Lavoro. Esplode il precariato: +438 mila posti. Il tempo indeterminato pia illusione. Pensioni. Ghiselli (Cgil): possibile superare l’impianto Fornero. Una sfida per governo e Parlamento

Lavoro. Esplode il precariato: +438 mila posti. Il tempo indeterminato pia illusione. Pensioni. Ghiselli (Cgil): possibile superare l’impianto Fornero. Una sfida per governo e Parlamento

Lavoro e pensioni hanno fatto parte della campagna elettorale, ma ora tutti coloro che hanno avanzato promesse meravigliose, ma irrealizzabili, si tacciono, impegnati come sono in altrettante proposte che ben poco hanno di concreto per dare un governo al Paese. O meglio per spartirsi quel poco che resta da spartire, presidenze di  Senato e Camera. Poi si vedrà che succede stante la attuale legge elettorale e lo stesso risultato delle elezioni, che rendono difficili, se non impossibili, accordi di governo. I media si sbizzarriscono, architettano alleanze innaturali, gli inciuci sono all’ordine del giorno. Scompaiono così i veri problemi del paese in primo piano fra gli altri quelli relativi al lavoro, all’occupazione, alle pensioni, alle condizioni di vita di milioni di famiglie, alla crescente povertà, alla fuga dei giovani in cerca di un lavoro all’estero. Per non parlare delle aziende in crisi, dei continui licenziamenti, di vertenze di difficile soluzione che vanno avanti da mesi, delle disuguaglianze che crescono, del Mezzogiorno che invece che andare avanti va indietro. Malgrado la sordina imposta dai media, il modo stesso in cui i dati economici vengono presentati dagli istituti di ricerca, leggi Istat in primo luogo, compare sempre il bicchiere mezzo pieno quando, in realtà, quello che conta è mezzo vuoto anzi il contento scema sempre di più. E sempre di più diventano ridicole le prese di posizione delle forze politiche che sono state e sono ancora al governo. L’attuale gruppo dirigente del Pd, salvo qualche rara eccezione, Renzi e Gentiloni, il primo ancor più del secondo, che hanno governato in questi anni, continuano a inneggiare ai provvedimenti presi dal governo in materia proprio di lavoro e di pensioni. Proprio qualche giorno fa Repubblica, pubblicava un commento di alcuni “economisti”, in forza a Palazzo Chigi autori di provvedimenti come il jobs act, per non parlare delle pensioni che Fornero e Cazzola dagli schermi de La7 ogni settimana ospiti fissi, intimano di non toccare.

Malgrado questi miseri tentativi la forza dei numeri dice il contrario, sia per quanto riguarda il lavoro che le pensioni. A far coro ci si è messo anche il Fondo monetario internazionale che con uno Working Paper intima di non toccare  la riforma Fornero perché sarebbero disastri. Arriva la risposta del segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli il quale, come vedremo in seguito, smentisce il Fondo.

Diminuiscono sempre più i contratti a tempo indeterminato

Torniamo al lavoro. Il quarto trimestre 2017, come è  abitudine dell’Istat, viene annunciato come in tendenza, seppure lieve, all’incremento congiunturale dell’occupazione. Il tasso di occupazione destagionalizzato è risultato pari al 58,1%, un decimo di punto in più. Quasi niente. Non solo, per forza di cose non può essere nascosta la verità: e cioè l’aumento di lavoro a termine su quello stabile. I posti di lavoro a tempo determinato sono saliti infatti  per il settimo trimestre di fila di 108 mila posizioni sul mese precedente e di 403 mila in più su base annua mentre i contratti a tempo indeterminato sono calati per la seconda volta in 10 trimestri di 34 mila sul trimestre precedente.  Questa è la situazione del mercato del lavoro fotografata da Istat, ministero del lavoro, Inps, Inail e Anpal. Piccola astuzia, far precedere quello che è un vero e proprio disastro da qualche decimo di aumento dell’occupazione. Vediamo nel merito come si compone questa esplosione del precariato. L’Adnkronos  rende noto che il  numero di lavoratori a chiamata o intermittenti (Inps-Uniemens),  nel quarto trimestre 2017 continua infatti a crescere anche se a tassi leggermente meno forti (+69,2%) rispetto ai due trimestre precedenti (+79,3% nel terzo e 75,9% nel secondo) quando il forte incremento era iniziato a seguito dell’abrogazione del lavoro accessorio (voucher).

Prosegue in modo significativo l’aumento del numero dei lavoratori in somministrazione (+26,9% nel quarto trimestre 2017), in crescita tendenziale dal secondo trimestre 2013, con una forte accelerazione a partire dal primo trimestre 2017 (+22,5%) e confermata nel secondo e nel terzo trimestre del 2017 (+24,4% e +23,8%, rispettivamente). Leggendo il rapporto si scopre che queste dinamiche del mercato del lavoro di sono sviluppate “all’interno di una ripresa economica significativa e persistente”, però la dinamica del lavoro è stata “più debole rispetto a quella del Pil”. Ma guarda caso tutta colpa del destino cinico e baro come diceva un vecchio socialdemocratico  italiano per giustificare i guai della politica economica ai tempi del quadripartito. Come è noto la ripresa in Italia non è stata “significativa”  tanto che  siamo il fanalino di coda fra i paesi della Ue, “né tanto meno persistente” come mostrano i dati sulla esplosione della precarietà. Proseguendo nella lettura dei dati si trovano amenità di varia natura. Fra queste quella relativa al fatto che diminuiscono le persone in cerca di lavoro. È vero, basta che lavorino un’ora e vengono dichiarate occupate. Così diminuiscono gli inattivi e anche quelli che cercano lavoro. Una farsa statistica si potrebbe definire questa operazione che con la statistica non ha niente a che fare. Bontà loro, gli “esperti” statistici Istat, per quanto riguarda i giovani affermano che l’occupazione aumenta ma solo “in termini tendenziali” e per quanto riguarda gli anziani, riconoscono che “è significativo” l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro che spiega così “la crescita del numero degli ultracinquantenni indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile”.

Sospetta la tempistica con cui il Fmi ha diffuso previsioni fasulle sulle pensioni

Riprendiamo il discorso relativo alle pensioni e alle previsioni del Fondo monetario internazionale che non rende noto quale sia la fonte delle sue informazioni e delle relative deduzioni. La riposta del segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, chiarisce, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, qual è la situazione del sistema previdenziale italiano. “È in equilibrio oggi e in prospettiva, e, al netto delle imposte e degli altri elementi impropriamente computati come spesa previdenziale, determina ogni anno degli avanzi di gestione. Questo vale in particolare per il Fondo pensione lavoratori dipendenti. Pertanto le previsioni del Fmi sono del tutto infondate ed è sospetta la tempistica con cui sono state diffuse”.
“Il vero intervento da operare sull’attuale sistema previdenziale – prosegue – è quello di superare strutturalmente l’impianto della legge Monti Fornero, introducendo i necessari elementi di sostenibilità sociale, in particolare nei confronti dei giovani, delle donne e di chi svolge i lavori manuali e gravosi. Un percorso avviato con gli interventi parziali decisi in questi anni – conclude  Ghiselli – che va ora completato sulla base delle proposte indicate nella piattaforma elaborata da Cgil, Cisl e Uil. Questa  sarà la prima importante sfida per il nuovo Parlamento e il nuovo Governo”.

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