Settimana politico-parlamentare decisiva per capire il futuro prossimo dell’Italia. Di Maio e Salvini in tandem. Nel caos il Pd e Forza Italia

Settimana politico-parlamentare decisiva per capire il futuro prossimo dell’Italia. Di Maio e Salvini in tandem. Nel caos il Pd e Forza Italia

Settimana politico-parlamentare cruciale, e non solo per l’elezione dei presidenti delle Camere, quella iniziata oggi. La scadenza di alcuni passaggi sarà infatti fondamentale per sapere chi saranno i protagonisti dei prossimi mesi e soprattutto per capire quali saranno le reali forze in campo, dopo che le elezioni del 4 marzo hanno dato un risultato a dir poco confuso. Se è vero che si comprende bene chi ha subito una batosta e chi ha guadagnato voti, è altrettanto vero che nessuno ha raggiunto la maggioranza assoluta. Per questo al Colle da due settimane si analizzano voti e peso parlamentare delle diverse forze, avendo ben chiaro che al di là della propaganda, un vincitore vero non c’è ed è proprio questo che renderà difficile comporre il quadro della situazione. Per questo saranno cruciali alcuni passaggi. Innanzitutto le riunioni dei gruppi del Pd di Camera e Senato, per l’elezione dei due presidenti: da questi due voti sarà chiaro quali sono i nuovi equilibri di forza dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Quanti saranno i parlamentari su cui l’ex segretario potrà ancora contare e quanti saranno invece coloro che hanno preso le distanze e sono disponibili a un governo con il M5s o di scopo. Nelle more di questo voto è da considerare che i tentativi di accreditarsi come interpreti della linea di Mattarella da parte di una parte del Pd non vengono assolutamente presi in considerazione dal Quirinale.

Altre consultazioni, altro giro di valzer tra 5Stelle e gli altri

Nuovo giro di contatti domani sulle presidenze delle Camere per M5s. Secondo quanto si apprende, i due capigruppo 5 stelle, Giulia Grillo e Danilo Toninelli, sentiranno di nuovo i leader degli altri partiti e dopo potrebbero esserci degli incontri faccia a faccia. Almeno questi erano gli accordi tra le parti. Di certo, con il Pd e, sempre secondo quanto viene riferito, anche con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Non sarebbe previsto per domani, invece, nessun nuovo contatto con il leader della Lega Matteo Salvini. Di Maio prosegue con il suo ‘metodo di condivisione’ con le altre forze politiche per la scelta di figure di garanzia per la presidenza di Camera e Senato. Secondo quanto si apprende, anche stamattina nella riunione con i senatori neoeletti, il candidato premier 5 stelle ha ribadito la volontà di dare a M5s la guida di Montecitorio essendo il luogo cruciale per la battaglia contro i vitalizi, ‘bandiera’ del Movimento 5 stelle. Ma per i nomi da proporre, bisognerà aspettare: non arriveranno prima di mercoledì, spiega qualcuno autorevole del Movimento, e in ogni caso resta saldo l’intento di rispettare gli equilibri emersi dalle urne e quindi considerare tutte le forze politiche nella partita che vede sul tavolo anche le vicepresidenze, i segretari e i questori.

Caos, tensioni, litigi, sospetti: il Pd ormai non sa più a quale “stella” rivolgersi

