Cgil. Baseotto a RadioArticolo1: “emergenza democratica. Grande manifestazione nazionale dei sindacati”. “Difendiamo la Costituzione”

Cgil. Baseotto a RadioArticolo1: “emergenza democratica. Grande manifestazione nazionale dei sindacati”. “Difendiamo la Costituzione”

“Più che vicinanza e solidarietà, noi abbiamo espresso al Presidente della Repubblica la nostra forte preoccupazione per una crisi politico-istituzionale che ha pochi precedenti nella storia d’Italia. Siamo rimasti basiti dalla violenza degli attacchi al ruolo di Sergio Mattarella. Non è accettabile che si colpisca una figura istituzionale, mentre svolge impeccabilmente il proprio ruolo, stabilito del resto dai dettami della Costituzione. Nessuno può impedire che il Presidente eserciti le sue funzioni, oltretutto sapendo che è in corso da tempo nel Paese un’emergenza chiamata lavoro. Perciò organizzeremo assieme a Cisl e Uil ‘Difendiamo la Costituzione’, una grande manifestazione nazionale”. È quanto ha affermato oggi ai microfoni di RadioArticolo1, il segretario confederale Cgil, Nino Baseotto.

È in atto una vera e propria emergenza democratica, perché, alla crisi istituzionale e politica, si aggiunge una situazione economica sempre più preoccupante, dallo spread in forte salita alla crescita della povertà, alla riduzione dei servizi sociali, che continuano ad affliggere le fasce più deboli, ovvero lavoratori, pensionati e giovani: “Un mix esplosivo per la democrazia di questo Paese. Oltretutto, esiste anche una fortissima crisi di fiducia: quella d’investitori e mercati, ma anche quella delle famiglie italiane, come rivela l’Istat. Fenomeno non nuovo, quest’ultimo, visto che sono anni che sono stati drasticamente ridotti diritti e tutele, ingenerando un forte senso d’insicurezza, allarme e sfiducia nella gente verso le istituzioni, frutto di tante politiche sbagliate seguite in questi anni”, ha osservato il sindacalista.

“Noi vogliamo più Europa, ma molto diversa dall’attuale: non è accettabile avere un’Unione che continui a obbedire alle logiche dei grandi interessi finanziari, alla politica del rigore e dell’austerità a senso unico della signora Merkel. Noi vogliamo un’Ue più sociale, perché l’attuale modello ha fallito. Penalizza i consumi, penalizza le condizioni di milioni di persone delle fasce più deboli, che però sono anche quelle che assicurano ricchezza al continente, perché sono i lavoratori, i pensionati, i giovani. È un circolo vizioso, che va spezzato. Da tale punto di vista, l’Italia deve porre fine a una stagione negativa e affermare i propri valori e il proprio prestigio. A livello comunitario, siamo sempre più ininfluenti; al contrario, dobbiamo riprendere il nostro ruolo, cambiando drasticamente le politiche e facendo valere le nostre ragioni ai tavoli di Bruxelles”, ha proseguito l’esponente Cgil.

Poi c’è la quotidianità, da un lato, legata alla mancanza di lavoro e dall’altro, fatta di continui incidenti e morti sul lavoro. “Sotto tale profilo, vi sono cose urgentissime da fare, come noi ripetiamo da molto tempo: un piano straordinario per l’occupazione, in particolare per l’occupazione giovanile, e poi, se parliamo di salute e sicurezza sul lavoro, bisogna investire in prevenzione e controlli. Siamo in presenza di una strage drammatica, devastante, dovuta al fatto che la sicurezza è considerato un tema marginale, se non addirittura un costo da evitare. E allora occorre proprio cambiare paradigma e ritornare a pensare che lo stato sociale, i servizi, la sanità, sono un investimento sulla qualità della vita e del lavoro degli italiani e costituiscono un motore di sviluppo”, ha evidenziato il dirigente sindacale.

“Serve un governo al più presto, che guardi agli interessi dei cittadini e non alle pulsioni xenofobe e razziste di qualche leader politico, che al momento sembra essere al comando delle operazioni. Serve un governo con cui le forze sociali possano confrontarsi, magari anche litigare, ma di sicuro far pesare le proprie ragioni, opinioni e proposte, in una situazione di stallo così drammatico, dove assistiamo a un degrado delle istituzioni e dell’economia che rappresenta un pericolo per la democrazia e colpisce soprattutto le fasce più deboli del Paese”, ha concluso Baseotto.

Da Rassegna.it

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