Il “contratto” Di Maio-Salvini: gli sfascisti al lavoro sfregiano la democrazia. Nel mirino la Costituzione, a partire dalla Magistratura. Il vincolo di mandato richiama Mussolini. Ghiselli (Cgil): pensioni, ci vuole una vera riforma

Il “contratto” Di Maio-Salvini: gli sfascisti al lavoro sfregiano la democrazia. Nel mirino  la Costituzione, a  partire dalla Magistratura. Il vincolo di mandato richiama Mussolini. Ghiselli (Cgil): pensioni, ci  vuole una vera riforma

Non ci voleva la sfera di cristallo per capire a quale disastro stava andando incontro il nostro Paese mentre il gruppo di lavoro, chiamiamolo così, M5S-Lega, stava scrivendo “la storia dell’Italia”, parole di Di Maio che forse non conosce neppure bene il significato della parola “storia”. A lavoro compiuto, il “contratto”, trenta punti, cinquantasette pagine, sempre Di Maio a parlare, “apre una nuova era per l’Italia”. L’era dello sfascio, non ci sono altre parole per definire questo “contratto” che ora i grillini stanno votando, leggi piattaforma Rousseau, un voto privo di controlli, domani sarà la volta dei gazebo leghisti. Salvini lo ha illustrato alla riunione del Consiglio nazionale della Lega,orgoglioso del risultato ottenuto. Berlusconi la pensa diversamente, tanto da consigliargli di “tornare a casa”. Siamo certi, anche se vorremmo tanto sbagliarci, che la conta dei grillini e dei leghisti si concluderà con l’approvazione del “contratto”. Se avvenisse il contrario, Di Maio e Salvini, il gruppo dirigente delle due formazioni, dovrebbe andare a casa e quelli a casa non ci vogliono proprio tornare ed avranno preso le necessarie precauzioni.

Intanto, Piazza Affari accelera al ribasso chiudendo la giornata a -1,48%, la peggiore in Europa, cedendo in una settimana il 2,9%. Lo spread tra i rendimenti dei titoli decennali italiani e tedeschi si amplia dopo la pubblicazione del contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle. È salito a un massimo di 164 punti base, ai massimi da 7 mesi, con il rendimento del Btp decennale al 2,21%. Tra gli investitori cresce il nervosismo per le ingenti spese previste nel contratto di governo, che potrebbero mettere a rischio i conti pubblici e le scelte in tema di politica europea. Secondo i calcoli effettuati da Carlo Cottarelli, infatti, il contratto potrebbe costare circa 126 miliardi di euro, e per il momento il professore prevede entrate per soli 500 milioni.

Il premier non conterà niente, a comandare saranno i capetti di M5S e Lega

Stando così le cose, lunedì Di Maio e Salvini si presenteranno di nuovo al Quirinale per dare conto del lavoro effettuato e, forse, magari anche del possibile presidente del Consiglio, uno qualunque lo si trova, tanto a comandare saranno i capetti dei pentastellati e dei leghisti, visti i vari comitati che sono previsti, una specie di organi di sorveglianza, e che lo stesso programma è già stato confezionato, pronto ad essere messo nelle mani del presidente del consiglio. Scrive Massimo Giannini su Repubblica che si tratta della “de-costituzionalizzazione dell’esecutivo del potere esecutivo e legislativo voluta da Di Maio”. Ci fa piacere che i media, gli organi di informazione dopo aver raccontato per più di due mesi i retroscena, quello che dice, l’altro che dichiara, il toto ministri, il toto presidente, in cui ormai siamo la stampa più specializzata in Europa, ora si accorgano dei danni che questi trenta punti possono produrre al nostro paese, un vero e proprio sfascio, un colpo durissimo alla democrazia, alla Costituzione che viene gettata alle ortiche. Se ne sono accorti da diversi giorni i giornali di tutta Europa, i grandi media francesi, tedeschi, inglesi, le reti televisive più importanti. Finalmente anche i nostri scriba mettono nero su bianco.

Trenta articoli del “contratto”,  a rischio i fondamenti della nostra società

La lettura dei trenta articoli è ancora più preoccupante di quanto potessimo pensare. L’attacco alla Costituzione è pesantissimo. Parte da quella norma, di marca fascista, non troviamo altro aggettivo, che riguarda il vincolo di mandato. Dice la Costituzione, art.67: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Il vincolo che si vuole inserire obbliga i parlamentari ad obbedire agli ordini di partito pena la cacciata. È vero che i “cambi di casacca”  che si sono  avuti in questi anni hanno segnato un elemento negativo. Ma impedire ad un rappresentante del popolo, perché questo è il parlamentare, di votare secondo coscienza, rappresenta un vulnus alla Costituzione. Facciamo un caso concreto. Un  deputato o un senatore, maschio o femmina, su un problema come quello dell’aborto, la pensavano diversamente dal partito cui erano iscritti. Che dovevano fare, obbedire agli ordini del capo partito? Paradossalmente il vincolo di mandato potrebbe eliminare addirittura i gruppi parlamentari. Parla il capo a nome di tutti e il suo voto conta secondo la percentuale presa dal partito. Assurdo? Si, ma ricordiamo che il Parlamento  funzionava, di fatto, con il vincolo di mandato  quando la parola di Mussolini era legge. Sempre sul piano della difesa dei valori costituzionali da sottolineare gli  attacchi alla autonomia della magistratura.

