Il sentiero stretto di Articolo Uno. L’assemblea chiusa con voto unanime favorevole sulla relazione di Roberto Speranza

Il sentiero stretto di Articolo Uno. L’assemblea chiusa con voto unanime favorevole sulla relazione di Roberto Speranza
“Peggio dell’esito del voto c’è stata la sua gestione. Per questo, a nome di tutto il gruppo dirigente, chiedo scusa. Dobbiamo trasformare una mera lista elettorale in un partito politico, come previsto dall’articolo 49 della Costituzione”. Non usa mezzi termini Roberto Speranza nella sua relazione introduttiva all’assemblea di Articolo Uno, svoltasi oggi a Roma, all’hotel Radisson, e intitolata “Restart”, ricominciamo. Un albergo di alto livello in un quartiere popolare e multietnico: partiamo da qui per comprendere lo stato di salute della sinistra, da un’apparente contraddizione che, in realtà, è un tentativo di ridare un tono, una dignità e un futuro ad un ambiente sfiancato dalle cattive notizie degli ultimi mesi e dal disastro elettorale cui è andato incontro lo scorso 4 marzo.
Ancora più esplicito l’ex deputato Alfredo D’Attorre, convinto che non si possa continuare a irridere l’elettorato che ha votato per il M5S e neanche quello che si è affidato, per rabbia e per disperazione, alla Lega. C’è una crisi epocale in atto: una crisi che investe la sinistra e l’intera società e che sta riscrivendo il paradigma globale, dunque non si può continuare a eludere la questione decisiva di come rapportarsi con le pulsioni più estreme e pressanti che animano il ventre della società. Non è una condanna, quella pronunciata da D’Attorre, bensì una riflessione volta a tendere la mano a quegli ampi segmenti di elettorato che non si riconoscono più in nulla che abbia a che fare con la sinistra, confinata nei quartieri borghesi e nei ceti sociali più abbienti ed istruiti. Del resto, i dati forniti da YouTrend parlano chiaro: Lega e 5 Stelle hanno preso il 36 per cento complessivo fra i laureati e il 65 fra le casalinghe, il che la dice lunga sia sull’azione culturale condotta per tre decenni dal berlusconismo sia sulle conseguenze del rivolgimento in atto da dieci anni.
“Bisogna costruire un programma forte nei contenuti, molto robusto, molto radicale. E questo programma sono convinto che debba essere sostenuto da uno schieramento ampio di forze”, ha affermato Enrico Rossi durante il suo intervento. Per il presidente della Regione Toscana, anche di fronte al profilarsi sempre più “di una fortezza europea chiusa in se stessa, che alza i muri” in cui “si allarga l’area euroscettica, sovranista, e si restringe quella socialista”, “dovremo avere grande radicalità, ma anche grande chiarezza sulla dimensione dentro cui dobbiamo collocare la nostra battaglia”. E ha ribadito: “Non si tutelano meglio i diritti dei lavoratori e della parte più debole della popolazione, i ceti popolari, in una dimensione che non sia quella europea”. Rispetto al rapporto con il Pd, Rossi ha detto: “Mi auguro che si apra una discussione per produrre un cambiamento di svolta nei contenuti economici e sociali. E se poi questa discussione dovesse produrre un esito negativo, cosa vogliamo fare, continuare come prima? Io penso che sarebbero maturi i tempi perché quella sinistra decida di costruire qualcosa di più ampio, da mettere a servizio di questa alleanza democratica e sociale”.
Posizioni analoghe le ha espresse Stefano Fassina, da tempo alfiere di una linea in netto contrasto con un europeismo che reputa strumentale e incompatibile con i valori sociali sanciti dalla nostra Costituzione e al quale oppone, per l’appunto, una visione improntata al patriottismo costituzionale. Laforgia, dal canto suo, è stato chiarissimo: non intende tornare nel PD. E aggiunge che non si può continuare a ragionare solamente in base all’asfittico dibattito in atto all’interno di un partito ormai dato da molti dei presenti per irrecuperabile; al contrario, bisogna avviare la costruzione di un soggetto unico della sinistra e, semmai, attrarre quelle anime della sinistra che ancora militano nel PD ma sono ormai davvero al limite della sopportazione umana.
Due di esse erano presenti: Peppe Provenzano, giovane e brillante economista, vice-presidente dello SVIMEZ, e Gianni Cuperlo, i quali hanno ribadito entrambi la volontà di compiere un’ultima, disperata battaglia congressuale all’interno del partito, a meno che Renzi non strappi per dar vita ad un soggetto di stampo macronista o non approfitti di un eventuale ritorno in breve tempo alle urne per eliminare le residue sacche di resistenza e fare eleggere un’esigua pattuglia di fedelissimi. Sinceramente ambiguo il discorso del ministro Orlando, convinto che si debba comunque tenere conto del buon operato dei governi succedutisi nella scorsa legislatura e che si debba calibrare bene l’opposizione al possibile governo giallo-verde. Il suo intervento non è stato apprezzato dalla platea; anzi, ha dato adito a una contestazione neanche troppo velata.
Nettissimo Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e già autore di una dura intervista al Manifesto, il quale ha ribadito le sue perplessità circa la nascita di un soggetto politico unitario di cui non sarebbe ancora chiara la visione del mondo e la collocazione europea. Il problema, si è capito sia dall’intervista che dall’intervento al Radisson, riguarda anche il rapporto con un PD che per Fratoianni non è solamente un progetto politico fallito ma addirittura un pezzo della destra, almeno per quanto riguarda i vertici, dunque le porte nei confronti di esso sono chiuse a doppia mandata.
Buoni interventi ad opera dei giovani dirigenti Oggionni e Sasso, apprezzabili la franchezza di Fossati e il tentativo di mediazione di Errani e molto lucido il ragionamento esposto dal professor Pertici, un tempo vicino a Civati e a Possibile, circa il rischio che riparta un tentativo di riformare in senso semi-presidenziale la Costituzione, senza ovviamente prevedere i contrappesi introdotti in Francia da De Gaulle e, ahinoi, senza avere alcun De Gaulle a disposizione. Intense infine le conclusioni di Arturo Scotto, a sua volta convinto che si debba accelerare il processo di costruzione di un partito unico della sinistra, dopo aver rivolto in mattinata i migliori auguri a Beatrice Brignone, eletta segretaria di Possibile e presto affiancata, previa modifica statutaria, da Andrea Maestri. L’Assemblea nazionale di Liberi e Uguali dovrebbe svolgersi il prossimo 26 maggio, anche se molte nubi incombono ancora sopra un progetto nato morto e urgentemente bisognoso di rianimazione.
L’assemblea si è chiusa col voto unanime sulla relazione di Roberto Speranza.
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