Quirinale. Prima giornata del secondo giro di consultazioni. Berlusconi rompe protocollo e schemi e ruba la scena. Fine del contratto M5S-Lega? Apertura al Pd?

Quirinale. Prima giornata del secondo giro di consultazioni. Berlusconi rompe protocollo e schemi e ruba la scena. Fine del contratto M5S-Lega? Apertura al Pd?

Terminato il primo giorno del secondo giro di consultazioni al Quirinale non si può fare a meno di scrivere che è accaduto di tutto nella competizione tra centrodestra e Movimento5Stelle, e che il presidente Mattarella, nonostante l’incombere della crisi siriana, non ha ancora ottenuto dalle forze politiche chiarezza sull’orizzonte parlamentare che sosterrà il nuovo governo. Protagonisti di questa giornata, com’era prevedibile, sono stati, certo, il leader della Lega Salvini e il capo politico dei pentastellati, Luigi Di Maio, ma è Silvio Berlusconi che ha rubato la scena a favore di telecamere, con un colpo al rigido protocollo quirinalizio, e un altro alla eventuale intesa Lega-M5S, che da stasera è sostanzialmente morta, anche se i pentastellati si affannano a chiamarla “contratto”. La mossa di Berlusconi va raccontata, proprio per meglio capire a che punto è non solo il dialogo tra le forze politiche, ma soprattutto la questione dell’egemonia all’interno del centrodestra. Fatto è che per il centrodestra, sono entrati al Quirinale in nove. Davanti a giornalisti e telecamere si sono presentati in tre: Matteo Salvini, con accanto Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. A fine discorso di Salvini è il presidente di Forza Italia che trascina via i più giovani. “Andiamo, andiamo”, dice. Ma è proprio lui a tornare indietro un istante dopo per riprendersi la scena e lanciare dal microfono il suo messaggio all’Italia: “Sappiate distinguere chi è democratico da chi non conosce nemmeno l’abc della democrazia”. In sostanza, con queste parole rivolte a Di Maio, Berlusconi sancisce il de profundis dell’eventuale accordo a due Lega-M5S, e tenta di riprendersi quel che il voto del marzo gli ha sottratto, l’egemonia nel centrodestra che dura ormai da 25 anni. Per tutta la durata della diretta televisiva del discorso di Salvini, e soprattutto quando quest’ultimo elenca i punti sostanziali del programma, Berlusconi lo segue facendo il gesto dei numeri con le dita. E come se la mimica non bastasse, in un paio di passaggi muove le labbra come a ripetere la litania concordata prima insieme. Letto il breve ‘papello’, lo show sembra finito e il sipario sta per calare visto che proprio Berlusconi invita gli altri due a lasciare la sala senza rispondere alle domande. Ma la tentazione è forte e il presidente di Forza Italia l’asseconda: va al centro della scena e davanti a flash e telecamere torna protagonista. E lo fa fino all’ultimo, fino alla porta che chiude la sala. A quel punto scoppia la bomba, nel rapporto tra Forza Italia e Lega, e tra Salvini e Di Maio.

Il sospetto che Berlusconi stia tramando per fare un governo coi cocci del Pd resta forte

Il fatto politicamente più rilevante è che Berlusconi, pur di non farsi isolare, ha ingoiato qualche rospo ed ha lasciato mano libera a Salvini per la designazione dell’eventuale presidente del Consiglio incaricato. I numeri sanciscono il vantaggio di posizione del centrodestra che potrebbe chiedere al Pd una scelta responsabile per dare al Paese un governo stabile e legittimo in un momento cruciale per i venti di guerra in Medio Oriente e la la messa in sicurezza dei conti pubblici. In Parlamento l’eventuale maggioranza Centrodestra-Pd avrebbe una maggioranza di 376 voti alla Camera e 189 al Senato. Per l’eventuale premier leghista incaricato si fa pressante il nome di Giancarlo Giorgetti, primus inter pares della Lega assieme a Salvini, e molto stimato anche dal Presidente Mattarella. Intanto, il post show di Berlusconi muove allo sconcerto i leghisti che intervengono a stretto giro con il capogruppo alla Camera Centinaio, il quale non esita a prendere le distanze dal cavalier di Arcore: “I veti non ci piacciono a prescindere dalla provenienza. Non era condiviso e non lo sarà mai da parte nostra un no al dialogo con il Movimento 5 Stelle, seconda forza politica in Parlamento. Le parole finali di Berlusconi oggi al Colle non rispecchiano la posizione della Lega, né quella del centrodestra che oggi si è espresso in maniera unitaria e concordata”. Evidentemente si sono accorti della puzza di bruciato, al punto che lo stesso Giorgetti non può fare a meno di censurare Berlusconi: “La battutaccia di Berlusconi è stata poco felice e inopportuna. Ha alzato la palla allo schiacciatore, ha dato l’occasione e il pretesto a Di Maio per respingere l’offerta che il centrodestra aveva fatto un’ora prima”. Ecco la puzza di bruciato: da una parte, il sospetto che in fondo i 5 Stelle al governo non intendono andarci, e lo dimostra il tempo impiegato, circa mezz’ora, per valutare la posizione da rendere pubblica; e dall’altra, che si stia profilando una sorta di patto del Nazareno dalle fattezze nuove, magari con Franceschini gran tessitore.

M5S: a questo punto sono nell’angolo, perché la loro strategia ha mostrato tutta la sua fragilità

Quella che Luigi Di Maio censura per ben due volte come “una battutaccia” non poteva passare senza replica e il leader M5s la rinfaccia, in pratica, a Matteo Salvini, domandandogli come si possa ancora pensare che i 5 stelle possano imbarcare tutto il centrodestra in una maggioranza di governo. Vero è che “con la Lega c’è una sinergia istituzionale” e che Di Maio sottolinea come questo rapporto preferenziale abbia “permesso di rendere operativo immediamente il Parlamento”, e, di più, si riscontri “anche tra i nostri gruppi in ufficio di presidenza”, come dimostra l’accordo sul taglio dei vitalizi, oltre alle nomine per la Commissione speciale. Ma “prendiamo atto – scandisce Di Maio al termine delle consultazioni – oggi che ancora una volta Salvini e la Lega ci stiano proponendo uno schema di centrodestra che è di ostacolo e, per noi, una coalizione nata per adattarsi alla legge elettorale”. Dunque, manda a dire Di Maio a Salvini, una “posizione che non comprendo. Non comprendo – rincara il candidato premier M5s – come Salvini e la Lega, davanti alla possibilità di far partire un governo del cambiamento si ostini a propinare – questo è il verbo scelto – ancora questa coalizione”. Una coalizione “tra l’altro, divisa: l’avete visto, mentre il leader della Lega diceva di voler aprire, dopo pochi minuti, con una battutaccia nei nostri confronti, Silvio Berlusconi ha dimostrato che stesse sperando nel Pd più che in M5s, vista – lo ripete – la battuttaccia nei nostri confronti”.

Venerdì in mattinata riprenderanno i colloqui del Presidente Mattarella con i due presidenti delle Camere, Casellati e Fico, e con il Presidente emerito Giorgio Napolitano. Al termine, il consueto messaggio alla nazione, che, temiamo, anche volta sarà un rinvio a tempi migliori. Anche se il Presidente sa benissimo che tra la crisi nel Mediterraneo mediorientale e i conti pubblici, di tempo ne resta pochissimo.

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