Di Maio al Colle: pronto a tornare a Canossa, chiede di ripartire. Mentre Cottarelli domani al Quirinale per definire la lista dei ministri di un governo pro tempore e senza fiducia. Caos totale

Di Maio al Colle: pronto a tornare a Canossa, chiede di ripartire. Mentre Cottarelli domani al Quirinale per definire la lista dei ministri di un governo pro tempore e senza fiducia. Caos totale

A tarda sera nel corso di un comizio a Napoli, Luigi Di Maio scandisce parole che non t’aspetti: vuole far partire il governo del cambiamento con Salvini ad ogni costo. E dopo aver scatenato l’inferno contro Mattarella, ora,  mettendo da parte, dopo 48 ore, l’ipotesi di un impeachment, chiede di poter tornare a Canossa. Dal Quirinale ovviamente nel momento in cui scriviamo non pervengono risposte, ma certo il Presidente attende in mattinata il presidente incaricato Carlo Cottarelli, ed è in quel momento che si capiranno le decisioni del Presidente. La sortita di Di Maio, che non risulta ancora avallata da Salvini, getta ancor di più nel caos il quadro politico. Per Di Maio, il governo del cambiamento “poteva essere una grande occasione anche per rassicurare i mercati. Noi siamo a disposizione con una soluzione ragionevole ma coerente con quanto fatto fino ad ora”. Parlando dal parco di largo Berlinguer, Di Maio aggiunge: “Siamo pronti a rivedere la nostra posizione se abbiamo sbagliato qualcosa lo diciamo. Ora però si rispetti la volontà del popolo. Una maggioranza in Parlamento c’è. Fatelo partire quel governo, basta governucci e governi tecnici”. I rumors inoltre dicono che sia il Movimento sia il Fdi hanno riaperto l’ipotesi di un governo giallo-verde, guidato dal Carroccio, con il partito di Giorgia Meloni a rinforzare la maggioranza, spostando ancora più a destra l’asse del governo. Un’agenzia Ansa delle 23,15 di martedì scrive: “fonti del Carroccio riferiscono che al momento non ci sono fatti concreti nuovi, definendo questa come la notte delle follie. E non escludono tuttavia che una delle ipotesi che circolano in queste ore possa vedere la luce”. La notte delle follie prima di salire a Canossa? Intanto, il caos è stato scatenato.

Succede tutto all’improvviso, poco dopo le 17: il premier incaricato Carlo Cottarelli è al Quirinale da circa mezzora per consegnare al presidente Mattarella la lista dei ministri di un governo che per la verità sembra non avere chance di ottenere la fiducia delle Camere. Al Senato intanto è in programma l’inizio della discussione sul dl Alitalia, ma l’ordine del giorno viene invertito per una discussione sulla caldissima situazione politica, ed è in quel momento che il caos divampa: inizia Andrea Marcucci, capogruppo del Pd. “L’ultima notizia è che Lega e M5S vogliono iniziare a lavorare nelle commissioni. Noi chiediamo immediatamente lo scioglimento delle Camere per andare a elezioni”. A Marcucci si accoda Gianmarco Centinaio della Lega (“Siamo pronti a tornare a votare domani. Domani torniamo a votare e vi manderemo ancora a casa”), quindi Anna Maria Bernini di Forza Italia (“La soluzione più naturale per noi è ridare la parola al popolo: ritornare ad elezioni riportando Forza Italia all’interno di un centrodestra unito con un programma già validato dagli elettori”). Il Movimento 5 Stelle era intervenuto prima di Marcucci, con Danilo Toninelli che aveva duramente attaccato Sergio Mattarella, ma di fronte a questa novità non si tira indietro: “Era meglio un governo politico – dice Luigi Di Maio – ma siamo pronti a tornare a votare”.

Il governo Cottarelli non ha i numeri. Scioglimento Camere probabile e molto presto

Praticamente in contemporanea, Cottarelli lascia il Quirinale, senza rilasciare dichiarazioni, senza consegnare una lista definitiva, e subito partono le indiscrezioni su una rinuncia al mandato. “Con Mattarella si rivedranno domattina – fa sapere il Quirinale – Nessuno ha parlato di rinuncia, Cottarelli ha solo bisogno di più tempo per completare lista dei ministri”. Ma a questo punto il pressing dei partiti si fa più forte, anche perché Cottarelli non ha i numeri: perfino Maurizio Martina oggi ai gruppi del Pd ha consigliato al massimo una astensione benevola “per rispettarne l’imparzialità”. A questo punto, ragionano i partiti, meglio anticipare il voto: se domani Cottarelli rinunciasse e Mattarella sciogliesse le Camere, la prima data utile (occorrono 60 giorni per espletare tutte le pratiche per il voto degli italiani all’estero) per tornare alle urne sarebbe quella del 29 luglio, che sarebbe proprio il sessantesimo giorno. Altrimenti si slitta, e perfino agosto non sembra un mese da scartare secondo quanto trapela.

