Siria. In attesa dell’Onu, è l’Europa che è costretta a discuterne, ma solo Corbyn, la Gue e alcuni costituzionalisti italiani pongono una enorme questione democratica europea sulla guerra

Siria. In attesa dell’Onu, è l’Europa che è costretta a discuterne, ma solo Corbyn, la Gue e alcuni costituzionalisti italiani pongono una enorme questione democratica europea sulla guerra

In attesa che dal Consiglio di sicurezza dell’Onu giungano notize sulla bozza di Risoluzione presentata da Stati Uniti, Regno Unito e Francia, con la quale sostanzialmente si stigmatizza l’uso delle armi chimiche di Assad e si conferma l’inchiesta indipendente su centri di ricerca e laboratori chimici siriani, è l’Europa oggi a dare qualche segno di vitalità su quanto è accaduto nello scacchiere mediorientale nel week end appena trascorso. Intanto, finalmente il Parlamento italiano ha deciso che martedì alle 18, al Senato, ci sarà l’informativa di Gentiloni ma senza un voto sulla posizione italiana (se c’è) in merito ai raid missilistici compiuti da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia su alcuni obiettivi strategici a Damasco e Homs. Inoltre, Gentiloni dovrebbe anche riferire sulla posizione italiana sull’intero quadro mediorientale, che è andato via via incagliandosi in una situazione geopolitica e strategica difficile.

Sul tappeto, le due grandi questioni: la guerra civile siriana e il popolo palestinese, affamato, isolato, arreso

Pesano le due enormi questioni sul tappeto: la questione siriana, da un lato, con la guerra civile che perdura da almeno sette anni e un raìs come Assad che ha costruito alleanze potenti, con la Russia e con l’Iran (con quest’ultimo per via della medesima adesione al movimento islamico sciita) e la cui caduta, più volte auspicata e tentata ad esempio da Obama, è sempre rinviata, nonostante le accuse di crimini di guerra contro la popolazione civile. La seconda è la questione palestinese, o forse varrebbe pure la pena chiamarla israelo-palestinese, poiché il settantesimo anniversario dello Stato di Israele coincide con la cosiddetta Nakba, la cacciata dei palestinesi dalle loro case, e genera le uccisioni del venerdì da parte dell’esercito israeliano. Alle nuove strategie di colonizzazioni israeliane dei Territori palestinesi si affianca la decisione di trasferire a Gerusalemme la capitale dello Stato ebraico e l’ambasciata americana, uno schiaffo alle altre due religione monoteiste, e ai palestinesi che su Gerusalemme est puntavano per aprire un varco alla strategia dei “due popoli, due stati”. Nel medioriente le due questioni si legano strettamente, e non è un caso che Israele abbia minacciosamente attaccato una base iraniana in Siria, nei pressi di Aleppo (naturalmente l’Iran è tra i principali sostenitori di Hamas e dei palestinesi). La verità è che il fuoco del conflitto mediorientale è ormai acceso, e che i missili sulla Siria tendevano ad essere un avvertimento politico di tre Stati occidentali ai protagonisti del conflitto regionale, oltre a Siria e Iran, anche l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo. Sulla più complessiva questone geopolitica, insomma, le autorità politiche europee cominciano a discutere, più o meno seriamente. In Italia dunque è confermata per domani alle ore 18 la convocazione dell’Aula del Senato per l’informativa del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sulla crisi siriana.

Al Parlamento europeo i partiti maggiori appoggiano i raid, Gue contraria, Verdi per il “ni”

Al Parlamento europeo, i presidenti dei principali gruppi hanno espresso il loro sostegno all’attacco condotto da Stati Uniti, Francia e Regno Unito in Siria per rispondere all’utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad. Manfred Weber del Partito Popolare Europeo, Udo Bullmann dei Socialisti&Democratici, Syed Kammal dei Conservatori e Riformatori Europei, e Guy Verhofstadt dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa hanno detto che l’attacco mirato era “giustificato”. “Il regime ha utilizzato le armi chimiche contro la sua popolazione, donne e bambini, e non è la prima volta. Lo ha fatto 73 volte: è un regime genocida che ha perso tutta la sua legittimità”, ha ricordato Verhofstadt. La presidente dei Verdi, Ska Keller, non ha criticato l’attacco. “La guerra chimica è sempre inaccettabile”, ha detto Keller chiedendo “maggiori sforzi” per fermare la guerra. Contro l’intervento di Stati Uniti, Francia e Regno Unito si sono espressi i rappresentanti dei gruppi della Gue, la sinistra “radicale”, gli euroscettici dell’Efdd (di cui fa parte il Movimento 5 Stelle) e l’estrema destra dell’Efn (di cui fa parte la Lega).

