La peggiore campagna elettorale della nostra vita

La peggiore campagna elettorale della nostra vita

Sta per finire, ed è davvero un bene, quella che è stata senza dubbio la peggior campagna elettorale della nostra vita. Ora, parliamoci chiaro: le campagne elettorali non sono mai state belle né facili né positive e anche nell’epoca aurea della nostra Repubblica ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, a cominciare dal ’48, fra madonne piangenti, manifesti terroristici, aggressioni, scontri verbali e fisici e altre vergogne cui oggi attribuiamo poca importanza solo perché comunque, all’epoca, venne eletta una classe dirigente fra le migliori di sempre.

Pertanto no, la campagna elettorale non è mai stato un momento per educande e guai agli eccessi nostalgici e privi di cognizione storica di quanti rievocano strumentalmente i bei tempi andati. Il punto è che al baratro attuale non si era arrivati mai: senza politica, senza ideologie, senza identità e senza prospettive, se non quella di un centrodestra a trazione lepenista o di un rapido ritorno alle urne, magari dopo aver varato un governo di scopo o del Presidente per rifare la legge elettorale, sempre che il prossimo Parlamento sia in grado di vararne una decente che garantisca, al tempo stesso, rappresentanza e governabilità.

Il punto è che fra promesse assurde, miliardi e miliardi posti sul tavolo senza alcuna garanzia di copertura, sparate come la flat tax e amenità varie, in alcuni casi grottesche, in altri pericolose come le mire coloniali dei fascisti di CasaPound, il punto è che siamo arrivati davvero a quello che il professor Rodotà definì una volta “l’anno zero della politica”, con seri rischi per la stessa tenuta democratica del Paese. Perché è inutile girarci intorno: un’Italia fragile, con un governo incerto o, peggio ancora, anti-europeista potrebbe trovarsi da lunedì nel gorgo della speculazione finanziaria, costituendo un fattore di rischio per l’intera Unione Europea, tanto che non è da escludere che a qualcuno vengano in mente le medesime idee che circolarono per le cancellerie del Continente e nelle alte sfere burocratiche e finanziarie nell’estate del 2011 quando, di fatto, venne sancita la fine del governo Berlusconi e la sua sostituzione con l’esecutivo pseudo-tecnico di Monti, con la differenza, rispetto ad allora, che il sistema politico è ancora più debole e sfibrato di quanto non lo fosse all’epoca.

Senza contare che lo stesso Mattarella potrebbe trovarsi con le mani legate, nel momento in cui i vari partiti dovessero mostrarsi indisponibili a qualsivoglia forma di collaborazione e anche l’ipotesi di mantenere in carica Gentiloni in attesa di trovare una soluzione accettabile dovesse rivelarsi impraticabile. Insomma, il rischio paralisi, con tutto ciò che di negativo ne potrebbe conseguire, è elevato ed è inutile star qui a minimizzare o a dipingere scenari che non stanno né in cielo né in terra. Si conclude fra poche ore la peggior campagna elettorale di sempre, all’insegna della volgarità e della pochezza, per non dire proprio dell’assenza, di contenuti.

Si conclude e si spalancano le porte su un universo di incertezza. Sta ora agli italiani decidere da chi farsi governare in questa stagione, sempre che vogliano essere ancora governati da qualcuna delle forze attualmente in gioco.

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