Ilva. La Fiom denuncia: il governo ha firmato un contratto “inaccettabile” con i nuovi padroni. Altro che lavoratori azionisti di cui parla Calenda. Occupazione a rischio. Perdite di salario di 4-5 mila euro annui. La vicenda Alcoa

Ilva. La Fiom denuncia: il governo ha firmato un contratto “inaccettabile” con i nuovi padroni. Altro che lavoratori azionisti di cui parla Calenda. Occupazione a rischio. Perdite di salario di 4-5 mila euro annui. La vicenda Alcoa

Sarebbe utile che il ministro Calenda e la viceministra Bellanova rendessero noto l’accordo del governo con la direzione di Arcelor Mittal relativo alla cessione del Gruppo Ilva. Accordo sempre negato ma costantemente richiamato dai nuovi padroni che nell’incontro avuto al Mise con i sindacati la Fiom ha definito “inaccettabile” per le condizioni che pone in materia di occupazione e di diritti. Calenda sta giocando una partita difficile, il rischio è che la giochi sulla pelle di migliaia di lavoratori. Proprio qualche giorno fa un’altra delle vertenze “scomode”, una di quelle aperte da anni, senza ancora una soluzione, era stata presa a modello dal ministro Calenda, nella sua veste di innovatore, l’uomo dell’Industria 4.0, lui sì dalla parte dei lavoratori tanto da “inventare” per quanto riguarda l’Alcoa di Portovesme, chiusa da circa sette anni, addirittura una sorta di cogestione, richiamando le esperienze tedesche. Ad una associazione dei lavoratori ancora da costituire verrebbero assegnate azioni, il  5% del 20% dell’aumento di  capitale portato dal ritorno di Invitalia che se ne era andata al momento in cui erano arrivati gli svizzeri di Sider Alloys che avevano rilevato la fabbrica di alluminio. In questo modo l’associazione dei lavoratori avrebbe un rappresentante nel Consiglio di sorveglianza. A Portovesme i lavoratori che da anni si battono per la riapertura  e i sindacati fanno presente che manca ancora il piano industriale e c’è il rischio che decadano gli ammortizzatori sociali.

Gli elogi sperticati al ministro “innovatore” da parte di Repubblica

Ma Calenda ha trovato spazio sui quotidiani e in particolare su La Repubbica che ne segue le gesta da quando si è iscritto al Pd, puntando in alto, osservatore attento della attuale situazione politica, della crisi di governo, lui renziano ma, fa sapere ogni volta che può, che è “dalla parte dei lavoratori” e che con i sindacati è aperto alla trattativa. Addirittura ora farà diventare gli operai “azionisti” come ha titolato, la Repubblica, dedicando al ministro innovatore anche un commento a firma di Roberto Mania, titolo: “Svolta Alcoa. La nuova via”. Scrive il Mania: “La svolta c’è. La svolta dell’Alcoa  verso la  co-decisione. Per ora sono cenni di democrazia economica ma se ben coltivati possono dare vita a un cambiamento radicale nelle nostre relazioni sindacali nelle quali convivono ancora marcate spinte conflittuali e opachi compromessi consociativi”. Poi richiama la “Mitbestimmung che ha fatto forte il modello tedesco”. Il Mania poi se la prende con la Cgil perché Susanna Camusso, tramite il  suo portavoce ha espresso “qualche problema” a proposito della quota che verrebbe attribuita alla associazione dei lavoratori, visto che per essere rappresentati nel  Consiglio di sorveglianza, altra cosa da  quello di Amministrazione, basta  un articolo della Costituzione. Ma il Mania nel suo attacco alla Cgil chiama in causa la “codeterminazione”, formula, dice, di Bruno Trentin “intenzionata a mantenere fermi i confini, da una parte gli azionisti, dall’altra i lavoratori”. Forse il Mania farebbe bene a leggere il Diario di Trentin.

Il futuro dell’industria italiana e di migliaia di lavoratori  nelle vertenze al Mise

Perché questo lungo richiamo alla vertenza Alcoa per dare notizia di quella relativa all’Ilva? Perché la partita che Calenda sta giocando, ora addirittura come ministro dimissionario che, però, ha ancora nelle mani più di 150 vertenze riguarda il futuro dell’industria italiana e di decine di migliaia di lavoratori. Non è lecito a nessuno, tanto meno ad un  ministro che si iscrive ad un partito in piena crisi e cerca spazi, ruoli, rapporti anche in altri giardini, meglio campi pieni di fango, la politica personalizzata, di “sperimentare” nuove tattiche di trattative come sta avvenendo, giocando su due tavoli. Come denuncia la Fiom Cgil quando  nel comunicato  relativo all’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza della viceministra Teresa Bellanova,  scrive: “Durante l’incontro Arcelor Mittal, per quanto riguarda i livelli occupazionali, ha espresso nuovamente la sua disponibilità ad assumere dalla procedura 10.000 lavoratori che dovranno ridursi ad un numero pari a 8.500 unità per l’anno 2023 attraverso un programma di terziarizzazioni di alcune attività. Tutto questo secondo l’azienda, coerentemente con il contratto che Arcelor Mittal ha sottoscritto con il Governo successivamente all’assegnazione di Ilva attraverso gara pubblica”. Ancora. Scrive la Fiom: “Arcelor Mittal, anche se in modo molto confuso ed approssimativo, ha illustrato come intenderebbe procedere sia per quanto riguarda la continuità aziendale, che non intende mantenere, sia per quanto riguarda i premi aziendali di produzione e di produttività e la quattordicesima mensilità. L’azienda vorrebbe trasformare questi premi, quattordicesima compresa, in premi completamente variabili prevedendo un loro pagamento solo al raggiungimento della redditività aziendale oggi attualmente compromessa”.

Facendo i conti, la proposta dell’azienda per i lavoratori comporterebbe una perdita economica di circa 4000-5000 euro annui, “condizione per noi assolutamente inaccettabile” afferma la Fiom.

Le proposte di Arcelor Mittal imprecise e confuse. Il silenzio del ministero

Arcelor Mittal ha dato la disponibilità a presentare ai sindacati venerdì prossimo “uno schema dettagliato sulla parte economica a partire dal sistema premiante e sulla quattordicesima mensilità”. Conclude la Fiom: “Pur non avendo registrato nessun passo in avanti nel confronto, valuteremo le proposte ad oggi imprecise e confuse, che Arcelor Mittal presenterà in forma scritta nel prossimo incontro riservandoci una valutazione rispetto alla eventuale partecipazione ai successivi incontri previsti per i giorni 20 e 23 aprile, e quindi alla prosecuzione del negoziato”. Dal ministero, in genere molto ciarliero, in particolare con la viceministra Bellanova, non arriva nessun commento. Verrebbe da dire che il silenzio è Arcelor.

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