Natale di Roma (2771) Raggi pensa ad una città dell’accoglienza nella tradizione e nella modernità

Natale di Roma (2771) Raggi pensa ad una città dell’accoglienza nella tradizione e nella modernità

Hanno preso il via, questo sabato mattina, le celebrazioni ufficiali del Campidoglio per il per il 2771° Natale di Roma.  Fitta l’agenda della sindaca di Roma Virginia Raggi che alle 9.30 in piazza Venezia ha deposto una corona all’Altare della Patria accompagnata dall’esecuzione musicale della banda del Corpo della Polizia locale di Roma. Successivamente Raggi ha presenziato alla messa presso la Cappella del Palazzo Conservatori per poi recarsi a Palazzo Senatorio dove, in Aula Giulio Cesare, ha preso il via la cerimonia ufficiale per cui sono stati coinvolti anche numerosi studenti delle scuole romane. Ecco il messaggio rivolto ai tanti che affollavano in Campidoglio l’Aula Giulio Cesare: “Dobbiamo unire la tradizione alla modernità, gli antichi splendori con quello che vogliamo sia la nostra città. Dobbiamo costruire un nuovo futuro, dobbiamo farlo ogni giorno. Dobbiamo dare alla nostra città un segno di speranza e costruire un futuro che sia accogliente e per farlo abbiamo bisogno del contributo di tutti. Su questo cammino dobbiamo proseguire insieme”.

Un lungo applauso è stato rivolto a Gigi Proietti (nella foto) che ha ricevuto il Premio cultori di Roma. Poi la Raggi ha continuato nel suo intervento: “Nel segno della valorizzazione dei tesori materiali e immateriali della nostra città – ha detto la Sindaca -, sono orgogliosa che Roma possa festeggiare aprendosi alla città, perché quello che più desideriamo è che i romani, e tutte le persone che a Roma hanno scelto di vivere, riconoscano questa città come casa propria e tornino ad amarla e a rispettarla di più”.

Le celebrazioni si svolgono “sia per mantenere viva la tradizione culturale di Roma, sia per rendere attuale lo spirito del suo passato. È il modo migliore per celebrare la nostra città, la storia di Roma, ma è anche il modo migliore per ricominciare a celebrare Roma nel segno del presente, di ciò che siamo e di ciò che vogliamo essere”. Roma è “una città che ha sulle spalle un’eredità di millenni – ha sottolineato il Presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito – fatta di civiltà importanti, di culture, di incontro, di accoglienza e di dialogo. Una città che, anche di fronte alle difficoltà, presenta una capacità straordinaria e unica di rinascere e rinnovarsi. Sempre. Governarla è un grande sfida, difficile ma stimolante allo stesso tempo. E con profondo amore, con onestà e con un grande senso di responsabilità cerchiamo di portare avanti il compito che ci è stato affidato per migliorare la qualità della vita delle persone chi vi abitano e che la vivono ogni giorno. A loro va il mio personale ringraziamento per la pazienza di sopportare tutti quei disagi che sono comuni alle grandi città.

Ma a loro voglio anche dire che devono sentirsi orgogliosi di vivere a Roma perché, come nessun altro cittadino al mondo, possono godere di scorci che tolgono il fiato e di un patrimonio storico artistico diffuso su tutta la città che ha un valore culturale immenso.

Sono convinto che, alimentando quel senso di comunità spesso affievolito dalla rassegnazione, dal pregiudizio e dagli interessi particolari, i cittadini potranno ritrovare l’orgoglio di essere parte di questa città a cui faccio i miei migliori auguri di una lunga vita”. Ma torniamo per un attimo a Proietti, che, come detto ha ricevuto il Premio cultori di Roma. Ecco le parole della Raggi che hanno anticipato la consegna del riconoscimento: “Proclamo vincitore del premio cultori di Roma, per l’anno 2018, il maestro Gigi Proietti”.

Accolto da un lungo applauso l’attore romano dopo aver ricevuto il premio ha detto: “Quando ci fu l’esperienza del teatro tenda mi sono accorto che le persone a teatro ci vanno se ci sono le condizioni. Io venivo dal teatro di ricerca e sperimentazione, che è sacrosanto che esista, ma ho capito che esiste anche un altro tipo di teatro, ho capito che gli spazi devono essere grandi. Prendemmo il Brancaccio e lì nacque un laboratorio. Avevo fatto tante cose, mi ero reso conto che il mestiere dell’attore lo sapevo fare e mi sono detto ‘questo qualcosa che so fare mettiamolo al servizio di altri’. Il laboratorio, da cui sono usciti tanto registi, attori e sceneggiatori, poi fu chiuso. Ma sono contento di aver saputo in questi giorni che possiamo andare avanti con il lavoro al Silvano Toti Globe Theatre su cui ci fu, quindici anni fa, la lungimiranza di un grande sindaco, Walter Veltroni. Non basta che i politici chiedano fiducia ai cittadini, ma anche che i politici diano fiducia ai cittadini: e allora, così, qualcosa può funzionare”.

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