Lombardia. Molti socialisti, anche in Regione, votano Liberi e Uguali

Lombardia. Molti socialisti, anche in Regione, votano Liberi e Uguali

Vi ripropongo alcune considerazioni finali. Sono molti di più di quanto si possa immaginare i socialisti che voteranno Liberi e Uguali alle politiche e soprattutto alle regionali del Lazio e della Lombardia. Alcuni sono iscritti al Psi, molti di loro sono da tempo apolidi, molti provengono delusi dalle fila del Pd e persino dal centrodestra. Li accomuna l’idea che Liberi e Uguali, che non è un partito, possa essere il punto di partenza per riorganizzare una nuova sinistra di governo di tipo socialista. Dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, per il Pd è iniziato il vero declino. Perché con quel referendum ha reso palpabile un’operazione, tanto arrogante quanto pericolosa, che avrebbe messo la democrazia del paese con le spalle al muro.

Il referendum, dopo Jobs Act, la Buona Scuola e le leggi elettorali incostituzionali, è stato infatti la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Anche il vaso delle coscienze di un certo popolo della sinistra che con quel voto ha detto No sia al referendum che al Pd. Senza quel referendum non ci sarebbe la lista di Liberi e Uguali e molti socialisti, che hanno mollato persino il Psi, non sarebbero in quella lista. Liberi e Uguali, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta oggi nella sinistra l’area della ragione e della consapevolezza. Un’ancora di salvezza per affrontare dopo il 5 marzo la discussione sulle ragioni vere di una crisi che ha investito la sinistra fino al punto da non esserci più.

Una discussione necessaria, se si vuole aprire la strada della rinascita, ben sapendo che la ripresa non sarà di breve durata. Liberi e Uguali raccoglie il consenso di chi, più di altri, è assolutamente convinto che la sinistra debba cambiare rotta. Bisogna ripartire dai valori e dalle ragioni fondanti della storia della sinistra italiana, cioè dal socialismo. Ecco perché voto Liberi e Uguali anche in Regione e sostengo in modo particolare i candidati socialisti presenti in quella lista: Dario Balotta, grande esperto di mobilità e ambiente, e Rita Rigitano, delegata sindacale di una fabbrica metalmeccanica. Li sostengo per la Regione, dove c’è un gran bisogno di cambiare, di fare diversamente da ciò che si è fatto negli ultimi decenni dove abbiamo registrato la politica di una destra arrogante che ha favorito l’impoverimento delle strutture pubbliche di welfare e una sinistra un po’ troppo silente, anzi afona.

Altro che “fare meglio” di Maroni e Formigoni, come dice Gori!

Riavere dei consiglieri regionali che si ispirano ai valori tradizionali della sinistra socialista vuol dire riaprire anche la questione istituzionale dopo quarant’anni di vita delle Regioni e dopo un impoverimento complessivo della democrazia “consiliare”. È da trent’anni che sostengo che l’elezione diretta dei presidenti di Regione sia stata una grande fesseria. Essi si sono trasformati in “governatori” senza esserlo e i rappresentanti del popolo eletti in Consiglio contano ormai pressoché zero.

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