Pavia. Inquietante messaggio squadrista dei neofascisti alla vigilia del voto. “Marchiate” le abitazioni di aderenti all’Anpi, a Leu, al Pd

Pavia. Inquietante messaggio squadrista dei neofascisti alla vigilia del voto. “Marchiate” le abitazioni di aderenti all’Anpi, a Leu, al Pd

Diversi antifascisti pavesi hanno trovato questa mattina sulla porta o sul citofono della loro abitazione un pezzo di carta fotocopiata a colori con la scritta “Qui ci abita un antifascista” e le bandiere rossa e nera barrate con il simbolo del divieto. Lo hanno denunciato sui loro profili social gli stessi interessati, tra cui ci sono militanti dell’Anpi, attivisti di formazioni di sinistra e antirazziste, il segretario del circolo di PaviaOvest del Partito Democratico, Ottavio Giulio Rizzo, e l’assessore comunale alla Cultura Giacomo Galazzo che sul suo profilo Facebook ha scritto: “Stamattina ho trovato questo. Sono venuti a casa mia per appenderlo sul mio campanello, e a quanto leggo non sono il solo. A questo gesto squadrista, a questa intimidazione vergognosa rispondo con orgoglio che sì, lì ci abita un antifascista. E state certi che tornerò fuori da quella porta per dirlo a voce alta, tutte le volte che potrò #maipiùfascismo”. Sul blitz compiuto la notte scorsa stanno indagando gli investigatori della Digos della Questura di Pavia.

Sulla vicenda delle abitazioni di decine di antifascisti “marchiate” con adesivi durante la notte, tra cui quelle dell’assessore alla cultura Giacomo Galazzo, esponente di LeU, di alcuni attivisti dell’Anpi locale e della Rete Antifascista, sono in corso accertamenti da parte delle forze dell’ordine di Pavia. Secondo una prima ipotesi, la ‘costruzione’ degli adesivi e i caratteri utilizzati per la scritta – “Qui ci abita un antifascista”, con il simbolo della stessa rete antifascista barrato come se si trattasse di un divieto – portano a ritenere che si tratti di un azione organizzata da estremisti di destra. Quanto accaduto è subito rimbalzato sui social. “Questa mattina mi son svegliato e ho trovato questa gradita sorpresa accanto al citofono – ha commentato su Facebook uno degli antifascisti che si sono visti attaccare l’adesivo sulla porta di casa -. Negli anni ’30 fascisti e nazisti marchiavano i negozi degli ebrei. Negli anni 2000 i neofascisti marchiano le case dei cittadini che si sono espressi pubblicamente contro il fascismo. “Evidentemente le cattive abitudini non passano – prosegue il post su Fb – Anche perché sono gli stessi di allora, solo se la prendono con soggetti diversi. Questo adesivo me lo sono meritato perché mi sono espresso pubblicamente, anche su questo gruppo, contro il fascismo. E continuerò a farlo più forte di prima, perché è il dovere di ogni cittadino democratico”.

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