Macron, la “guerra civile europea”, la riforma dell’Europa e il pesante “nein” tedesco. Berlino rompe l’asse con Parigi. Cofferati: discorso vuoto e sconnesso dalla realtà

Macron, la “guerra civile europea”, la riforma dell’Europa e il pesante “nein” tedesco. Berlino rompe l’asse con Parigi. Cofferati: discorso vuoto e sconnesso dalla realtà

Il presidente francese Emmanuel Macron chiede agli europei di non lasciarsi tentare dagli “autoritarismi” che prendono piede in alcuni Stati membri, ma di “difendere” una “sovranità europea reinventata”. “Sembra esserci una sorta di guerra civile europea: c’è una fascinazione dell’illiberale che aumenta ogni giorno”, ha detto il capo di Stato francese nel suo primo discorso davanti alla plenaria dell’Europarlamento, in cui ha presentato la sua visione dell’Unione europea riformata. Tanti i temi affrontati, dalle politiche migratorie ai raid condotti in Siria da Parigi con Usa e Regno Unito. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha poi ‘approvato’ il discorso: “La vera Francia è tornata”. Ma ha anche bacchettato Macron ricordandogli, in riferimento all’asse ‘privilegiato’ Parigi-Berlino, che “non ci sono soltanto francesi e tedeschi”, ma il blocco è “un’unione a 28, poi a 27”. Macron ha preso posizione contro le forze autoritarie, populiste ed euroscettiche che hanno preso di recente piede in Europa. “Sembra esserci una sorta di guerra civile europea, dove le nostre differenze e talvolta i nostri egoismi nazionali possono apparire più importanti del mostrare al mondo un volto unito”, ha detto davanti agli eurodeputati a Strasburgo. Lui stesso ha vinto le elezioni nel maggio scorso al ballottaggio con Marine Le Pen, leader dell’estrema destra del Front National. Ed è recentissima la rielezione alla guida dell’Ungheria di Viktor Orban, spesso in rotta con Bruxelles per le sue posizioni dichiaratamente avverse ai valori e principi europei. “Difendere l’idea europea non vuol dire difendere un’idea astratta”, ha detto Macron, “a fronte di migrazioni, insicurezza planetaria, trasformazioni ambientali e sociali”, “nel momento attuale serve una sovranità piu forte di quella attuale”. Nel dirsi preoccupato delle spaccature in vari Paesi membri, ha aggiunto: “Non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli che dimentica il passato e non vuole vedere i tormenti attuali”, “voglio appartenere a una generazione che decide di difendere la propria democrazia, perché è una parola che ha senso e che è frutto di battaglie passate”. E ha proseguito: bisogna “difendere” una “sovranità europea reinventata” e una “democrazia viva in cui tutti noi crediamo”, “non cederò alla fascinazione per i regimi autoritari”. Per Macron, “al di là delle divisioni”, “il modello europeo non è ne datato né astratto” e “dipende dal nostro impegno”. Tra gli altri punti chiave affrontati, Macron ha difeso l’intervento militare in Siria a seguito del presunto attacco chimico a Douma. “Lasciate che sia molto onesto: siamo intervenuti per l’onore della comunità internazionale, in modo mirato e senza vittime siamo andati a distruggere tre siti di lavorazione di armi chimiche”, ha affermato. Ha anche detto che con i raid “non abbiamo dichiarato guerra a nessuno”, ammettendo che azioni del genere non risolvono il problema” ma servono a “difendere i valori” e a “mettere fine a un sistema cui siamo assuefatti, per cui il campo dei diritti diventa il campo dei deboli”. Inoltre, Macron ha elogiato la collaborazione “esemplare” con l’Italia in materia, che ha detto “andrà avanti”. Ha poi aggiunto che Parigi potrebbe aumentare il suo contribuito al bilancio Ue, nel primo bilancio pluriennale post-Brexit dal 2020, e ha accennato ai piani di riforma dell’eurozona.