Centri di detenzione in ogni Regione per 500 mila migranti da cacciare

Ancora: per quanto riguarda i migranti ben cinquecentomila dovranno essere cacciati. In ogni regione dovrà nascere un campo di concentramento, perché di questo si tratta, in cui rinchiudere  donne, uomini, bambini in attesa di imbarcarli su qualche aereo e spedirli non si sa bene dove. Bisogna fare accordi con i singoli paesi disposti ad accoglierli, dietro pagamento, per poi rinchiuderli di nuovo in campi di concentramento. A domanda se dai campi messi in piedi dalle Regioni possono uscire, magari a far due passi, i parlamentari non sanno che dire. Ancora: è previsto lo smantellamento dei campi rom, si parla di 40 mila nomadi ma le cronache  ci dicono che i rom sono fra i 120 e i 180 mila. Ricordiamo, per chi lo ha dimenticato, che i nazisti e i fascisti nostrani, presero di mira questo popolo, e ne combinarono di tutti i colori.

Ilva. Chiudiamo tutto, basta con l’ acciaio. E i 14mila lavoratori?

Passiamo ad altri problemi,a partire dall’Ilva. Che opera a Taranto e in altre località, fra cui Genova e Marghera. La ricetta grillin-leghista è presto pronta. Si spengono gli altoforni e la cosa è fatta. Forse non sanno che esiste un piano di risanamento aziendale e dell’ambiente, che c’è una vertenza in corso che riguarda 14mila lavoratori, che c’è un compratore, il gruppo Mittal, che ha un contratto stipulato con il governo, che la Commissione antitrust europea ha dato il via libera all’acquisto rispettando parametri che riguardano le quote degli acquirenti, l’ambiente. Che c’è una trattativa aperta con i sindacati, che la Regione Puglia in prima persona sta operando per la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini. Forse i grillini e i leghisti non sanno che in Italia la produzione di acciaio è fondamentale per lo sviluppo industriale. Per il Mezzogiorno in particolare può rappresentare un importante volano per una economia disastrata, come ha messo in luce il recente rapporto Istat.

Pensioni. L’elefante ha partorito il topolino

Passiamo alle pensioni. Cavallo di battaglia, abolire la legge Fornero. Vediamo cosa è successo. L’elefante ha partorito il topolino, la quota 100, la somma dell’età e dei contributi. Dice Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil: “Non sono sufficienti dei ritocchi alla legge Fornero. È necessaria una vera riforma delle pensioni, che superi strutturalmente quell’impianto, tenga assieme risposte per tutte le generazioni e per tutte le condizioni lavorative e che sia sostenibile socialmente, partendo dalle proposte avanzate unitariamente dal sindacato con la sua piattaforma. Questa, oggi, è la vera sfida per la politica sulla previdenza”. I “41 anni per la pensione di anzianità e quota 100 – prosegue  – rappresentano alcuni aspetti importanti del problema, ma non vanno dimenticati anche i temi della flessibilità in uscita, con la possibilità di andare in pensione dopo i 62 anni, il superamento dell’attuale meccanismo che lega l’età di pensione all’aspettativa di vita, e la questione decisiva della pensione contributiva di garanzia per chi, come i più giovani ma non solo, ha una carriera lavorativa discontinua o con bassi contributi, come i part time”. Ancora, dice Ghiselli, “vi sono i temi del riconoscimento del lavoro delle donne, del lavoro di cura, e dell’estensione della platea dei lavori riconosciuti gravosi”. “Occorre poi – continua Ghiselli – affrontare i nodi del rafforzamento della previdenza integrativa negoziale e della rivalutazione delle pensioni in essere. Ci auguriamo di poter avviare al più presto un confronto con la politica su questi temi”.

Dilettanti allo sbaraglio. Sud dimenticato. Ignorano contratti già siglati

Proseguiamo nel segnalare le “bravate” di Di Maio e Salvini. Scorrendo Repubblica, articolo di Sergio Rizzo, il vicedirettore, dal titolo: “Dilettanti allo sbaraglio, gli scivoloni del patto gialloverde” se ne scoprono delle belle, anzi delle brutte. Prima fra tutte la notizia relativa al “rinnovo dei contratti in essere” che riguardano le forze dell’ordine. Si dà il caso che proprio qualche mese fa il rinnovo dei contratti sia stato firmato dal governo Gentiloni. Ancora: campagna per l’acqua pubblica che, ora, è gestita quasi ovunque da società che fanno capo ai Comuni. Per quanto riguarda il Sud, serbatoio di voti M5S, si sono accorti che nei trenta punti non c’era una parola per quanto riguarda questa parte del territorio nazionale. In extremis ci ha pensato Di Maio il quale, privo come è di senso del ridicolo, ha detto che “il contratto è tutto volto al Mezzogiorno”.

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