Parlamento. Riunione serale con esponenti di tutti i gruppi fallisce. Stallo su presidenze: verso pioggia schede bianche?

Parlamento. Riunione serale con esponenti di tutti i gruppi fallisce. Stallo su presidenze: verso pioggia schede bianche?

Nel pomeriggio di giovedì, quello che precede il giorno decisivo per la XVIII Legislatura, sembrava che tutto stesse procedendo secondo un copione già scritto, con un forzista pronto a diventare presidente del Senato. Ma qualcosa è andato storto: i pentastellati hanno messo il veto su Paolo Romani, e Berlusconi si è impuntato. “Gli accordi devono passare da me, Di Maio deve sedersi al tavolo con me”, avrebbe detto Berlusconi. E le conseguenze, in tarda serata di giovedì, si sono viste: gli esponenti forzisti si sono presentati “senza mandato” alla riunione dei rappresentanti dei partiti, tutti assieme, con i parlamentari 5 Stelle che speravano di trovare una quadra. All’incontro, che si è svolto alle ore 20 nella sala Tatarella, in uso al M5S, hanno partecipato Danilo Toninelli e Giulia Grillo per il Movimento, Fedriga e Centinaio per la Lega (capigruppo uscenti), Brunetta e Romani per Forza Italia (capigruppo uscenti), Pietro Grasso per Leu, Guerini e Martina per il Pd e Crosetto e Rampelli per Fratelli d’Italia. Ma l’ordine arrivato da Palazzo Grazioli, dove il leader azzurro ha riunito lo stato maggiore del partito prima delle trattative, era chiaro: “Andate ed ascoltate, trattate pure gli incarichi minori, ma sulle presidenze decido io”.

La notte porta consiglio? Anche, ma soprattutto i telefoni bollenti di chi gioca di nascosto

Il Movimento5Stelle non vuole Romani perché condannato per peculato a causa del cellulare usato da sua figlia? E allora ne parli direttamente con Berlusconi. Questo il messaggio muscolare mandato ai neoeletti pentastellati. Da parte sua, il leader leghista (e dell’intero centrodestra) Matteo Salvini, in tarda serata, “ribadisce la disponibilità a riconoscere ai 5 stelle la presidenza di una delle due Camere”, e “invita tutti i gruppi presenti in Parlamento a essere responsabili e a scegliere nel nome della più ampia partecipazione”. Al di là delle dichiarazioni, la lunga notte di vigilia, prima delle votazioni che mostreranno dove tira il vento, si consuma anche lontano dalle telecamere. Si rincorrono voci, c’è chi parla di contatti tra Gianni Letta e Matteo Renzi, c’è chi sta attaccato al telefono cercando di capire se l’interlocutore sta bluffando o fa sul serio.

La strategia di Berlusconi: e se lasciasse bruciare Romani per poi tirare fuori la carta vincente per la seconda carica dello Stato?

Per Berlusconi le strade sembrano sostanzialmente due. Opzione 1: continuare nello scontro totale, magari cercando la sponda del Partito democratico (non si sa con quante speranze). Non a caso fonti azzurre sostengono che, se non uscirà un accordo chiaro, Lega e FI “si prendono tutto”, bruciando il nome Romani, e avanzando quello della senatrice Bernini, e potrebbero offrire la Camera al Pd, ad una figura come l’attuale ministro della Cultura, Dario Franceschini. Il silenzio del Pd nella vigilia del voto è abbastanz assordante. In quest’ottica, insomma, si continua a “tenere testa” ai pentastellati. C’è certo il rischio di vedere allontanarsi la Lega di Salvini ma l’unità del centrodestra sembra tenere, anche se con qualche scricchiolìo. Opzione 2: mollare l’osso e concedere un nome meno “divisivo” di Romani (forse una donna, come Bernini o Casellati). Quest’ultima possibilità, comunque, mostrerebbe che Berlusconi tiene il punto: non può essere messo all’angolo, non si può dimenticarlo pensando che l’unico interlocutore a destra sia Salvini. La giornata, per il centrodestra, non sembrava partita male: ad ora di pranzo, i rappresentanti del centrodestra si sono riuniti per un vertice a Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, che ha ospitato tra gli altri Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Poco prima delle 14, i commensali hanno lasciato il Palazzo, senza rilasciare dichiarazioni. Poi, nel pomeriggio, la svolta: di fronte alla ferma opposizione dei 5Stelle, Salvini ha fatto il passo indietro. Il leader leghista ha annullato una registrazione a Porta a Porta, e si è detto pronto a premere il tasto ‘reset’: “Se c’è un tavolo da riconvocare noi siamo disponibili, non ne facciamo un problema di forma”, ha dichiarato a Montecitorio. E così è stato. Uno dei pochi punti fermi di giovedì notte? I nomi dei nuovi capigruppo della Lega: Giancarlo Giorgetti alla Camera, al Senato Gian Marco Centinaio. Per quanto riguarda invece Forza Italia, nel pomeriggio Berlusconi ha visto Maria Stella Gelmini, che potrebbe essere indicata come capogruppo alla Camera per il dopo Brunetta.

E Renzi parla attraverso la enews… “opposizione!”

Negli stessi minuti in cui la riunione collettiva si scioglie e i rappresentanti delle diverse forze politiche dicono ciascuno la sua, arriva puntuale la enews di Matteo Renzi che ribadisce: “Mi pare che nel Pd siamo tutti d’accordo sullo stare all’opposizione. Hanno vinto loro, tocca a loro: il Movimento Cinque Stelle è risultato il primo partito. Il Centrodestra è risultata la prima coalizione. Tocca a loro. Noi saremo seri e faremo un’opposizione intelligente”. Un colpo di coda da maestro.

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