Da Berlino il nein di Angela Merkel

La Germania di Angela Merkel frena sui grandi disegni di riforma europea del presidente francese Emmanuel Macron, tanto per quel che riguarda l’eurozona che in materia di difesa. “L’iniziativa europea del presidente francese è morta e sepolta nel giro di appena sette mesi”, titola in modo categorico l’influente settimanale Der Spiegel, secondo il quale la visita a Berlino di domani del capo di stato francese sarà l’occasione per prendere atto del fossato che divide Parigi da Berlino. “Tutto si annuncia molto laborioso e, secondo me, potrà partorire solo delle riforme di piccolo calibro”, ha comemntato Stefanie Weiss, analista della fondazione teescca Bertelsmann.  Le divergenze riguardano innanzitutto il settore della “Europa della Difesa”. Più che i grandi discorsi, la cartina di tornasole sono stati i bombardamenti in Siria: in seno all’Ue solo la Francia e il Regno Unito si sono associati all’azione statunitense. La Germania ha rifiutato fin dall’inizio ogni partecipazione, pur sostenendo l’azione. Questa posizione di Angela Merkel, se è spiegata da rigide restrizioni parlamentari tedesche e dal pacifismo profondamente radicato dell’opinione pubblica, non è meno controversa. Come accaduto nel 2011, quando la Germania si era astenuta in un voto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzava l’uso della forza per proteggere le popolazioni civili in Libia. Per il quotidiano Die Welt, “Macron si rivolge a Trump nel conflitto siriano, non alla Merkel”, la quale però, recentemente, aveva affermato la necessità per l’Europa di fare affidamento su se stessa contro l’isolazionismo americano. Senza contare che, anche se la Germania lo volesse, le scadenti condizioni del suo apparato militare a causa dei limitati investimenti, restringono comunque il suo spazio di azione. “La Germania è bloccata tanto dalla mancanza di volontà che dalla capacità di agire” e con la Siria “ha dimostrato che non può rivendicare lo status di potenza dominante in Europa”, ha dichiarato Thomas Jaeger, professore di relazioni internazionali a Colonia.  L’altro grande progetto di Emmanuel Macron, la riforma dell’eurozona, con la creazione di un bilancio autonomo per favorire gli investimenti e di una figura di ministro delle finanze unico, non riscontra maggiore entusiasmo oltrereno. Il nuovo governo tedesco, politicamente molto fragile e poco incline a prendere decisioni affrettate, mostra un crescente scetticismo. I conservatori di Angela Merkel hanno detto tutto il male possibile sui piani del presidente francese e posto paletti rigorosi all’idea di creare un Fondo monetario europeo. “Non vedo perché dovrei fare della soddisfazione di Macron il fulcro del mio programma politico”, ha commentato ieri uno dei leader del gruppo parlamentare conservatore, Alexander Dobrindt.

Cofferati, durissimo commento alle parole di Macron: “abbiamo l’urgenza di costruire l’Europa sulla democrazia, sulla pace, sui diritti. Non sulla guerra e sulla precarietà”

“Credo che quello fatto dal Presidente francese Macron oggi a Strasburgo sia un discorso vuoto e sconnesso dalla realtà. Aveva tutte le ambizioni alte di difesa della democrazia e di creazione di una vera sovranità europea, ma lo scarto tra le buone intenzioni e le proposte è abissale”, afferma Sergio Cofferati parlamentare europeo di Sinistra Italiana. “Democrazia non è, come ha detto il Presidente francese, la difesa dello spazio privato – prosegue l’europarlamentare della sinistra – ma piuttosto la creazione di uno spazio collettivo. Quando poi prospetta un’Europa sociale spero proprio non abbia in mente (ma temo sia così il modello di riduzione di diritti e di precarietà che sta mettendo in campo in Francia. Parla di necessità di una politica solidale sulle migrazioni, ma sbarra le sue frontiere anche a chi scappa dalla guerra; parla di risorse proprie UE, ma blocca in Consiglio Europeo la tassa sulle transazioni finanziarie… e l’elenco delle ipocrisie potrebbe continuare a lungo!”. Rivendica poi la partecipazione della Francia agli attacchi in Siria, un’azione di guerra carica di pericolosissime conseguenze: tanta retorica sulla sovranità europea e in politica estera unilateralismo nazionale ? Caro Presidente Macron, abbiamo bisogno di Europa, -conclude Cofferati – ma abbiamo l’urgenza di costruirla sulla democrazia, sulla pace, sui diritti. Non sulla guerra e sulla precarietà.

Share