Ilva. Calenda finge di ignorare il no dei sindacati e non cambia posizioni già respinte. Re David (Fiom): non firmiamo licenziamenti. Bentivogli (Fim): gli esuberi restano. Palombella (Uilm) testo non condivisibile

Ilva. Calenda finge di ignorare il no dei sindacati e non cambia posizioni già respinte.  Re David (Fiom): non firmiamo licenziamenti. Bentivogli (Fim): gli esuberi restano. Palombella (Uilm) testo non condivisibile

Come se niente fosse. Come se i sindacati non si fossero pronunciati. Come se non avessero detto a chiare lettere che quella in corso “non era la loro trattativa”, che riproponeva, di fatto, il contratto siglato fra governo e Arcelor Mittal, contratto  di cui il ministro Calenda e la viceministra Bellanova, hanno sempre negato l’esistenza cui si richiamavano proprio i dirigenti del grande gruppo dell’acciaio in attesa del via libera da parte della Commissione antitrust della Unione europea all’acquisto di Ilva da parte di Mittal. Contratto pubblicato dal Secolo XIX di Genova. Niente, il ministero non ha cambiato posizione. La vertenza Ilva è stato il fiore all’occhiello di Calenda. Ora che il fiore si appassisce, a meno che il due Di Maio-Salvini non lo confermi al Mise, continua a fare la voce grossa, non cambia una virgola del progetto già siglato, anche se ha più volte negato, con Arcelor Mittal, i nuovi acquirenti.

La  trattativa non è mai entrata nel merito, nulla è cambiato sull’occupazione

“La proposta presentata oggi – afferma Francesca Re David, segretaria generale di Fiom Cgil, a conclusione dell’incontro al Mise – è nel solco delle posizioni espresse dal Governo, mentre Arcelor Mittal non ha per nulla modificato l’impianto iniziale. È su queste basi che avevamo già interrotto il negoziato. La trattativa – prosegue Re David – finora non è mai entrata nel merito, e nulla è comunque cambiato sull’occupazione. La Fiom non mette la firma su un accordo che prevede licenziamenti. Per quanto ci riguarda siamo pronti a riprendere il negoziato senza vincoli predeterminati”. “Nella proposta – ha continuato Re David – non ci sono cambiamenti da parte di Mittal. Il problema è che tutto il negoziato è condizionato dal contratto di affitto e la trattativa è bloccata da questo contratto. Mittal  non ha bisogno di un accordo sindacale per acquisire l’Ilva, l’accordo è solo vincolante per averla alle condizioni imposte dalla società. Noi non potremmo mai firmare un accordo che poi ci viene bocciato dai lavoratori”. Re David risponde anche alle accuse, del tutto fuori luogo, di aver respinto il piano Calenda per attendere il prossimo governo, se e quando ci sarà. La questione, dice, “è sindacale. A me non interessa da chi è formato il governo, ma interessa il merito”. Oggi è stato fatto “solo qualche cambiamento da parte del governo e non di Mittal che non si è spostata mai di un centimetro. I lavoratori, ripete, boccerebbero l’accordo, noi non siamo al servizio di nessuno”. E bocciatura viene anche dai sindacati dei metalmeccanici, Fim Cisl e Uilm Uil. “Gli esuberi restano” afferma Fabrizio Bentivogli (Fim Cisl). “Il testo non è condivisibile”, conferma Rocco Palombella (Uilm Uil). “Per noi è importante andare avanti ma non si può trattare con i diktat. Affidiamo alla responsabilità del governo, che per noi è ancora un valido interlocutore, di riconvocare  il tavolo”.

Calenda, dopo le prese di posizione dei sindacati che hanno respinto le sue proposte, ha rilasciato una dichiarazione in cui  afferma che l’accordo proposto era quanto di meglio i lavoratori potevano attendere. Risponde la Fiom con un comunicato che fa il punto sull’andamento dell’incontro e sulle proposte del ministro. Diamo di seguito il testo della presa di posizione della organizzazione di cui è segretario generale Francesca Re David che già si era espressa subito dopo la interruzione dell’incontro al ministero.

Durante l’incontro il ministro ha chiesto alle organizzazioni sindacali la disponibilità a sottoscrivere nella giornata odierna un documento definito “Punti principali dello schema di accordo Ilva in A.S. – Am Investco – OO.SS”.

Il documento nella sostanza non rappresenta altro che la sintesi dei punti e delle condizioni che il Governo ha negoziato con ArcelorMittal e che da ormai diversi incontri viene riproposto ripropone alle organizzazioni sindacali come possibile accordo.

Vengono riconfermati i 10.000 lavoratori che ArcelorMittal intenderebbe assumere sempre con il criterio della discontinuità formale e non sostanziale del rapporto di lavoro. Unitariamente abbiamo ribadito che l’acquisizione di Ilva non può prescindere dai circa 14.000 lavoratori coinvolti e che ArcelorMittal deve farsi carico di tutti i lavoratori.

Assunzione che deve essere effettuata in continuità del rapporto di lavoro.

Viene data la possibilità per ArcelorMittal -a partire da subito e fino al giugno 2021- di esternalizzare una serie di attività da lei individuate affidate ad una società di servizi di nuova costituzione con la presenza di Ilva e da Invitalia aperta alla partecipazione di altri soggetti pubblici e privati a cui sarebbe collegata un’operazione di esternalizzazione di 1.500 lavoratori.

Lavoratori che per un certo periodo ruoteranno anche in Cigs e che non passeranno ad ArcelorMittal.

Questa operazione -da noi giudicata inaccettabile- consentirebbe ad ArcelorMittal di esternalizzare una serie di attività e di lavoratori in una prima fase alla “procedura” e in un secondo tempo ad aziende terze che si occuperebbero di queste attività. ArcelorMittal inizierebbe da subito ad esternalizzare le attività senza alcun vincolo e garanzia per i lavoratori coinvolti.

Per i rimanenti lavoratori vengono individuati una serie di strumenti per favorire esodi volontari, attraverso incentivi economici, outplacement, autoimprenditorialità e accompagnamento alla pensione. Per questi interventi il Governo mette a disposizione fino a 200 milioni di euro per garantire importanti piani di incentivazione all’esodo.

Strumenti, che anche per alcuni di essi di carattere volontario, contrastano con la richiesta sindacale di garantire i livelli occupazionali.

Sulla base di questi punti, abbiamo ritenuto unitariamente non sottoscrivibile il testo consegnato dal Governo, e di conseguenza l’interruzione della trattativa fino a quando non interverranno novità rilevanti rispetto alle richieste avanzate unitariamente dai sindacati.

Alla luce della situazione attuale è necessario continuare con le assemblee dei lavoratori sia per un aggiornamento della situazione sia anche per valutare l’avvio di una fase di mobilitazione sindacale.

 

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