Def, verso la stretta. Dalla Ue la conferma di una “tregua” in vista della formazione del nuovo governo. Peggiorano i conti, previsioni sballate. Ma non interessa alle forze politiche impegnate in retroscena

Def, verso la stretta. Dalla Ue la conferma di una “tregua” in vista della formazione del nuovo governo. Peggiorano i conti, previsioni sballate. Ma non interessa alle forze politiche impegnate in  retroscena

Forum  Ambrosetti, un punto di incontro di capi di governo, commissari della Unione europea, economisti, banchieri, manager, quelli che si portano a casa fior di quattrini, i dieci “paperoni” più pagati dal listino milanese, che guadagnano da soli come 4.600 italiani, tanto per dirne una, ospita due pezzi da novanta dell’economia europea, i due vicepresidenti della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis (nella foto), responsabile delle politiche di Bilancio e Jyrki Katainen, ex presidente finlandese, che si occupa di politiche del lavoro, uno tosto, considerato un falco. Dal  Grand Hotel Villa d’Este, in riva al lago di Como, uno spettacolo unico al mondo, i “paperoni” si trattano bene, daranno i loro “consigli” all’Italia in merito ai conti pubblici, allo stato della nostra economia, al Def, il documento di economia e finanza, che dovrebbe essere presentato entro la fine del mese. I due vicepresidenti Ue già nella cena di gala hanno dato alcune anticipazioni, rispondendo a domande che sono state rivolte loro dagli studenti della Bocconi. Per esempio sul reddito di cittadinanza Katainen, già sperimentato in Finlandia, se l’è cavata dicendo che “Ci sono diversi modi di farlo, non ho una posizione sul tema anche se potrebbe essere molto costoso”. Con quel “molto costoso” ha  già detto tutto, tenendo conto in particolare che l’Italia a proposito di conti e di bilancio, è un sorvegliato speciale.

Gli avvertimenti dei vicepresidenti Commissione Ue Katainen e Dombrovskis

Katainen In particolare, in interviste rilasciate in questi giorni ha affermato che a proposito delle politiche di bilancio “bisogna ridurre il rischio e aumentare la solidarietà” che potrebbe apparire una affermazione banale, lapalissiana, invece è un’allusione neppure troppo nascosta a tenere sotto controllo la spesa pubblica, il debito, di fatto una conferma della politica di austerità. Non è un caso che quando si parla di riformare l’Unione si pensa solo ai problemi economici e monetari. Katainen ha poi confermato che il termine del 30 aprile per notificare il Def alla Ue non è considerato “categorico”. A patto però che il nuovo esecutivo invii subito il suo programma economico. Dal canto suo  il vicepresidente  della commissione Ue, Valdis Dombrovskis in una intervista al tg 5 a margine del Workshop Ambrosetti ha confermato che “verrà data una mano” all’Italia consentendo la presentazione del Def con qualche ritardo, purché “ragionevole”. Ha aggiunto, questo quello che più conta, che “la Commissione ritiene fondamentale che l’Italia si attenga ai target di bilancio, riduzione di deficit e debito: per l’Italia è importantissimo. Ci aspettiamo che l’Italia migliori strutturalmente il suo budget dello 0,5% del Pil, le valutazioni verranno fatte all’inizio del prossimo semestre”. Per quanto riguarda il governo attualmente in carica per la gestione corrente, “presenterà un Def fondato su uno scenario politico immutato, – ha aggiunto il vicepresidente Ue – il nuovo esecutivo potrà preparare il nuovo approccio”. Ha così confermato quanto più volte detto dal ministro Padoan e ribadito dal presidente del consiglio dimissionario, Paolo Gentiloni.

