Continua il tam tam eversivo contro Mattarella. Salvini-Travaglio conquistano La7. Giletti ha fatto scuola. I media di tutto il mondo forniscono informazioni. I nostri “specializzati” in retroscena mentre vola il debito pubblico

Continua il tam tam eversivo contro Mattarella. Salvini-Travaglio conquistano La7. Giletti ha fatto scuola. I media di tutto il mondo forniscono informazioni. I nostri  “specializzati” in retroscena mentre vola il debito pubblico

Nelle stazioni di Milano Centrale, Roma Termini, Roma Tiburtina, fino alla fine della campagna per le elezioni del 4 marzo, un tabellone luminoso per iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni, segnalava che il debito pubblico ammontava a circa 2.281 miliardi. Un avvertimento e un monito, “ogni promessa è debito”. Ci si rivolgeva alle promesse elettorali, protagonisti in primo luogo i “politici”, si fa per dire, di M5S e della Lega, che mettevano in campo con il famoso, in senso negativo, “contratto”, iniziative per un costo di circa 130 miliardi, se ben ricordiamo, dalla flat tax, che avrebbe fatto più ricchi i ricchi e più poveri i poveri, alla bufala del reddito di cittadinanza. Tutto sotto l’occhio vigile e benevolo del candidato a ministro del Tesoro e dell’Economia, il professor Savona, il quale dal momento che è un grande economista, e non lo mettiamo in dubbio, avrebbe dovuto sapere che alle promesse del “contratto” non si sarebbe  potuto far fronte avendo in cassa seicento milioni. Neppure usando a piene mani la politica del disavanzo, dando surreali interpretazioni delle politiche espansive proposte da Keynes, si sarebbe potuto dar corso alle promesse. Forse una revisione del pensiero di Keynes che scrive negli anni della seconda guerra mondiale, quando eravamo in presenza di una economia di  guerra e poi in presenza dei due grandi blocchi mondiali, Usa e Urss, sarebbe utile proprio per valorizzare a attualizzare il pensiero del grande economista, che non aveva certo previsto le nuove regole dell’economia mondiale dettate dalla globalizzazione.

Un terzo del debito pubblico in mani straniere, banche mondiali e istituti finanziari

Dal 4 marzo poco tempo è passato, una infinità se si pensa che ancora non sappiamo come andrà a finire, se si voterà a luglio oppure no, e già quel dato del debito che campeggiava alle stazioni di Milano e Roma è cambiato. Siamo oggi a poco più di 2.302 miliardi di debito pubblico. Non solo sarà utile ricordare a chi lo ha dimenticato che  oltre un terzo del debito è nelle mani straniere, banche mondiali e istituti finanziari. Tra  il 2015 e il 2017, è  raddoppiata la fetta di titoli pubblici detenuta dalla Banca d’Italia che ha incrementato di quasi 200 miliardi di euro (+108%) gli acquisti di Bot e Btp nell’ambito del piano promosso dalla Banca centrale europea. Ancora: scende da 149 miliardi a 120 miliardi (-20%), complice anche il forte calo dei rendimenti, lo stock di obbligazioni pubbliche emesse dal Tesoro detenuto da famiglie e imprese. Si è alleggerito di quasi 32 miliardi, il portafoglio di bond dello Stato italiano posseduto dalle banche. Sottolinea il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, che ha elaborato questi numeri che “sono fondamentali per capire il grado di attenzione degli osservatori mondiali in vista della formazione del nuovo governo”. “Chiunque riuscirà a formare una maggioranza e a dar vita a un nuovo esecutivo dovrà fare i conti con i big mondiali della finanza, esattamente come è accaduto negli ultimi decenni. Nonostante gli sforzi della Bce, siamo sempre sotto pressione e il potere delle grandi banche d’affari internazionali, che hanno la maggioranza relativa di ‘Italia spa’, è enorme”.

Spread e Borsa di Milano, netto miglioramento. Le parole di Visco, Bankitalia

Non è un caso il movimento tellurico, verrebbe da dire, che sta caratterizzando lo spread, il differenziale fra i nostri Btp e i Bund tedeschi, e l’andamento del mercato finanziario. Spread martedì oltre i 320 punti, Borsa di Milano -2,65, 80 miliardi bruciati in undici sedute. Il giorno dopo spread a 247 punti, Borsa a + 2.09. Ieri la relazione del governatore della Banca d’Italia, che ha definito un “fatto emotivo”  spread e Borsa, un segnale non benevolo nei nostri confronti, ha lanciato un grido di allarme sulla situazione  del nostro paese, dando valore e sostanza all’operato del Presidente della Repubblica affermando che “il nostro destino è legato all’Europa. Ora stiamo uscendo da 25 anni di crisi ma il debito va ridotto o perderemo tutta la nostra credibilità”. Vuol dire questo che si accetta la politica dell’austerità, che non si può investire, che il fiscal compact inserito in Costituzione ci impedisce di investire, che  l’euro è la nostra disgrazia? Vuol dire al contrario che occorre un salto di qualità, una politica economica della Ue che punti sul consenso e sulla collaborazione dei paesi partecipanti, che molte cose, anche dal punto di vista del ruolo e della struttura degli organismi che hanno sede a Bruxelles sono da cambiare profondamente. Non è mai inutile richiamare  il “Manifesto di Ventotene”, ma lo si deve fare per costruire, non per distruggere.

