Carlo Cottarelli premier incaricato per un governo transitorio e neutrale. In Parlamento non ci sono i numeri per la fiducia. Elezioni anticipate il 9 settembre?

Carlo Cottarelli premier incaricato per un governo transitorio e neutrale. In Parlamento non ci sono i numeri per la fiducia. Elezioni anticipate il 9 settembre?

Il presidente della Repubblica ha affidato l’incarico di formare il governo all’economista Carlo Cottarelli, che ha accettato con riserva, garantendo però tempi “molto stretti”. Il presidente del Consiglio incaricato si è subito recato a colloquio dal presidente della Camera, Roberto Fico e, nel primo pomeriggio ha incontrato la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Cottarelli potrebbe non svolgere consultazioni e tornare al Colle con la lista dei ministri già domani. Tra mercoledì e giovedì il governo Cottarelli potrebbe presentarsi in Parlamento per la fiducia e pronunciare il discorso programmatico. Per fissare la data della fiducia ci sarà bisogno di un’altra conferenza dei capigruppo sia a Montecitorio che a palazzo Madama. L’obiettivo è chiudere prima della festa della Repubblica del 2 Giugno, appuntamento caro al presidente Mattarella. Due le opzioni in campo, la prima passa per il voto di fiducia, prevedendo un governo che presenti la legge di bilancio e porti il paese alle elezioni all’inizio del 2019; in caso di non fiducia dalle Camere, invece, il voto arriverebbe “dopo agosto”, ha spiegato lo stesso Cottarelli uscendo dal colloquio con Mattarella. I numeri però non sembrerebbero utili per il primo scenario, quello che prevede di avere la fiducia parlamentare. Alla Camera, ai no, scontati di M5S e Lega, si sono appena aggiunti quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia. In totale 483 voti, su un totale di 630 deputati (M5S 222, Lega 125, Fi 104, Fdi 32). Attende di decidere sulla fiducia a Cottarelli il Pd (111 deputati), attende anche Leu (14), mentre non si conosce ancora la posizione dei 21 esponenti delle altre realtà minori. Al Senato stessa situazione: orientati per il no M5S (109 senatori), Lega (58), Fi (61), in totale 228 probabili voti contrari, a fronte di una maggioranza richiesta di 160 senatori. Restano in stand by i voti del Pd (52), di Leu (4), del gruppo misto (8) e di Svp-Patt, Uv, pari a 8.

Lo scenario inedito: una Legislatura mai formalmente partita rischia di chiudersi tra un mese

Un governo senza numeri, dunque. Che fare, votare o no per l’economista già collaboratore di Enrico Letta a palazzo Chigi? In queste ore il centrosinistra si divide. Tra chi come Riccardo Nencini dice sì alla fiducia, “per il bene del Paese”, e chi come Leu e il Pd, valutano attentamente la mossa da compiere. Tanto più che di mezzo c’è il rapporto con il Quirinale, già messo a dura prova dalla polemica senza risparmio di colpi del duo Di Maio-Salvini. Lega e M5s, appunto. Se c’è una cosa chiara è che dal sodalizio gialloverde non arriverà neppure un voto all’economista della Fmi. Il governo ‘senza fiducia’ dovrà abituarsi alla pratica della coabitazione con un parlamento dove la maggioranza, quella del contratto di governo, è all’opposizione dell’esecutivo. Qui il punto: chi tra le opposizioni votasse la fiducia al governo si troverebbe ad essere considerata di fatto maggioranza? Una condizione del tutto inedita nella storia repubblicana, come già inedito è il fatto che una Legislatura mai apertasi formalmente rischia di chiudersi entro due mesi.

Cottarelli: “governo neutrale, né io né i ministri saremo candidati alle elezioni”. Si parla già del 9 settembre

In ogni caso, Cottarelli ha garantito che “il governo manterrebbe una neutralità completa rispetto al dibattito elettorale e mi impegno a non candidarmi alle prossime elezioni e chiederò un simile impegno a tutti i membri del governo”. Quanto al programma, sarà ben circoscritto: il Capo dello Stato “mi ha chiesto di presentarmi in Parlamento con un programma che porti il Paese a nuove elezioni”, molto probabilmente per il 9 settembre, chiarisce subito il presidente del Consiglio incaricato, che fa anche altre due precise puntualizzazioni: “vi posso assicurare nel modo più assoluto che un governo da me guidato assicurerebbe una gestione prudente dei nostri conti pubblici”. E se è vero che “un dialogo con l’Europa in difesa dei nostri interessi è essenziale e possiamo fare meglio che in passato”, tuttavia per l’economista questo dialogo “deve essere costruttivo nel pieno riconoscimento che, come Paese fondatore dell’Unione europea, il nostro ruolo resta essenziale come resta essenziale la nostra continua partecipazione all’area dell’euro”.

 

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