Megale (Fisac Cgil) a RadioArticolo1. Def, iniziativa del sindacato, “al centro l’uguaglianza”. Lavoro e fisco. Sconfitta della sinistra. Evitare che si insedino sovranisti o destra razzista. Verso il Congresso campagna di ascolto

Megale (Fisac Cgil) a RadioArticolo1. Def, iniziativa del sindacato, “al centro l’uguaglianza”. Lavoro e fisco. Sconfitta della sinistra. Evitare che si insedino sovranisti o  destra razzista. Verso il Congresso campagna di ascolto

Crisi del sistema bancario italiano che “sembra non voler finire”, il “problema” Monte dei Paschi che torna sempre alla ribalta, il Def, le regole europee, il governo che non c’è, o meglio quello che dovrebbe arrivare, evitando che “si insedino i sovranisti o una destra razzista”, la sconfitta della sinistra, la situazione economica del nostro paese, il debito pubblico, il lavoro, i diritti, l’emergenza giovani, le pensioni, l’Ape, al “centro l’uguaglianza”, il progetto, il ruolo della Cgil. Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, il sindacato che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori del  settore del credito, delle assicurazioni, della riscossione, risponde alle domande di Roberta Lisi che lo intervista per RadioArticolo1, l’emittente della Cgil di cui diamo di seguito  il testo.

Megale entra subito  in argomento.  I soldi destinati al salvataggio delle due banche – gli aveva fatto notare Roberta Lisi – le due Venete soprattutto pesano per quasi cinque miliardi su debito e deficit. Il segretario di Fisac Cgil ricorda “il rapporto deficit-PIL inizialmente previsto all’1,9% passa al 2,3% con un + 0,4%, che significa un impatto effettivo attorno ai 7 miliardi, anche se questo non dovrebbe portare ad interventi particolari tipo procedure di infrazione al livello europeo, considerato che comunque il nostro Paese ha operato un intervento relativo ad alcune banche in crisi e in difficoltà come le due venete o Monte Paschi, in un contesto nel quale gli 11 miliardi complessivamente spesi, sono molto lontani dai circa 234 miliardi spesi in Germania tra il 2011 e il 2012.Si potrebbe tranquillamente dire che in quel momento era possibile farlo e ha fatto male l’Italia a non realizzare interventi a sostegno del sistema bancario allora. Adesso le regole europee prevedono che non si devono superare determinati limiti e vincoli”. Megale parla poi di una situazione in cui “ci può essere il rischio di una manovra correttiva intorno ai 3 miliardi e mezzo, a rapporti con il fiscal-compact che già prevedono un intervento di 12 miliardi se si vuole evitare un impatto di aumento dell’Iva e tutto ciò di fronte ad una situazione in cui anche il rapporto con il debito pubblico nel suo complesso riprende una crescita. Al debito pubblico – prosegue – vanno gran parte delle risorse, circa l’11% delle entrate fiscali in cui l’80% è pagato dai lavoratori dipendenti e va ad interessi sul debito; e quell’11% è pari a 63 miliardi in cui è evidente che se ci fosse stato un controllo sul debito, come ai tempi del primo Governo Prodi, oggi saremmo ad una spesa per interessi inferiore e si potrebbero produrre una serie di interventi. Penso all’emergenza lavoro per i giovani con un Piano straordinario oppure alla riduzione fiscale delle tasse sul lavoro”. E puntualizza: “Non delle tasse in generale, ma di quelle sul lavoro, avendo a mente una riduzione tramite l’aumento delle detrazioni fiscali per lavoro dipendente”.

L’intervista affronta i problemi aperti in una situazione molto complessa. Gentiloni resta in carica solo per l’ordinaria amministrazione, la presentazione alla Commissione Ue del Documento di economia e finanza, il Def, avverrà con ritardo. Si andrà a fine aprile o ai primi di maggio, tenendo conto che ci sono le elezioni regionali in Molise e poi in Friuli. Dice Megale: “Non so se ci sarà una accelerazione. Quel che è certo è che il Paese, al di là di tutti gli esempi che si citano (Spagna, Olanda ecc.) in cui si evidenzia il paradosso che addirittura senza Governo per lunghi periodi, l’economia è cresciuta come se senza Governo quei Paesi stessero meglio. Prendendo atto di quelli che sono stati i risultati elettorali, con una sinistra che ha subito la sconfitta più pesante della storia e con dei partiti (vedi 5Stelle e Lega) che hanno avuto un grande successo, pur non avendo una maggioranza per poter fare un Governo, penso che siamo in una condizione per cui il Paese avrebbe bisogno di un Governo. Bisognerebbe avere un atteggiamento teso ad evitare che al Governo si insedino i sovranisti o una destra razzista. Dovrebbe essere un imperativo politico per chi guarda, non solo a sinistra ma anche ad elementi di equità e dignità del lavoro.