Cresce tra i partiti dunque la voglia di voto il prima possibile

Anche questo fattore avrebbe pesato sulla scelta di Carlo Cottarelli di mettere in stand by la sua decisione sullo scioglimento della riserva. Per evitare che il voto cada in pieno agosto, dunque, bisognerebbe dichiarare la fine della legislatura entro domani. Altro fattore su cui si ragiona, è il rischio – per la verità in gran parte calcolato – che il governo Cottarelli non prenda neanche un voto in Parlamento. Il reggente del Pd, Maurizio Martina, infatti, ha proposto alla Direzione del partito l’astensione. E’ possibile che questa circostanza, insieme alla durata brevissima dell’esecutivo, abbia anche reso più difficile individuare personalità di livello pronte a “sacrificarsi” per fare il ministro. Il dato di fatto nuovo di oggi, comunque, è la volontà dichiarata anche dai dem di voler tornare alle urne rapidamente. “Spero in un accordo tra le forze politiche per andare a votare entro la fine di luglio”, ha dichiarato Andrea Orlando.

Le mosse del Pd in vista di nuove elezioni anticipate a breve

La precipitazione degli eventi verso il voto (in serata frenata dal Quirinale che ha negato l’ipotesi di una rinuncia del premier incaricato) avrebbe un impatto non secondario sulle vicende dem. Perchè il Pd si è già messo al lavoro sulla manifestazione del 1 giugno che, simbolicamente, si terrà a piazza Santi Apostoli. Dove, per esplicita indicazione del Nazareno, sventoleranno bandiere tricolori e dell’Ue. Un tema che il Pd ha intenzione di sviluppare nella prossima campagna elettorale con un “fronte anti-sfascisti” (copyright Matteo Renzi) da presentare agli elettori. L’ex segretario, da parte sua, ha chiarito: “Io stavolta gioco mediano, anziché centravanti”. A questo ‘fronte’, però, il Nazareno vorrebbe dare un taglio specifico. Ha chiarito un big Pd: “Non sarà a ad uno schieramento indistinto, una zattera di salvataggio per tutta la sinistra e con tutti dentro”. Per questo, si pensa ad un “fronte europeista” piuttosto che a qualcosa di simile all’Unione. Ma è la leadership il tema sempre poco sviluppato tra i dem. Una parte del Pd vedrebbe bene Paolo Gentiloni, un’altra Carlo Calenda. Quest’ultimo viene indicato da chi lo sostiene come “perfetto interprete di un fronte pro-Europa”. Sul primo, largamente sostenuto nel partito, potrebbe solo pesare l’ipotesi di un fallimento dell’operazione-Cottarelli e di una ‘prorogatio’ della ‘prorogatio’ fino alle urne. Per adesso, però, è lo stesso Calenda ad indicare Gentiloni come ‘front man’ ideale per le prossimo elezioni.

Grasso, LeU: “iniziativa politica forte a difesa della Costituzione e delle prerogative del Capo dello Stato”

Nel corso del suo intervento al Senato, Pietro Grasso, per Liberi e Uguali ha affermato, rivolgendosi a Lega e 5Stelle, che “noi lanceremo nelle prossime ore un’iniziativa politica forte sulla quale ci auguriamo convergano le forze civiche del nostro Paese. Noi spiegheremo ai milioni di cittadini che guardano con preoccupazione alla vostra irresponsabilità che con la vostre azioni state mettendo a rischio la qualità della nostra democrazia, la stabilità dell’Italia, la tenuta dell’economia, i risparmi delle famiglie, il credito alle imprese. Voi state aprendo la strada ad una crisi ben più forte e profonda di quella che si riesca a immaginare. State ipotecando il presente e il futuro della nostra nazione”.

Intanto, la destra gioca la sua carta presidenzialista, mentre Salvini propone il premio di maggioranza nel Rosatellum

Il presidenzialismo “è la più grande riforma che possiamo fare. Se il Capo dello Stato può scegliere i ministri allora lo devono votare gli italiani. Da oggi ci sono i nostri banchetti in tutta Italia e una petizione on line, sia per la richiesta di dimissioni di Mattarella che per il presidenzialismo”, ha detto Giorgia Meloni, leader Fdi, nel corso di un comizio a Imperia. “Sono d’accordo” con l’introduzione nel ‘Rosatellum’ di un premio di maggioranza, e per questo “ci vuole un Parlamento che lo faccia. Per questo chiedo ai presidenti di Camera e Senato e di insediare le Commissioni”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, in un’intervista a DiMartedì, in onda su La7. “Un pezzo di Fornero la può eliminare il Parlamento, la legittima difesa la può approvare il Parlamento come il taglio dei vitalizi e di qualche tassa. Non permetterò che in attesa di Cottarelli e Mattarella gli italiani abbiano un Parlamento che non lavora”.

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