Di Maio ignora il Def. Banali risposte a chi lo intervista

Tutto bene allora, si può stare tranquilli? Per niente. Due sono i motivi che dovrebbero preoccupare le forze politiche, si possono ancora chiamare così accozzaglie senza principi, senza obiettivi, senza progetti, impegnate in dichiarazioni estemporanee, alleanze annunciate e poi lasciate cadere, con i media che ci mettono del loro inventando retroscena, l’uno diverso dall’altro tanto che sembra di vivere in paesi diversi  a seconda delle interviste, degli editoriali dei bene informati. Nessuno, o quasi, fa il minimo riferimento a quanto ci si deve attendere dalla Unione europea. Quasi che la stesura del Def sia un semplice esercizio matematico. Leggendo una intervista rilasciata da Di Maio a Repubblica, al solo pensiero che costui possa diventare presidente del Consiglio vengono i brividi. Chi lo intervista dopo 18 domande gli chiede, quasi fosse un piccolo problema, fastidioso anche: “Il premier Paolo Gentiloni ha rimandato la presentazione del Documento di programmazione economica e finanziaria. Immagini di essere a Palazzo Chigi. Cosa c’è nel Def di Di Maio?”. Ecco la risposta, che più banale non poteva essere: “Misure per rilanciare una crescita economica sostenibile,rispettosa del benessere sociale dei cittadini, ma tenendo il rapporto deficit-pil all’1,5%”. Elementare Watson, verrebbe da dire riprendendo una nota frase  rivolta da Sherlock Holmes al suo aiutante. Se non che, i nostri conti fanno acqua da tutte le parti.

L’Istat: i conti peggiorano rispetto alle previsioni. Addio alla flessibilità

È l’Istat, non un Istituto gestito da pericolosi rivoluzionari, bolscevichi magari, ma quello ufficiale che ci delizia di risultati all’apparenza sempre positivi come quando rende noto che aumenta l’occupazione ma poi, quasi un inciso, un inizio, fa sapere che si tratta di contratti a termine, anche di un solo giorno. Questa volta non ci sono trucchi che tengano. Istat smentisce le sue stesse previsioni a fronte dei dati reali. Il rapporto deficit-Pil nel 2017 è stato pari al 2,3% in rialzo rispetto alla stima diffusa a marzo, 1,9%. Decimali sì, ma sono soldoni. Una eredità pesante per il governo che verrà e se non verrà e dovesse essere Gentiloni in ordinaria amministrazione a presentare, con ritardo, anche il Def sarebbero guai seri. Padoan dovrà dare spiegazioni. Nell’aggiornamento al Def il deficit 2017 era previsto al 2,1 del Pil.

Pesano, in modo massiccio i salvataggi bancari. L’impatto complessivo  vale circa  6,3 miliardi sull’indebitamento 2017. L’Istat spiega che la contabilizzazione del salvataggio delle banche venete corrisponde a un trasferimento in conto capitale di 4,756 miliardi, secondo le indicazioni di Eurostat. A ciò vanno aggiunti 1,6 miliardi delle operazioni relative a Monte dei Paschi di Siena (ricapitalizzazione e ristoro dei ‘junior bondholders’). Cifra, questa, rivista (era stata calcolata in 1,1 mld).

Il debito del 2017 risulta pari a 2.263 miliardi, ossia il 131,8% del Pil. L’Istat rivede al rialzo la precedente stima, quella diffusa il primo marzo, che dava il rapporto al 131,5%.

Fra le  scadenze che ci attendono l’8 e 9 giugno la riunione del G7

Questo è il quadro  della situazione italiana. Non fa parte dei dibattiti di questi giorni. Eppure sono i problemi di fondo sui quali dare vita ad un governo. Non solo. Non fra qualche anno ma il più presto possibile, il vecchio governo o il nuovo se verrà dovranno presentare i conti. Già si sa che questa volta la flessibilità ce la siamo già mangiata. Sempre dal Forum Ambrosetti l’economista Nouriel Roubini, leggiamo da Repubblica, avverte: “Non sappiamo quale sarà il governo. L’Italia rappresenta un rischio economico, finanziario e politico. Se le idee populiste si dovessero concretizzare, porterebbero a una scivolone di bilancio”. Non solo: Ai  nostri smemorati politici, ai futuri governanti, a quelli in particolare che si dichiarano “vittoriosi” nelle elezioni del 4 marzo, M5S e la coalizione del centrodestra, Salvini in testa, ma anche al Pd e a Leu che di Europa si sono occupati ben poco, ricordiamo che a giugno, l’8 e il 9, è prevista la riunione dei capi di stato e di governo delle sette economie più importanti del pianeta e dei ministri del Lavoro del  G7. Interessa qualcosa? Speriamo di sì. Ma non ne siamo certi.

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