Sarebbe necessario e auspicabile  affrontare  un  discorso sui   programmi

È auspicabile però – prosegue – che si possa affrontare un ragionamento programmatico. A me per esempio non è dispiaciuto, dopo il varo dell’esperienza tedesca, quel modello di compromesso tra forze diverse attorno ad un programma scritto, sottoposto al vaglio degli iscritti – anche del Congresso dell’SPD – e mi pare che quella formula richiami possibili soluzioni. Ripeto che non possiamo che seguire con attenzione il ruolo della Presidenza della Repubblica, avendo a mente che il Paese avrebbe bisogno di un Governo che faccia il suo mestiere”.

Il discorso va a sbattere dove il dente duole, le crisi bancaria, le conseguenze, il Monte dei Paschi, ancora al centro di qualche cronaca. Megale risponde: “Quando poco più di una settimana fa ho visto il titolo di ‘Libero’ del tipo ‘i soldi degli italiani su Monte Paschi buttati nel cesso’ con la volgarità che lo accompagnava, è come se avessi percepito che dopo le elezioni, dopo una sconfitta politica della sinistra, il tentativo di far ripartire una macchina del fango su una situazione come quella di Monte Paschi che invece presenta un intervento di ricapitalizzazione pubblica, concordato con la Commissione europea. L’obiettivo che in 3/4 anni necessari si riporti al ruolo di terzo gruppo Bancario del Paese e possa rappresentare quel gioiello di azienda e di rapporto anche con la dignità dei lavoratori e la tutela dei risparmiatori che ne ha sempre fatto un punto di interesse generale del Paese e per il quale oggi, non solo bisogna contrastare gli attacchi politici e speculativi.

Crisi bancaria, Monte dei Paschi, il piano di risanamento deve andare avanti

Il titolo ha già ripreso, siamo di fronte a possibili altalene. Non penso – prosegue – che siamo in condizione di tornare agli elementi di preoccupazione antecedenti all’accordo con la Commissione europea e prima dell’intervento di ricapitalizzazione da parte del Tesoro. L’operazione fatta è un’operazione di solidità con il 70% in mano al Tesoro. Il piano di risanamento deve andare avanti, l’Amministratore Delegato deve fare efficacemente bene il suo mestiere, e lo deve fare in un rapporto stretto con il sindacato, perché noi, unitariamente tutti i sindacati, siamo i soggetti principali che per tutelare il lavoro e i risparmiatori, abbiamo chiaro che il progetto di rilancio, risanamento e difesa del Gruppo Monte Paschi è un problema non solo di carattere sindacale ma è un valore per tutto il Paese e siamo in campo per contrastare ogni manovra politica e speculativa”.

Già, il sistema bancario. Il 18 aprile scadono i termini per presentare le domande per l’APE volontaria, il prestito pensionistico per andare in quiescenza anticipata. Per la Cgil non è così che si affronta la questione della flessibilità in uscita dal lavoro ma chi volesse accedervi – sottolinea la Lisi – al momento non può ancora farlo perché ancora manca la convenzione con le banche, così come manca per la corresponsione di tutti i compensi da lavoro attraverso bonifici bancari che scatterà da luglio.

Si fanno delle norme e poi non si rendono operative

La risposta di Megale affonda, come si dice, il dito nella piaga. “Succede che si fanno delle norme e poi non si procede con la dovuta attenzione per renderle operative. Questo vale anche rispetto al tema dei compensi tramite bonifici, il cui scopo chiaramente è quello di tutelare maggiormente e in modo particolare quelle realtà che ancora sono presenti nel Paese; ricordo che abbiamo il tasso di lavoro nero e sommerso più alto dell’Unione Europea e che esistono aree del Paese in cui pur non lavorando totalmente in nero ma in grigio, si lavorano otto ore ma si ricevono buste paga per quattro ore. Si emettono assegni per l’intero stipendio e poi se ne richiede la metà. Quindi effettivamente una norma di tracciabilità che porta comunque tutti i compensi ad essere tracciati è un bene. Dopo di che, perché questo si realizzi, c’è bisogno della convenzione con le banche”.

Il segretario generale di Fisac Cgil poi racconta: “Qualche giorno la sottosegretaria Boschi a proposito della tracciabilità, ha evidenziato quanto sia importante per la tutela soprattutto dell’occupazione e delle retribuzioni femminili. Io aggiungerei che nel momento in cui si fa una norma si deve porre la giusta attenzione per renderla operativa, altrimenti il Governo che arriva potrebbe tranquillamente modificarla. Inoltre bisogna comprendere che riguardo alla tutela, alla trasparenza e anche agli elementi di diseguaglianza (ad esempio la disparità salariale tra uomini e donne a parità di lavoro) in Gran Bretagna è partita un’operazione trasversale da parte delle parlamentari.

