Presidio Fnsi, Usigrai, Tg3 contro l’archiviazione del processo per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Palazzotto, LeU: commissione parlamentare d’inchiesta

Presidio Fnsi, Usigrai, Tg3 contro l’archiviazione del processo per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Palazzotto, LeU: commissione parlamentare d’inchiesta

Federazione Nazionale della Stampa, Usigrai e Comitato di Redazione del Tg3 hanno ricordato, a 24 anni dai fatti, il duplice omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti della Rai trucidati in Somalia in circostanze che ancora oggi restano avvolte nel giallo. “Noi non archiviamo”, questo il titolo dat alla mobilitazione e poi la nota dei promotori: “A metà aprile ci sarà l’udienza per l’archiviazione del processo sugli autori dell’omicidio. Al di là di ciò che deciderà il tribunale, noi giornaliste e giornalisti abbiamo il dovere di non archiviare, abbiamo il dovere di continuare a cercare la verità, abbiamo il dovere di chiedere giustizia. Ed è l’impegno che rinnoveremo, insieme Fnsi, Usigrai e Tg3, con l’adesione di Libera informazione, davanti alla palazzina dove c’era la redazione di Ilaria Alpi”. Sempre questo martedì, Assostampa Friuli Venezia Giulia, con Articolo 21 Fvg, Ordine regionale dei giornalisti e Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, ha organizzato un presidio a Trieste, davanti alla targa che ricorda il giornalista cineoperatore triestino e gli altri caduti per l’informazione. Anche l’amministrazione comunale di Latina inaugurerà ad aprile una piazza intitolata alla memoria di Ilaria Alpi e la data della cerimonia potrebbe capitare a ridosso di una tappa fondamentale nell’inchiesta sulla morte della giornalista, ossia il 17 aprile prossimo.

Infatti è stata fissata al prossimo 17 aprile davanti al gip di Roma l’udienza sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma sull’omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, avvenuto il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, in Somalia. Nella richiesta di archiviazione il pm Elisabetta Ceniccola spiegava che non è stato possibile risalire a mandanti ed esecutori materiali dell’agguato mortale così come non sono state trovate prove su presunti depistaggi in merito alla gestione in Italia di Ahmed Ali Rage, detto Gelle, il testimone che prima aveva accusato un miliziano somalo Omar Hashi Hassan (condannato a 26 anni e poi assolto nel processo di revisione a Perugia) e che poi ritrattò tutto. La Procura capitolina su questo ha escluso “che vi sia stata una dolosa manipolazione delle prove o testimonianze pilotate”.

L’inchiesta alla quale la Alpi stava lavorando passava dalla provincia di Latina. Come si è saputo dopo la sua morte tra le rotte attraversate da strani traffici illeciti fra l’Italia e la Somalia c’era anche il porto di Gaeta. Per questa ragione la nuova piazza del capoluogo dedicata a Ilaria Alpi non soltanto è un atto simbolico per la tutela della libertà di informare, ribadita peraltro proprio nel corso dell’incontro di solidarietà a Marco Omizzolo, vittima di un grave atto intimidatorio per i suoi reportage sul caporalato, ma è anche una delle prime risposte di un territorio difficile all’illegalità diffusa ma non imperante, insomma della volontà di far prevalere la comunità pontina che si impegna ogni giorno su lavoro e legalità contro un pervicace reticolo fatto di corruzione, connivenze, avanzata dei clan e sfruttamento del lavoro. Lo scorso anno sempre il 20 marzo il Tg3 e l’associazione Legambiente lanciarono un appello al presidente della Repubblica Mattarella per ottenere “Verità e giustizia per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin” . I primi firmatari furono Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, Beppe Giulietti, presidente Federazione Nazionale Stampa Italiana, Raffaele Lorusso, segretario Federazione Nazionale Stampa Italiana, Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai, Barbara Scaramucci, presidente Articolo 21, Elisa Marincola, portavoce Articolo 21, Elisabetta Margonari, Comitato di redazione Tg3, Marco Durazzo, Comitato di redazione Tg3 ed Enrico Fontana, direttore de La Nuova Ecologia.

Erasmo Palazzotto di Liberi e uguali, vicepresidente uscente della commissione Esteri di Montecitorio, nel giorno del 24mo anniversario dell’uccisione dei due inviati Rai, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, afferma in una nota: “Sono passati 24 anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: 24 anni senza verità e giustizia”. Per poi sottolineare: “In questi anni abbiamo assistito a depistaggi e bugie che hanno impedito di arrivare alla verità e all’individuazione dei responsabili. Ora si rischia la chiusura definitiva di tutte le inchieste sul caso nonostante nuovi spunti emersi dal lavoro della commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti”. Quindi, Palazzotto annuncia: “Come primo atto della legislatura che sta per cominciare presenterò una proposta di commissione di inchiesta. Il nostro paese non si può permettere che questa vicenda cada nel dimenticatoio”.

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