Gaza, ancora sangue: 10 palestinesi morti, oltre mille feriti. Ucciso anche il giornalista palestinese Mourtaja

Gaza, ancora sangue: 10 palestinesi morti, oltre mille feriti. Ucciso anche il giornalista palestinese Mourtaja

E’ salito a dieci il numero dei palestinesi uccisi dai cecchini israeliani, e a circa mille il numero dei feriti, nel secondo venerdì di proteste organizzate ieri, 6 aprile, da Hamas sulla linea di demarcazione tra la Striscia di Gaza ed Israele, nell’ambito della cosiddetta “Marcia del ritorno” avviata lo scorso 30 marzo. Tra le vittime – spiega ministero della Sanità dell’enclave palestinese, controllato da Hamas – figura anche Yasser Mourtaja, un giornalista palestinese dell’agenzia di stampa “Ain Media”. Il bilancio dei palestinesi uccisi sale a trenta se si conta anche venerdì scorso, 30 marzo, quando sono scoppiate le proteste in concomitanza con la “Giornata della terra”, data in cui i palestinesi commemorano l’espropriazione di territori arabi in Galilea da parte del governo di Gerusalemme avvenuta il 30 marzo 1976, in cui morirono sei arabi. Le proteste lungo la linea di separazione tra Gaza e Stato ebraico andranno avanti per circa sei settimane, fino alla Giornata dell’indipendenza di Israele che cade in 14 maggio ed è considerata per i palestinesi la “Nakba”, la catastrofe.

Per le Idf, le forze speciali israeliani, che così giustificano la mattanza di palestinesi, “Hamas sta letteralmente cercando di infiammare il confine Israele-Gaza”. Al termine della preghiera del venerdì, nel campo profughi “al Masira” di Khan Younes, nella Striscia di Gaza, durante il suo sermone, l’imam ha invitato i fedeli a “combattere per difendere la nostra terra e le nostre rivendicazioni legittime e andare avanti fino alla liberazione di tutta la Palestina”. La guida religiosa ha quindi invitato i fedeli a recarsi in massa alla manifestazione in corso in queste ore lungo la linea di demarcazione con Israele. Al termine della preghiera infatti c’erano ad attenderli migliaia di copertoni d’auto che sono stati bruciati per creare una cortina fumogena in modo da impedire la visuale ai tiratori dell’esercito israeliano. Alcuni militanti a volto coperto hanno dato alle fiamme le foto del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ma anche del re saudita, Salman Bin Abdel Aziz, e del suo erede al trono, il principe Mohammed Bin Salman.

Nel primo venerdì di protesta il leader dell’ufficio politico del movimento palestinese che amministra Gaza, Hamas, Ismail Haniyeh, aveva affermato: “Questo è l’inizio del ritorno per tutti i palestinesi”. Nei giorni scorsi i media arabi hanno riportato la circolare diffusa dai dirigenti di Hamas che hanno versato un indennizzo a tutti i manifestanti che venerdì sono rimasti feriti negli scontri con l’esercito israeliano e per le famiglie dei palestinesi morti finora a Gaza. Secondo l’emittente televisiva “al Arabiya” si tratta di fondi ottenuti da Hamas grazie ai finanziamenti degli ultimi sponsor ancora vicini al gruppo che amministra Gaza dal 2007, come Qatar e Iran. Per molti anni, il Qatar ha rappresentato un soggetto finanziatore e alleato dell’organizzazione palestinese che guida i territori della Striscia di Gaza, tanto che il precedente leader del gruppo, Khaled Mashaal, è stato per anni ospite a Doha.

Intanto, a Gaza si piange anche il giornalista palestinese rimasto ferito ieri dal fuoco delle forze israeliane durante gli scontri alla barriera di confine tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico. Lo ha riferito il ministero della Salute controllato da Hamas, precisando che la vittima si chiamava Yasser Murtaja e lavorava come fotoreporter per l’ ‘Ain Media’, un’agenzia basata a Gaza. Chi risponderà di questa ennesima vittima innocente la cui unica colpa era quella di raccontare fatti ed eventi nella Striscia di Gaza? I giornalisti occidentali si mobiliteranno per la libertà di stampa in Palestina, sottratta dai cecchini di Netanyahu?

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