Usa. Trump firma i dazi. 11 Paesi siglano un’intesa antiamericana

Usa. Trump firma i dazi. 11 Paesi siglano un’intesa antiamericana

Donald Trump ha firmato le due proclamazioni presidenziali con cui, tra 15 giorni, entreranno in vigore dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio in arrivo in Usa. Canada e Messico – impegnati nei negoziati sul Nafta – per il momento sono esentati e il leader Usa ha detto che i “veri amici” degli Usa potranno godere di flessibilità da parte di Washington per essere a loro volta esentati. “Era ora”, ha detto il leader Usa firmando. Le proclamazioni presidenziali richiamano la sezione 232 di una legge che permette a Trump di agire sulle tariffe senza passare dal Congresso. Si tratta del Trade Expansion Act del 1962. In base a quella legge, un presidente può imporre dazi su tutti i Paesi i cui prodotti importati in Usa pongono un rischio alla sicurezza nazionale americana. Il punto è che in molti, Ue inclusa, hanno contestato una tale giustificazione.

Nel 2017 le importazioni americane complessive di acciaio sono state pari a 33,46 miliardi di dollari, contro i 24,28 miliardi di dollari del 2016, in crescita del 37,8%; quelle di alluminio sono state pari a 17,31 miliardi contro 13,14 miliardi, in crescita del 31,7%. Ecco i primi 10 paesi fornitori in termini di importazioni totali e di valore, secondo i dati 2017 del Dipartimento del commercio degli Stati Uniti. FORNITORI DI ACCIAIO: Canada: 15,6%, per 5,2 miliardi di dollari; Brasile: 9,1%, per 3 miliardi; Corea del Sud: 8,3%, per 2,8 miliardi; Russia: 8%, per 2,7 miliardi; Messico: 7,1%, per 2,4 miliardi; Giappone: 4,8%, per 1,6 miliardi; Germania: 4,6%, per 1,5 miliardi; Turchia: 3,7%, per 1,2 miliardi; Taiwan: 3,7%, per 1,2 miliardi; Sudafrica: 2,9%, per 982 milioni. La Cina, nel mirino dell’amministrazione Trump, è all’11esimo posto con il 2,7%, per 900,5 milioni. FORNITORI DI ALLUMINIO: Canada: 40%, per 7 miliardi di dollari; Cina: 9,7%, per 1,7 miliardi; Russia: 9,1%, per 1,6 miliardi; Emirati Arabi Uniti: 8%, per 1,4 miliardi; Bahrein: 3,5%, per 602 milioni; Argentina: 3,2%, per 547 milioni; Germania 2,3%, per 392 milioni; India: 2,1%, per 371 milioni; Australia: 2,1%, per 362 milioni; Sudafrica; 2%, per 340 milioni milioni.

 La Cina, vero bersaglio per il suo eccesso di produzione sovvenzionata di acciaio, è sul piede di guerra e minaccia “un’appropriata e necessaria risposta”. “Scegliere la guerra commerciale è una soluzione sbagliata. Alla fine si danneggiano gli altri e se stessi”, ha affermato il ministro degli Esteri Wang Yi. Ma la risposta forse più preoccupante per gli Usa l’hanno già data gli undici Paesi che hanno firmato oggi in Cile una nuova versione del Tpp, un accordo di libero scambio che copre 500 milioni di consumatori abbattendo i dazi. Tra i firmatari, che insieme rappresentano il 13,5% dell’economia mondiale, ci sono anche alleati di primo piano degli Stati Uniti, come Canada, Giappone e Australia. L’intesa era stata proposta negli anni scorsi da Barack Obama per fermare l’ascesa di Pechino ma poi Trump aveva deciso di uscirne: ora gli Usa ne diventano il bersaglio, mentre la Cina potrebbe essere spronata ad entrare. Ma per adesso Trump, stretto tra il Russigate e lo scandalo dell’affaire con la pornostar Stormy Daniels, tira dritto sui dazi, incurante anche della lettera di 107 parlamentari repubblicani timorosi che una guerra commerciale freni la crescita Usa.

Share