È in questo quadro che si è mosso il Presidente della Repubblica. Non solo, quando non ha accolto la proposta dei grillini e dei leghisti di affidare il ministero al professor Savona, non ne ha fatto un caso personale. Ha posto una questione politica: la salvaguardia della Costituzione. È stato sottoposto ad un indegno linciaggio. Capofila, lo diciamo con dispiacere per la stima che abbiamo per il direttore Mentana, è stata proprio La7. Non solo, abbiamo dovuto assistere, con sgomento lo diciamo chiaramente, al Giletti show in cui contro Mattarella se ne sono dette di cotte e di crude, offese pesanti, gravissime. Ad attaccarlo squallidi personaggi della politica, si fa per dire, e dell’economia.

La7: esibizione, senza freni, del direttore del “Fatto”. Floris evita di turbare Salvini

Nella serata di martedì, questa volta l’attacco contro il Presidente della Repubblica è  venuto, sempre su La7 dalla trasmissione “Di martedì” condotta da Floris in cui a Travaglio è stato consentito di recare offesa al Capo dello Stato e anche a chi in trasmissione si permetteva di difenderne l’operato. Non solo. Cosa ancora più grave è che  nell’intervista di Floris a Salvini, con una claque, a dire organizzata è poco, pronta all’applauso, uno ogni pochi minuti, a gloria del leghista numero uno. Il conduttore, giornalista di grande professionalità, guarda caso ha dimenticato di dare la notizia del giorno che riguardava Di Maio e la sua retromarcia, non più  la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, anzi, se possibile, il ritorno al Quirinale per riprendere un discorso interrotto sul governo giallo-verde. Notizia che  circolava su tutti i giornali, quelli on line, nei tg e nei gr. Perché Floris non gli ha posto neppure una domandina come avrebbe fatto qualsiasi giornalista  che non si sarebbe lasciato sfuggire  l’occasione di cogliere al volo il “pensiero”, si fa per dire, del Salvini?

Tutela del risparmio in Costituzione. IL capo dello Stato ha esercitato un diritto, un dovere

Non solo. Sempre nel corso della trasmissione si sono richiamate dichiarazioni di due costituzionalisti come il professor Onida e la professoressa Carlassare, i quali, come era  già noto, hanno sostenuto che il presidente della Repubblica aveva fatto politica era andato oltre i poteri che gli assegna la Costituzione. Già gli ha risposto in trasmissione il professor Cassese come hanno fatto la stragrande maggioranza dei costituzionalisti. Fra l’altro a Mattarella è stato rimproverato di aver invaso un  campo, quello della tutela del risparmio che non sarebbe compito suo.  Ci limitiamo a citare l’articolo  47 della Costituzione: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”. Verrebbe voglia di dire ai costituzionalisti che hanno ritenuto che Mattarella sia uscito dai binari, rileggetevi la Costituzione. Senza offesa, ovviamente.

L’importanza dei prossimi G7 Per l’Italia che ci sarà? Forse i funzionari

Infine una osservazione bonaria, diciamo, nei confronti di quei politici e di quei giornalisti che se la prendono con i media di tutto il mondo perché parlano dell’Italia. Una cosa sono le doverose risposte a chi dalla Ue vuol dettare lezioni e non ne ha né il diritto né la capacità. Altro è il “racconto”, la libertà di informare da parte dei giornalisti e quella dei cittadini di tanti altri paesi europei, e non solo, di essere informati  su quanto avviene in Italia. Il “Bel Paese”, che Di Maio e Salvini non riusciranno a sporcare, perlomeno lo speriamo, che fa parte del G7, i sette grandi del mondo, che proprio in questi giorni, il 31 maggio il primo appuntamento, avranno diversi incontri. Giovedì sarà la volta dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali. La delegazione ministeriale italiana non sarà guidata dal direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via che ha lasciato l’incarico per scadenza del mandato non rinnovato. Ci sarà Padoan? Non si sa. Il 7 giugno si riunirà in Canada il  G7 di cui fanno parte Giappone, Francia, Canada, Germania, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, diventa G8 quando partecipa anche la Russia. Nel tabellone di questo 44esimo vertice sono segnati i nomi dei  partecipanti. Per l’Italia c’è scritto “presidente del Consiglio”. Ci sarà, non ci sarà, ci sarà ma dimissionario? È come giocare un  terno al lotto. E poi ci lamentiamo se i giornali di tutto il mondo descrivono una Italia in difficoltà, un paese dove populisti e sovranisti, giocano una partita che può essere devastante per la democrazia, in Italia e in Europa. Pensare che neppure lo chef del sovranismo, Trump, li vorrebbe a casa propria.

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