Pakistan, la giovane Farah è stata liberata. Blitz della polizia su pressing italiano. La ragazza è al sicuro

Pakistan, la giovane Farah è stata liberata. Blitz della polizia su pressing italiano. La ragazza è al sicuro

Farah(nella foto), la giovane pakistana residente a Verona, portata con l’inganno dalla famiglia in patria e fatta abortire, è stata liberata ed è stata portata in un luogo sicuro, in compagnia di rappresentanti delle autorità italiane. In queste ultime ore c’è stato il pressing del nostro ministero degli Esteri che ha formalmente chiesto alle autorità pakistane di intervenire immediatamente. Per dar forza alla posizione italiana era anche stata diffusa una nota in cui si chiedeva di accertare in tempi strettissimi sullo stato di vera e propria prigionia della giovane: “Se così fosse, si tratterebbe di un gravissimo episodio. L’Italia difende con forza e in ogni circostanza il rispetto dei diritti umani e delle libertà e i diritti fondamentali sulla base della parità di uomini e donne”.

Farah era riuscita a inviare giovedì pomeriggio l’ultimo messaggio al fidanzato di Verona e probabilmente la localizzazione del telefonino da cui era partito l’sms ha consentito alla polizia pakistana di intercettare segnale e conseguentemente anche la ragazza.

Anche il ragazzo della giovane è di origini pakistane, ma è stato adottato da una famiglia veronese ed è cittadino italiano. La ragazza aveva inviato anche a una compagna di classe un messaggio audio via WhatsApp, in cui ha raccontato di essersi fidata dei genitori tornando in patria e di essere stata tenuta legata per otto ore prima di abortire. Sarah sarebbe rimasta incinta del suo fidanzato, un compagno di scuola, anche lui di origini pachistane ma cittadino italiano.

Si pensa che dopo la scoperta della gravidanza, i famigliari della ragazza, usando come scusa il matrimonio del fratello in Pakistan, l’abbiano convinta tornare nel Paese d’origine. Lì sarebbe stata costretta ad abortire. Sembra inoltre che la giovane abbia tentato di chiedere aiuto descrivendo alle compagne di scuola, via WhatsApp, la sua prigionia e quello che le era accaduto. Poi il silenzio e le indagini della polizia.

La rete scolastica infatti si è attivata, a partire dalle compagne fino alla dirigenza, e da qui alla Digos della Questura scaligera, che ha anche attivato il consolato pakistano in Italia. È emerso anche che i familiari della ragazza vivono a Verona dal 2008. Il padre, proprietario di un negozio in città, sarebbe stato stato denunciato in passato per maltrattamenti e a settembre la ragazza si sarebbe rivolta ai servizi sociali del Comune, che per qualche tempo l’avrebbero ospitata in una struttura protetta nell’ambito del ‘Progetto Petra’, contro le violenze di genere. Il 9 gennaio, però,  la ragazza ha lasciato la casa protetta dicendo di essersi riconciliata con i parenti e poco dopo c’è stata la partenza per il Pakistan.

L’assessore ai servizi sociali, Stefano Bertacco, ha inoltre riferito che padre e fratello sarebbero rimasti a Verona per badare agli affari, e che la giovane sarebbe sorvegliata in patria dalla madre e da una sorella. Sul caso si muove anche la Farnesina. Il ministero degli Esteri ha chiesto all’ambasciata d’Italia a Islamabad di verificare con urgenza, e con le autorità locali, le notizie sulla vicenda. Se fosse confermato quanto si sospetta – si legge in una nota –  si tratterebbe di un gravissimo episodio. “L’Italia difende con forza e in ogni circostanza il rispetto dei diritti umani e delle libertà e i diritti fondamentali sulla base della parità di uomini e donne”, conclude la Farnesina.

Share