Siria. Spirano venti di guerra tra Russia e Usa. Trump minaccia di lanciare missili “belli e intelligenti”. Putin auspica buon senso, ma poi boccia la Risoluzione Onu contro Assad

Siria. Spirano venti di guerra tra Russia e Usa. Trump minaccia di lanciare missili “belli e intelligenti”. Putin auspica buon senso, ma poi boccia la Risoluzione Onu contro Assad

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti “non commenta possibili operazioni militari future”. Lo ha affermato una fonte del Pentagono interpellata dall’emittente televisiva statunitense “Cnbc”. Poche ore fa, in un messaggio sul suo profilo Twitter, il presidente degli Usa, Donald Trump, ha scritto che “missili belli, nuovi e intelligenti” arriveranno sulla Siria. Secondo la fonte interpellata da “Cnbc”, il presidente degli Stati Uniti “ha a sua disposizione un’ampia varietà di strumenti”. Nel suo messaggio su Twitter, Trump ha, inoltre, invitato la Russia a “non essere partner di un animale che impiega gas tossici per uccidere la sua gente, godendone”. Il riferimento è al presidente siriano, Bashar al Assad, più volte definito “animale” da Trump e accusato dagli Usa di essere responsabile del presunto attacco chimico contro Douma, situata nella regione di Ghouta orientale, a est di Damasco. Nella giornata di mercoledì, l’ambasciatore russo in Libano, Aleksander Zasypkin, ha dichiarato che la Russia si riserva il diritto di abbattere i missili che gli Stati Uniti potrebbero lanciare contro la Siria in un eventuale raid. Inoltre, Zasypkin ha dichiarato che la Russia potrebbe colpire i siti di lancio dei missili statunitensi diretti contro la Siria. Il presidente russo Vladimir Putin auspica che “prevalga il buon senso e che le relazioni internazionali tornino su un binario costruttivo, affinché il sistema globale sia più stabile e facile da prevedere”. In un intervento a una cerimonia al Cremlino per ricevere le credenziali di ambasciatori stranieri, Putin ha riconosciuto che la situazione globale di questi giorni “non può non essere causa di preoccupazione”, “diventando di giorno in giorno più caotica”.

L’Europa assente. La Gran Bretagna di Theresa May vuole prove sugli attacchi chimici. Macron sta chiamandosi fuori

Intanto, la premier britannica, Theresa May, ha detto che il Regno Unito ha bisogno di prove più certe prima di unirsi al possibile intervento militare che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minaccia di lanciare contro il regime del leader siriano Bahsar al Assad come rappresaglia per il sospetto utilizzo di armi chimiche: la notizia è pubblicata in apertura di prima pagina dal quotidiano londinese “The Times”, che riferisce il contenuto della conversazione telefonica avuta ieri dalla May con Trump. La premier britannica insomma ha respinto l’idea statunitense di un attacco immediato, scrive il “Times”, in attesa del risultato del lavoro degli ispettori internazionali dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), i quali si stanno preparando a recarsi in Siria. Il presidente Usa a inizio di settimana aveva promesso di rispondere entro 48 ore “con la forza” all’attacco chimico che, secondo le accuse, il regime siriano avrebbe sferrato sulla enclave dei ribelli di Douma, alle porte di Damasco e nel quale sono rimaste uccise 100 persone, in gran parte donne e bambini; ora però, riferisce il “Times”, anche Trump starebbe ripensandoci: pur avendo cancellando tutti gli impegni in vista della scadenza del suo “ultimatum”, a frenarlo sarebbero i timori di una possibile dura risposta da parte della Russia e dell’Iran, gli sponsor del regime siriano che, grazie al sostanzioso l’impiego delle loro truppe, negli ultimi due anni hanno permesso ad Assad di riprendere il controllo di gran parte della Siria. Secondo il “Times” anche l’entusiasmo interventista del presidente francese, Emmanuel Macron, si starebbe spegnendo: è vero che ha ribadito come il regime di Assad abbia “superato una linea rossa” con il nuovo utilizzo di armi chimiche; ma ha anche fatto capire che un eventuale attacco francese si concentrerebbe solo sulle fabbriche in cui quelle armi chimiche vengono prodotte.

Onu, Consiglio di sicurezza. La Russia mette il veto su progetto di risoluzione anti Assad degli Stati Uniti

La riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti (Onu) si è concluso con il veto della Russia alla risoluzione presentata innanzitutto dagli Stati Uniti per istituire un’inchiesta tesa ad accertare le responsabilità nel presunto utilizzo di armi chimiche in Siria lo scorso sabato. Dodici membri del Consiglio hanno votato a favore, la Cina si è astenuta e la Bolivia, oltre alla Russia, hanno votato no. Affinché una risoluzione sia approvata, ricorda il quotidiano “New York Times”, necessita oltre che di nove voti favorevoli, anche dei voti non contrari di Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Stati Uniti, membri permanenti. Nikki Haley, ambasciatore Usa presso l’Onu ha osservato su Twitter: “Ad un certo punto o si è a favore di un’inchiesta indipendente e imparziale, oppure no. Oggi per la sesta volta, la Russia ha tradito il popolo siriano ed ha posto il veto nei confronti di un meccanismo che avrebbe obbligato coloro che hanno usato armi chimiche a risponderne”. Gli Stati Uniti ed altre potenze occidentali non escludono anche in sede Onu azioni militari contro l’attacco chimico.

L’appello di Gorbaciov, Nobel per la pace, a Putin e Trump: “ritrovate la salute mentale”

“Ritrovate la salute mentale”: queste le parole che l’ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov, 87 anni, ha rivolto ai presidenti Vladimir Putin e Donald Trump. Come un padre che richiama alla disciplina i propri figli, Gorbaciov – intervistato dall’agenzia di stampa russa ‘Interfax’ – ha chiesto a Trump e Putin di “abbassare i toni” e di avviare un “negoziato diplomatico” per risolvere la questione siriana. “Sono certo che nessuno di loro voglia una guerra, ma in questo momento toni così accesi potrebbero condurre a grossi guai, e la gente comune non è cosciente del pericolo che sta correndo”. “Sono molto preoccupato” ha proseguito l’ex presidente dell’Urss. “Era da tanto tempo che le cose non andavano così male, e sono molto contrariato dal modo in cui i leader mondiali si stanno comportando. Assistiamo a una grande incapacità nell’impiegare gli strumenti diplomatici. La politica internazionale si è trasformata in scambi di accuse, sanzioni e addirittura attacchi militari”. Quindi il premio Nobel per la pace – ottenuto nel 1990 per il suo ruolo nella fine della Guerra fredda – ha ricordato che Russia e Stati Uniti tengono nuovamente i fili di questa crisi, perciò spetta a loro “avviare colloqui seri, incontrandosi a metà strada”.

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