Dopo la sbornia dei retroscena post elezioni i media scoprono che siamo in mezzo ad una bufera economica. La Ue ci presenta i conti. Rossi: prevale l’Europa dell’austerità e dei populisti

Dopo la sbornia dei retroscena post elezioni i media scoprono che siamo in mezzo ad una bufera economica. La Ue ci presenta i conti. Rossi: prevale l’Europa dell’austerità e dei populisti

Dopo la sbornia che dura ormai da sessanta giorni, quella dei retroscena sul dopo elezioni di cui i media sono stati protagonisti, ora si scopre che il nostro Paese si trova nel bel mezzo di una, per ora annunciata, bufera economica che potrebbe avere conseguenze disastrose per milioni di cittadini già oggi alle prese, ogni giorno, con problemi che riguardano in particolare i posti di lavoro inventando aumenti fasulli, ignorando che si tratta in gran parte di contratti a termine, precariato, lavoretti, i salari, i diritti, la sanità, la scuola, il sistema previdenziale, tanto per citare le questioni più urgenti. Per non parlare della povertà, problema che riguarda milioni di persone. Responsabilità dei media e degli scriba. Certo, ma anche, di chi dà l’imbeccata agli scriba. Anche di fronte all’evidenza i ministri, i dirigenti del Pd, hanno continuato a sostenere che il bilancio dell’azione di governo era eccellente. Non solo, per quanto riguarda i rapporti con la Commissione della Unione europea, tutto bene. Il Documento di economia e finanza, messo a punto dal ministro Padoan, che ha disegnato l’Italia come il paese di Bengodi, un tripudio di successi economici, avrebbe avuto buona accoglienza a Bruxelles.

Crescita stentata, disoccupazione elevatissima, precarietà

La realtà era ben diversa. Scriveva Vincenzo Visco, il presidente di Nens, Nuova Economia Nuova Società, che “l’economia resta caratterizzata da crescita stentata, molto più bassa di quella degli altri Paesi, produttività stagnante, investimenti insufficienti perfino a compensare l’ammortamento del capitale esistente (il cui stock si è ridotto nell’ultimo decennio) e ciò nonostante generosissimi incentivi. La disoccupazione è elevatissima e l’occupazione precaria. I redditi sono bassi, le diseguaglianze in crescita e le speranze per il futuro inesistenti. Ciò deriva in buona misura dalle (errate) scelte di politica economica: in Europa si è andati dalla ‘piena condivisione’ delle posizioni di Schaeuble (Padoan), alle polemiche infantili e inconcludenti di Renzi, senza promuovere un dibattito sull’austerità, abbandonando la Grecia al suo destino e limitandosi a chiedere flessibilità sprecata per concedere bonus, incentivi e riduzione di imposte per le imprese che non potevano avere effetto, causa carenza di domanda” Ma la sua denuncia, una lettera inviata a Repubblica, rimaneva  lettera morta. Si ignorava che a Bruxelles la Commissione europea stava lavorando, preparando documenti, programmando riunioni importanti incontri dei ministri, in preparazione di vertici importanti. Silenzio assordante degli esponenti del governo che partecipano agli organismi europei per non parlare delle forze politiche.

Le scadenze europee che ci attendono ignorate dal governo

Eppure le scadenze sono tante, a breve, a partire dalle “raccomandazioni”  sui conti pubblici dei singoli paesi per noi molto importanti visto che non quadrano. Si stanno svolgendo riunioni dei ministri in preparazione del G7 il vertice che si svolgerà in Canada, la guerra commerciale, i dazi, Trump, i problemi del lavoro, una piattaforma messa a punto dai sindacati. Ancora il 27 settembre il governo che verrà deve presentare al Parlamento  la nota di aggiornamento al Def, ad ottobre  è il tempo della “Finanziaria”, la legge di Bilancio. Servono 12,4 miliardi per impedire l’aumento dell’Iva. Alla fine dell’anno se non c’è la legge di Bilancio entra in funzione l’esercizio provvisorio. Nel frattempo, quelli che erano “sussurri”, prese di posizione rivolte all’Italia in merito al risanamento del  deficit,  tenendo conto della crisi politica, ora stanno diventando veri e propri avvertimenti. Il commissario  agli Affari economici, Moscovici, ci fa sapere che non è stato messo a punto il risanamento economico minimo del deficit sul quale Bruxelles ci era già venuta incontro tenendo presente la crisi politica italiana. Per il 2018 la correzione era stata ridotta ad uno 0,3%, cioè 5,2 miliardi.

Moscovici (Ue): “Gli sforzi dell’Italia sono pari a zero”

Diceva Moscovici, senza più usare mezze parole che “gli sforzi fatti dall’Italia sono pari a zero”. Il futuro, insomma, non è certo roseo. Non solo. Proprio qualche giorni fa la Commissione europea ha messo a punto la proposta sul  “prossimo quadro finanziario pluriennale”. Il documento presentato dal presidente Juncker che è passato come un venticello che soffia sulle economie dei singoli paesi, ma niente più, una parentesi sarebbe utile conoscere se qualcuno ne ha parlato nel corso della oscena, perché di questo si tratta, riunione della direzione del Pd, riunione del “volemose bene”.

Scrive  il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi sul suo blog su Huffington Post che “il significato politico del documento è uno solo: la ‘coesione’ non sarà più una politica autonoma di investimento e di crescita, ma un fondo al servizio di altre politiche, da usare anche come deterrente per costringere gli stati membri a rispettare le regole di bilancio. A  pagare saranno le politiche dei  territori, il contrasto ai cambiamenti climatici, alle disuguaglianze, alla disoccupazione e del finanziamento di opere pubbliche. Con questa impostazione, a prevalere sarà l’Europa dell’austerità e dei populisti, contro l’Europa della crescita e della democrazia, a vantaggio della destra più estrema e demagogica, quella che investe sulla paura e sulla chiusura identitaria”. Prosegue Rossi: ”Sul piano tecnico e dunque politico le conseguenze più gravi che ne derivano sono due: la politica di ‘coesione’ (che nel bilancio 2014-2020 rientrava nel capitolo ‘Crescita inclusiva e intelligente’) viene separata da ogni concreta finalità di crescita e innovazione e il Fondo sociale europeo (accorpato al Fondo sul capitale umano) rischia di passare a una gestione diretta, escludendo la mediazione fondamentale delle regio

Il presidente della Toscana: “coesione e politiche agricole perderanno risorse”

Anche se la proposta della Commissione Juncker prevede un aumento del bilancio europeo (si passa da 1.087 miliardi di euro della programmazione 2014-2020 a 1.135 miliardi di euro di oggi, ovvero dal 1.03% all’1.11% del Pil di ogni stato membro) rispetto alla programmazione precedente la ‘coesione’ e le politiche agricole perderanno risorse importanti. Circa il 10%, con picchi molto alti per il Fondo di sviluppo rurale (oggi gestito dalle regioni), che passerebbe da circa 100 miliardi di euro a poco più di 70 miliardi con evidente danno per i produttori e i lavoratori del comparto”.

“Per compensare infine l’uscita del Regno Unito, la Commissione propone nuove risorse proprie. Ad esempio – scrive Rossi – una tassa sulla quantità di plastica non riciclabile e sulle quote di emissioni di CO2”. Benissimo, ma purtroppo tra queste non figura la tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) che potrebbe colpire le speculazioni responsabili, per ampia parte, delle gravi crisi di questi anni, una tassa di civiltà che avrebbe evitato i tagli alla coesione e quindi nuove penalizzazioni per i territori, i capitali sani e i lavoratori che restano il cuore dell’Europa moderna e democratica.

Share