Una campagna per pari dignità e pari diritti per le donne

Penso che questo tema dovrebbe portare ad una campagna per cui alle donne, a parità di lavoro, ci sia pari dignità. E questa pari dignità è fatta non soltanto di diritti ma anche di pari retribuzione, pari qualifica professionale, pari capacità di progressione nelle carriere all’interno delle aziende. Non basta avere norme che prevedono il 30% di donne nei Consigli di Amministrazione o avere nei sindacati le quote all’interno delle segreterie. Bisogna costruire le condizioni reali per cui la dignità è un riconoscimento che passa attraverso due cose: diritti esigibili e retribuzione certa uguale a quella degli uomini a parità di lavoro. Ecco questo è un lavoro che non è stato fatto con la dovuta attenzione e penso che a noi competa di riprenderlo e rilanciarlo”. Megale sottolinea “la crescita delle diseguaglianze, i rischi della precarietà del lavoro, il fatto che gli sgravi fiscali nono sono sufficienti a dare una risposta ad un lavoro stabile per il futuro delle nuove generazioni, che i giovani negli ultimi 15 anni sono stati penalizzati proprio nel rapporto tra generazioni, anche nelle dinamiche professionali e salariali e spesso sono costretti ad andare all’estero a cercare un lavoro.

Tutto questo – dice – ripropone un tema che io definirei ‘al centro l’uguaglianza’, e per poterla realizzare servirebbe quasi un programma di contrasto alle diseguaglianze che sono tante e su questo problema non può che essere ricostruita quella che è una sinistra politica nel nostro Paese, e che la sinistra sociale che noi rappresentiamo da sola non è sufficiente”.

Campagna di ascolto per coinvolgere migliaia di delegati nel dibattito congressuale

Nella parte conclusiva dell’intervista si parla delle iniziative della Cgil anche alla luce del dibattito congressuale, degli “strumenti” che ha messo in atto, il Piano per il lavoro, il Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, la Carta dei Diritti Universali del Lavoro richiamati anche nella bozza di documento congressuale che adesso comincia il suo viaggio all’interno delle assemblee che devono discuterlo, integrarlo e commentarlo. Megale parla di una “innovazione” nella organizzazione del dibattito congressuale. Parla di una “campagna di ascolto” che coinvolgerà circa 3 mila delegati, il 10% della platea congressuale, e precede il varo del documento congressuale con le assemblee regionali cui parteciperanno circa 30 mila delegati. “È un elemento di novità importante e interessante, se sapremo capitalizzarlo – afferma Megale – non all’insegna degli scontri schematici, a volte ideologici, con ordini del giorno contrapposti, ma se effettivamente la campagna d’ascolto porta ad aprire occhi ed orecchie utilizzando questo mese e mezzo proprio per aggiustare il tiro in rapporto alle esigenze reali che i nostri iscritti ci pongono. Faccio un esempio, se la  sinistra politica prende la sberla di cui abbiamo parlato alle elezioni e la Cgil cresce di 8 punti e il sindacato confederale nel suo complesso di 6, riconquistando un consenso ed una attenzione non è casuale che in questo consenso noi abbiamo posto un contrasto alla Legge Fornero e anche sul tema dell’età pensionabile. Non è indifferente che ci siamo opposti al Jobs Act e alla cancellazione dell’articolo 18. E nemmeno che sul tema dei giovani noi facciamo una questione di emergenza, varando quel Piano straordinario per cui avevamo immaginato che i venti miliardi spesi per la decontribuzione del Jobs Act potevano essere investiti con 650.000 posti di lavoro per i nostri giovani, che avrebbero portato il tasso di disoccupazione dal 34% attuale al 24%. Non dico che avremmo risolto ma avremmo dato uno straordinario input. Bisogna avere anche la consapevolezza che un Congresso costruito con queste modalità e questi obiettivi ha sempre davanti a sé il problema di ricostruire l’Italia nel declino relativo soprattutto ai diritti nel lavoro e le questioni dell’occupazione e del superamento del divario tra nord e sud.

Ridurre le tasse sul lavoro per aumentare i salari. No flat-tax che premia i ricchi

Direi che proprio dentro la linea tracciata si deve avere la capacità di immaginare la questione salariale calibrata dentro ad una questione fiscale e ad un rilancio dei contratti. E nella questione fiscale pensare che tra chi propone flat-tax al 23% o al 15%, che alla fine premia i ricchi, noi dovremmo essere in campo per un’idea in cui ridurre le tasse sul lavoro è necessario per aumentare i salari. E per aumentare i salari vanno aumentate le detrazioni per lavoro dipendente. Sarebbe necessario ipotizzare quasi una vertenza sul fisco da realizzare unitariamente con obiettivo 100 euro di riduzione mensile delle tasse. 1.300 euro all’anno in meno di tasse pagate; certo comprendendo lì dentro per quei dieci milioni di persone quegli 80 euro dati come bonus precedentemente, ma facendo un’operazione su tutto il lavoro dipendente e i pensionati. E in questo modo avere la forza di rilanciare, come abbiamo scritto nel documento, un grande progetto per l’unità sindacale. Perché la nuova situazione, con una rappresentanza politica del lavoro in crisi e in difficoltà, se non inesistente, richiede che il teorema da me più volte enunciato, che definisco ‘ricostruzione’, sia capace di ricostruire l’unità del mondo del lavoro tra esclusi ed inclusi, l’unità dei sindacati superando divisioni che oggi non hanno più ragione di essere, contribuendo per questa via anche a ricomporre una sinistra ed un centro-sinistra che negli ultimi tempi ha perso la bussola. Dentro questa operazione noi nella nostra autonomia proveremo a fare la nostra parte”.

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