il ministro quando afferma che non si deve perdere l’occasione? Elementare, ai sindacati i quali  non vogliono perdere l’occasione e lo hanno ampiamente dimostrato nel corso di una trattativa in cui il ministro e la sua viceministra, Bellanova hanno  perfino nascosto l’esistenza di un accordo fra ministero e Mittal  per quanto riguarda le condizioni poste nel contratto di affitto e poi di vendita del gruppo. Fra queste la devastante riduzione dei posti di lavoro, la mancata garanzia sul rispetto delle condizioni salariali e dei diritti, insieme al  risanamento ambientale. Contratto che i sindacati chiedono sia profondamente cambiato.

Occorre una modifica del contratto firmato con Mittal e nascosto dal ministero

Dice Francesca Re David segretaria generale della Fiom Cgil: “Occorre una modifica del contratto firmato con Arcelor Mittal che sia in grado di garantire l’occupazione di tutti i 14 mila lavoratori. Un buon acciaio ha bisogno di un buon lavoro”. Una lezioncina al ministro Calenda viene anche dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, il quale in una intervista pubblicata dal Secolo XIX, ha affermato che “la vendita di un’azienda non può prescindere da un accordo con i lavoratori”, perché “non esiste una compravendita di azienda senza un accordo sindacale: Mittal lo sa bene. È impensabile fare una cosa così importante come l’acquisizione di Ilva senza l’accordo con i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali”. Il ministro Calenda farebbe bene a leggere attentamente il “via libera” da parte dell’Antitrust  che contiene una serie di misure correttive fra cui la eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio di acquisto e numerose cessioni, tra cui gli impianti di ArcelorMittal di Piombino, oltre a Liegi (Belgio), Dudelange (Lussemburgo), Skopje (Macedonia), Ostrava (Repubblica Ceca) e Galati (Romania). La commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager ha affermato che la vendita dell’Ilva ad Arcelor Mittal deve contribuire al risanamento ambientale di Taranto. Problema che è  stato ed è al centro delle iniziative della Regione Puglia e del suo presidente, Emiliano, contro il quale, guarda caso, si sono scagliati più volte proprio Calenda e Bellanova. “La decisione odierna – afferma la commissaria Ue – garantisce che l’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal, che andrà a creare il produttore d’acciaio di gran lunga più grande d’Europa, non si traduca in un aumento dei prezzi dell’acciaio a danno delle industrie europee, dei milioni di persone che vi lavorano e dei consumatori”.

Convocate le assemblee dei lavoratori. Si rafforza la mobilitazione

Proprio le decisioni prese dall’Antitrust che hanno fatto chiarezza in questa complicata e complessa vicenda rafforzano l’iniziativa presa dai sindacati, da Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, che insieme al Consiglio di fabbrica hanno convocato le assemblee all’Ilva per mercoledì prossimo. Senza cambiamenti la trattativa non riparte. All’ultima proposta emersa al tavolo del negoziato al Mise i sindacati hanno ribadito un netto no per il passaggio dei lavoratori dall’amministrazione straordinaria di Ilva alla nuova società acquirente Am Investco. “Ribadiamo con forza al governo e a Mittal che il loro contratto non è la nostra trattativa”, hanno detto.  Anche le imprese che fanno capo a Confindustria hanno denunciato  la crisi dell’indotto  accusando  gravi ritardi nei pagamenti. Se non c’è un passo avanti nella trattativa da parte di Arcelor Mittal, dopo lo sciopero all’altoforno si passerà ad iniziative di mobilitazione  in tutto il gruppo. Dice Re David: “Occorre una modifica del contratto firmato con Arcelor Mittal che sia in grado di garantire l’occupazione di tutti i 14 mila lavoratori, più quelli dell’indotto, con il mantenimento dei diritti acquisiti e dei livelli retributivi. Per la Fiom anche il via libera dei lavoratori è condizionato come quello dell’Antitrust: al risanamento ambientale, all’occupazione stabile, al rispetto del salario e dei diritti. Un buon acciaio ha bisogno di un buon lavoro”. Poi sottolinea che “tra le condizioni poste dalla Ue è prevista la cessione di diversi stabilimenti in Europa, tra cui la Magona di Piombino. Arcelor Mittal deve quindi definire con il possibile nuovo acquirente il piano industriale, affinché siano assicurati certezza occupazionale e futuro produttivo dello stabilimento. I lavoratori di Piombino non possono essere penalizzati dalle scelte dell’Antitrust Ue”.

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