Mogherini al Consiglio affari esteri Ue: serve soluzione politica. Ma è assente del tutto l’autonomia dell’Europa

Ma Siria, Iran e Russia sono stati i tre temi dominanti anche del Consiglio affari esteri della Ue (Cae), che si è svolto a Lussemburgo. Nel corso dell’incontro, presieduto dall’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, si è riaffermato l’impegno verso la piena attuazione dell’accordo sul nucleare iraniano. Inoltre, rispetto allo scorso anno “le condizioni” in Siria “non sono migliori”, secondo Mogherini. Anzi “si stanno deteriorando, e la soluzione sembra lontana. Ma più distruzione vediamo sul terreno, più diventa urgente una soluzione politica”. Il punto, tuttavia, che sfugge alla Mogherini, è che l’Europa deve farsi carico della soluzione politica, non accettare a maggioranza le decisioni prese a Washington. Mogherini va pure oltre, sfidando la logica, e la storia: “L’unico modo per evitare l’espandersi” della crisi nella regione è rilanciare “un negoziato politico significativo” e “cercheremo di usare la conferenza di Bruxelles” del 24 e 25 aprile “per andare in questa direzione”. L’interrogativo da porre è il seguente: come si fa a dare soluzione politica alla crisi siriana se non si mette sotto accusa Assad e non si dà soluzione alla questione palestinese? Ma a questo interrogativo, né Mogherini, né gli altri leader europei osano dare risposte credibili, lasciando la patata bollente dell’intervento militare alla Francia e alla Gran Bretagna, come già accaduto qualche anno fa, quando governavano Sarkozy e Tony Blair.

Corbyn ai Comuni attacca May contro l’intervento e pone una questione democratica

Certo, chi ha le idee chiare pare ancora essere il leader laburista Jeremy Corbyn che ha contestato duramente nel corso di un dibattito ai Comuni la legalità dei raid sulla Siria, definita “discutibile”, e ha accusato la premier Theresa May di aver evitato “lo scrutinio del Parlamento” prima dell’ordine di fuoco. “Il primo ministro deve rispondere a questa Camera, non al presidente Donald Trump”, ha detto Corbyn, fra le proteste dei banchi Tory, riconoscendo come indiscutibile la portata della tragedia della guerra in Siria, ma mettendo in dubbio l’evidenza dell’attacco chimico di Duma. Corbyn ha sostenuto che i mezzi diplomatici non siano stati esauriti prima di bombardare, ha denunciato i doppi standard del governo britannico che non ritiene di intervenire ad esempio nel conflitto portato avanti nello Yemen dall’alleato saudita, e da Israele contro i palestinesi e ha infine invocato una legge ad hoc, un “War Powers Act”, che imponga per il futuro un voto del Parlamento prima del via libera del governo a un intervento militare.

Sulla scia di May anche il governo francese che ribadisce di avere le prove dell’attacco chimico dell’esercito di Assad

Il governo francese invece insiste, anche dinanzi all’AAsemblea nazionale, nella sua posizione giustificatrice dell’intervento militare: “Le informazioni raccolte dalla Francia e dai suoi alleati attestano della realtà dell’attacco chimico in Siria”, ha detto il premier francese, Edouard Philippe, nel corso del dibattito (senza voto) all’Assemblea Nazionale di Parigi sulle operazioni congiunte contro il regime di Bashar al-Assad lanciate nella notte tra venerdì e sabato. Il braccio destro del presidente Emmanuel Macron ha tenuto a ribadire che “non siamo entrati in guerra contro la Siria o contro il regime di Assad (…) Ma nessuna soluzione politica potrà essere trovata fin quando l’uso dell’arma chimica resterà impunita”. Insomma, conferma che “la nostra risposta era ampiamente giustificata”. Come si desume da questi dibattiti in seno ai Parlamenti, ai luoghi della grande tradizione democratica europea, si è consapevoli del fatto che ormai gli esecutivi, in fatto di intervento militare, prima intervengono, poi ne discutono le ragioni coi rappresentanti del popolo. Ha ragione Corbyn: c’è una questione democratica europea che è sullo sfondo della crisi mediorientale.

La nota del Coordinamento per la democrazia costituzionale: “intervento illegittimo”

In Italia, la questione della decisione democratica e della costituzionalità dell’intervento in Siria è stata posta da alcuni costituzionalisti e intellettuali del Coordinamento per la democrazia costituzionale. In una nota essi scrivonoche l’attacco missilistico “costituisce un grave vulnus alla legalità internazionale, poiché è avvenuto in aperta contraddizione con il divieto dell’uso della forza nelle relazioni internazionali stabilito dall’art. 2, comma 4, della Carta delle Nazioni Unite”. Infatti, “l’uso della forza, non autorizzato dal Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite, ai sensi del Cap. VII della Carta, costituisce un atto di aggressione che non può essere legittimato dalle giustificazioni fornite all’opinione pubblica dai Paesi attaccanti. Infatti, se siano state usate armi chimiche lo può dire solo un’inchiesta sul terreno degli ispettori dell’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), a cui la Siria non si oppone. Ed è stata proprio l’OPAC (non certo i bombardamenti) ad aver smantellato l’arsenale chimico di Assad, nell’ottobre del 2013, mettendo sotto sigilli oltre mille tonnellate di agenti chimici ed armi chimiche”. In Europa esiste dunque una sinistra costituzionalista che non si piega e non è subalterna alle decisioni di Washington, come purtroppo pare abbia fatto il Gruppo socialista e democratico al Parlamento europeo. Ci si augura che martedì, al Senato italiano, qualcuno ricordi queste importanti note.

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