Immigrazione. Viaggi disperati verso l’Italia e meno arrivi. Rapporto Astalli 2018: accoglienza non sufficiente e condizioni pessime per coloro che restano

Immigrazione. Viaggi disperati verso l’Italia e meno arrivi. Rapporto Astalli 2018: accoglienza non sufficiente e condizioni pessime per coloro che restano

Il quadro sull’immigrazione in Italia, già critico, si tinge ancor più di inadeguatezza e di disagio. “Viaggi disperati” è il nome del Rapporto consegnato dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNCHR) che, attraverso dati e numeri, ha svelato ulteriori retroscena sul fenomeno tra i più rilevanti degli ultimi decenni.

Salta all’occhio una progressiva diminuzione del numero degli arrivi dei migranti in Italia, pari al 74% in meno nei primi mesi del 2018 rispetto alla media passata (181 mila nel 2016; 119 mila nel 2017), a fronte dell’aumento dei rischi nei quali i migranti incorrono nel raggiungere il Bel Paese che ha fatto registrare di conseguenza un aumento del tasso di mortalità, “un decesso ogni 14 persone rispetto a un decesso ogni 29 nello stesso periodo del 2017, tra coloro che partono dalla Libia”, come si legge nel Rapporto dell’UNCHR.

“Sempre più persone sbarcano in precarie condizioni di salute, mostrando segni di estrema debolezza e magrezza” – continua il Rapporto – “Oltre 3100 hanno perso la vita in mare nel 2017 e altre 489 risultano morte o disperse dall’inizio del 2018. […] Almeno 75 nel 2017 i morti lungo le rotte terrestri”.

A causa dell’entrata in vigore di misure restrittive per ridurre il flusso degli arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo, infatti, i terribili “viaggi della speranza” non si verificano soltanto via mare, ma anche via terra, costringendo i migranti a percorrere rotte interne che attraversano i Paesi dell’Est Europa, tra cui Ungheria, Romania, Serbia, Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Croazia.

Esposti ad ogni forma di rischio e di violenza, come è emerso anche dal Rapporto annuale del Centro Astalli, di cui vittima cadono soprattutto le donne e i soggetti più indifesi per mano dei trafficanti, intere famiglie di giovani, adulti e bambini sfidano avverse condizioni climatiche nel valicare montagne, in mezzo a boschi, sterpi e rovi, e nel guadare fiumi, alla volta di una tanto agognata vita migliore.

Il Centro Astalli è divenuto oramai un punto di riferimento per i migranti in difficoltà: nel 2017 vi si sono rivolte 30mila persone; 1.089 hanno trovato posto nei centri di accoglienza; distribuiti 59 mila pasti; nell’ambito di due progetti per prevenire discriminazioni e pregiudizi; incontri con 28mila studenti in 200 scuole; sono 687 i volontari, di cui il 50% giovani, il 30% proveniente dall’estero.

L’attività umanitaria svolta dai centri nazionali si rivela molto preziosa, poiché all’atto pratico per la maggioranza dei migranti, al termine della disperata traversata, ad attenderli c’è il nulla.

In Italia, secondo il Rapporto Astalli, è in aumento il numero dei migranti che vivono in strada per insufficienza dei posti disponibili nelle strutture di supporto e di ospitalità, e la questione ha coinvolto in primis, la seconda rete di accoglienza, Sprar, (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che, a luglio 2017, copriva meno del 15% dei 205 mila posti disponibili.

“Continuiamo a registrare un numero crescente di persone che restano escluse dal sistema di accoglienza – si legge nel Rapporto Astalli – sono per lo più richiedenti asilo che, usciti dai CAS (centri di accoglienza straordinaria), restano tagliati fuori da ogni forma di supporto”.  Lo scopo dichiarato del Centro Astalli è quello di “costruire ponti laddove si alzano i muri, affrontando il rischio di accompagnare i rifugiati in società sempre più ferite e lacerate, dove i più indifesi corrono spesso il rischio di essere additati come capro espiatorio di un diffuso malcoltento”.

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