Nervi tesi nel Partito democratico dopo le nuove aperture all’ipotesi di sedersi al tavolo con il M5s. Ieri l’intervento di Walter Veltroni che ha auspicato la possibilità di avviare una trattativa, sotto la diretta supervisione del Capo dello Stato, oggi Ettore Rosato è tornato sull’argomento, aprendo alla possibilità di un referendum tra gli iscritti dem nel caso la proposta dovesse essere formalizzata all’interno del partito e votata. “Io non sono d’accordo a fare un governo con i 5 Stelle, se dovremo prendere qualche decisione importante il sistema della consultazione degli iscritti sarebbe utile. Se ci fosse una proposta per fare un governo potremmo sottoporla ai nostri iscritti”. Piccoli spiragli che si vanno ad aggiungere alle aperture fatte da Dario Franceschini, con l’idea di un Pd che aiuta a far partire una legislatura Costituente, e Michele Emiliano, esponente della minoranza favorevole al dialogo con i pentastellati. La direzione del partito, va ricordato, ha approvato l’ordine del giorno che recepiva la mozione del segretario reggente, Maurizio Martina. Dunque, opposizione. Ma anche un attivo contributo al lavoro del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel caso ce ne fosse la necessità. I due fronti, favorevoli e contrari al dialogo, si appigliano ora all’uno ora all’altro passaggio della relazione. Documento, quello uscito dal parlamentino dem, che è vincolante per Matteo Orfini che dice ‘no’ a una “strampalata orgia di un governo con tutti dentro”. Anche perché, spiega durante la presentazione di un libro, “tutti non ci sono, ci hanno già fatto sapere di non voler stare con noi”. E sul referendum tra gli iscritti: “E’ uno strumento previsto dallo Statuto, ma non ne vedo la necessità”. Una chiusura, quella del presidente dell’assemblea dem, infarcita di stoccate a chi in questi giorni sta lavorando per il dialogo, a partire “da certi ministri che sono silenti da settimane”.

In Forza Italia ormai si è a un bivio: seguire Salvini oppure manifestare autonomia?

Il centrodestra è a un bivio: andare unito o in ordine sparso alla trattativa decisiva per il rinnovo dei presidenti di Camera e Senato per poi passare alla partita sulla formazione del futuro governo. Cercare in Parlamento convergenze con i cinque stelle o il Pd, il dilemma principale. Il chiarimento arriverà mercoledì, a palazzo Grazioli, quando Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni si ritroveranno attorno allo stesso tavolo (dopo il vertice di sei giorni fa sul voto del 4 marzo). Il summit, spiega una nota di via Bellerio, servirà per “confrontarsi sui primi contatti avuti in questi giorni con 5stelle, Pd e Leu sulle presidenze di Camera e Senato”. La convocazione è arrivata ‘via cavo’: Salvini, in qualità di candidato premier, ha prima chiamato l’ex premier per “confermare” nel corso di una ”telefonata cordiale”, assicura il comunicato, gli “impegni già presi nell’ambito della coalizione” e poi ha sentito Giorgia Meloni. Domani, raccontano, il ‘Capitano’ e il Cav si risentiranno. Nel corso del colloquio Salvini avrebbe ribadito il metodo delle sue ‘consultazioni’ per il rinnovo delle Presidenze, ovvero dialogo aperto con tutti, compresi i grillini, ma partendo dal centrodestra. Berlusconi, riferiscono fonti parlamentari, avrebbe chiesto alla Lega di andare avanti e di tenere aperto il confronto anche con i cinque stelle ma solo sui vertici del Parlamento, non certo per un nuovo esecutivo. Fi continua a puntare su Paolo Romani per palazzo Madama, anche se nelle ultime ore il fuoco concentrico dei grillini per la condanna per peculato senza l’intervento deciso di Arcore e la mancata solidarietà del Carroccio, avrebbero di molto indebolito la candidatura del capogruppo azzurro uscente. Tra gli azzurri la tensione è altissima. Molti (anche esponenti di spicco dell’ala nordista) non si fidano e temono che “l’accordo M5S-Lega sia in uno stato avanzato e che Salvini e Di Maio siano pronti a un blitz sulle Camere con il tandem Fraccaro-Bongiorno o Giorgetti-Toninelli e pure sul governo”. Per questo chiedono al loro leader di ”battere subito un colpo”, altrimenti “si rischia il suicidio politico e di bruciare Romani”. Berlusconi li rassicura: Salvini sta agendo correttamente, mi tiene informato passo passo, lasciamolo fare….

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