Giro d’Italia. Due storie a confronto. Bagarre nella tappa di Roma. Froome vince il giro. Bagarre nella vicenda politica: Conte sale al Quirinale e rinuncia. Mattarella a difesa della Costituzione

Giro d’Italia. Due storie a confronto. Bagarre nella tappa di Roma. Froome vince il giro. Bagarre nella vicenda politica: Conte sale al Quirinale e rinuncia. Mattarella a difesa della Costituzione

Bagarre al Giro d’Italia vinto da Chris Froome, protagonista di una grande impresa sportiva, guarda caso proprio nell’ultima tappa, il circuito nelle strade di Roma, nel quale si è imposto in volata Sam Bennett superando Elia Viviani. Bagarre, parola di origine basca significa baruffa, subbuglio, tafferuglio, un diverbio collettivo che sfocia in rissa. Nel ciclismo significa una fase tumultuosa di una gara. In politica segna uno scontro acceso di opinioni, aspra polemica, disputa rissosa. Il Giro arriva, nella tappa più bella, verso le ore 19, la bagarre è stata risolta positivamente. Guarda caso proprio alle ore 19 il candidato premier, di nome Conte, di professione avvocato con un curriculum lunghissimo, un po’ adulterato, ma non fa niente, sale al Quirinale, centro di Roma, attraversato dai “girini”, per presentare la lista dei ministri. Forse si concluderà una vicenda che dura ormai da troppo tempo, vicenda che definire “bagarre “ è poco. In altra parte del giornale il racconto di un momento, il più importante della vita del nostro paese, una vicenda sconcertante dove si è messo sotto accusa da parte di due capi partito, di Maio e Salvini, il presidente della Repubblica, che ha il compito di assicurare il rispetto della Costituzione, delle regole che garantiscono la nostra democrazia. Senza dubbio quello di assicurare che la formazione del nuovo governo non si trasformi in una bagarre. Soprattutto dopo che Conte ha sciolto la sua riserva rinunciando all’incarico.

Il circuito romano, buche e sampietrini, percorso neutralizzato dal terzo giro

Bagarre che per quanto riguarda lo svolgimento del circuito romano è stata superata alla grande. Vediamo cosa era successo. Il circuito, per la prima volta tutto all’interno di Roma, bellissima, quanto è bella, bellissima questa città, offesa e martoriata da politiche amministrative, leggi in particolare gestione della sindaca Raggi, quella che vuol portare le pecore nel centro di Roma per ripulire i prati, veniva giudicato molto pericoloso dai corridori. Fra buche, ricoperte  malamente e sampietrini, tutto poteva succedere. Se un corridore forava e perdeva un giro come si calcolava il tempo? E gli abbuoni? Se si doveva sgonfiare un pneumatico perché il percorso richiedeva gomme più flosce, come si calcolava il ritardo? Infine il problema degli abbuoni in un circuito chiuso dove magari potevi perdere un giro ma a quello seguente tornare a pieno titolo in gara. In particolare il rischio per la maglia rosa, il grande protagonista del Giro, vincitore in fila di quattro Tour de France e di una Vuelta, di perdere secondi preziosi a causa degli abbuoni. I corridori protestavano presso la direzione del Giro. La decisione non poteva che essere la neutralizzazione  degli abbuoni,  a partire dalla conclusione del terzo dei dieci giri del circuito mantenendo però solo i punti assegnati dai traguardi volanti per la conquista delle varie maglie, quella ciclamino in particolare, vinta da Elia Viviani, ancor prima del traguardo finale di Roma. La decisione della direzione della corsa veniva comunicata proprio a  Viviani e da questo a Froome.

Un grande spettacolo  nelle strade della capitale. Un pubblico eccezionale

La bagarre terminava, i girini davano spettacolo al pubblico romano, la capitale mandava in onda in tutto il mondo le immagini che l’hanno resa famosa, sampietrini compresi, un pubblico eccezionale. Roma aveva avuto l’onore di concludere il Giro nel 2009, vinto dall’americano Armstrong.  Dalla capitale era partito nel  1974  il giro vinto da Eddie Mercks. Aveva preso il via dal Vaticano con i saluti di Paolo VI. Giornate lontane nel tempo, così come quel Gran Premio Liberazione, 25 aprile, che ha visto transitare per le vie di Roma giovani e meno giovani corridori, le donne per la prima volta. Un gran premio internazionale nato con la collaborazione della redazione sportiva de l’Unità, di Eugenio Bomboni che del giornale era uno dei più qualificati redattori e che oggi, nel giorno in cui i grandi professionisti corrono nelle vie della capitale vogliamo ricordarlo. Non c’è più, ma questa splendida giornata di sport la si deve anche a lui.

Splendida  davvero la ventunesima tappa del Giro d’Italia 2018, 115 km sul circuito cittadino di Roma, arrivo ai Fori Imperiali, Bennett, terzo successo, ha battuto allo  sprint Elia Viviani che aveva ottenuto il successo in quattro tappe. Drucker, Planckaert e Belletti, poi Modolo, Bonifazio l’ordine d’arrivo che ha conquistato il Giro.  Da registrare anche  una manifestazione di un gruppo di persone con bandiere palestinesi che hanno raggiunto il Circo  Massimo. Per quanto riguarda il ciclismo italiano è stato il giro della delusione. Aru, l’uomo su cui si contava, finito fuori gara, si è ritirato, non ce la faceva più. La sua preparazione affrettata non gli ha consentito di dare il meglio di sé. Pozzovivo, quinto al termine del Giro, ha fatto quel che ha potuto, Elia Viviani, bravissimo, ha portato a casa quattro vittorie e la maglia ciclamino.

L’ordine di arrivo della 21esima e ultima tappa del Giro d’Italia, la Roma-Roma di 115 km

1. Sam Bennett (Irl, BOR) in 2h50’49”; 2. Elia Viviani (Ita, QUI) s.t.; 3. Jean-Pierre Drucker (Lux, BMC) s.t.; 4. Baptista Planckaert (Bel/KAT) s.t. 5. Manuel Belletti (Ita/AND) s.t.; 6. Sacha Modolo (Ita/CAN) s.t.; 7. Niccolo’ Bonifazio (Ita/BAH) s.t.; 8. Clement Venturini (Fra/AGD) s.t.; 9. Paolo Simion (Ita/BAR) s.t.; 10. Fabio Sabatini (Ita/QYU) s.t

La classifica generale finale (maglia rosa) del 101esimo Giro d’Italia 

1. Chris Froome (Gbr, Sky) in 89h02’39” 2. Tom Dumoulin (Ned, Sunweb) a 0’46” 3. Miguel Angel Lopez (Col, Astana) a 4’57” 4. Richard Carapaz (Uru) a 5’44” 5. Domenico Pozzovivo (Ita) a 8’03” 6. Pello Bilbao (Esp) a 11’50” 7. Patrick Konrad (Aut) a 13’01” 8. George Bennett (Nzl) a 13’17” 9. Sam Oomen (Ned) a 14’18” 10. Davide Formolo (Ita) a 15’16” 12. Wout Poels (Ned) a 17’40” 16. Rohan Dennis (Aus) a 56’07” 18. Gianluca Brambilla (Ita) a 1h00’30” 21. Simon Yates (Gbr) a 1h15’11” 24. Valerio Conti (Ita) a 1h23’04” 26. Fausto Masnada (Ita) a 1h27’13” 28. Diego Ulissi (Ita) a 1h31’28” 33. Mattia Cattaneo (Ita) a 2h00’17” 34. Enrico Battaglin (Ita) a 2h02’15”

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