Ilva. Negoziato a fasi alterne. Fiom: Arcelor Mittal dia risposte su continuità dei rapporti di lavoro, un complesso di problemi ancora  aperti

Ilva. Negoziato a fasi alterne. Fiom: Arcelor Mittal dia risposte su continuità dei rapporti di lavoro, un complesso di problemi ancora  aperti

Torna agli  onori della cronaca, si fa per dire, la vicenda Ilva, un complesso di problemi ancora  aperti proprio mentre il governo ha dato le dimissioni e i ministri restano in carica per l’ordinaria amministrazione. Una difficoltà in più in una vertenza in cui il governo, il ministro Calenda, la sottosegretaria Bellanova, prima di loro lo stesso Renzi Matteo quando era presidente del Consiglio, non hanno dato buona prova, anzi. Ora tutto si fa più complicato in presenza di una crisi politica e di una vertenza che ha bisogno di un governo, di ministri nella pienezza dei poteri.

La vicenda Ilva che vede per protagonisti i sindacati impegnati nella difesa dei posti di lavoro, dei diritti acquisiti, dei livelli retributivi, in presenza di problemi va al di là di una normale trattativa sindacale, anche se difficile. C’è la questione ambientale, la tutela della salute, i “fumi” che dallo stabilimento si diffondono su intere zone della città, la bonifica degli impianti, Una sentenza della Corte Costituzionale dichiara incostituzionale il decreto, voluto da Renzi Matteo, relativo alla riattivazione degli impianti senza aver provveduto a risolvere problemi di salvaguardia della salute. Ci sono gli interventi di Regione Puglia e Comune di Taranto relativi alla riattivazione degli impianti in mancanza degli interventi necessari. Per non far mancar niente ad una vertenza molto difficile, con un ministro come Calenda e la viceministra Bellanova, molto umorali, in continuo dissenso con le autorità  regionali e locali, occorre registrare anche il fatto che gli organismi della Unione europea devono ancora pronunciarsi  sulla legittimità dell’acquisto da parte di Arcelor Mettel.

Dopo un mese di interruzione nuovo incontro interlocutorio presso il ministero per lo sviluppo

Dopo un mese di interruzione – sottolinea una nota della Fiom Cgil – dopo il rinvio di due incontri previsti per il9 e il 21 marzo si è tornati al tavolo  aperto presso il ministero dello Sviluppo Economico con la presenza del viceministro dimissionario Teresa Bellanova, dei Commissari, i rappresentanti di Arcelor Mittal e quelli di Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil. Il tema di fondo di questo ennesimo incontro era dato dalla cessione del ramo di azienda. Da parte del governo e di Arcelor è stata espressa la volontà di velocizzare il negoziato,  mettendo in calendario una seri di incontri per arrivare “quanto prima”, è stato detto, ad un accordo sindacale. Arcelor Mittal – rende noto il comunicato della Fiom – nel confermare la volontà di giungere ad un accordo che sia da preludio all’acquisizione della realtà Ilva, ha precisato che per quanto riguarda la Commissione Antitrust sta continuando un confronto attraverso la proposizione dei cosiddetti “rimedi” rispetto alle osservazioni poste dall’Antitrust; procedura che allo stato attuale dovrebbe concludersi per il 23 maggio prossimo. Per quanto riguarda le questioni ambientali Arcelor Mittal “confida di poter trovare tutte le opportune soluzioni entro il mese di aprile. Tutto questo per poter intervenire quanto prima sulla struttura produttiva che ormai da tempo sta generando perdite consistenti”.

Il negoziato vincolato ai contenuti e alle soluzioni dei problemi aperti

Arriva la risposta della Fiom Cgil che indica il nuovo incontro previsto il 4 aprile come decisivo per valutare se “sussistono le condizioni per proseguire il negoziato valutando la necessità di un pieno coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori interessati in ogni realtà aziendale”. “Abbiamo esplicitato la nostra disponibilità al confronto – afferma il comunicato Fiom – facendo presente nello stesso tempo che il negoziato non può essere vincolato ai tempi, ma ai contenuti e alle soluzioni rispetto ai temi fino ad oggi discussi. È di assoluta importanza il tema da noi posto fin dall’inizio della trattativa riguardante la continuità dei rapporti di lavoro e del mantenimento dei diritti acquisiti e dei livelli retributivi di ciascun lavoratore. Questione che nonostante il confronto avvenuto, non ha prodotto da parte del governo, come promesso in varie occasioni, nessun chiarimento di carattere normativo e che anche alla luce della legislazione italiana deve mantenere inalterata questa condizione di tutela nei confronti dei lavoratori. Cosi come è da escludere qualsiasi soluzione che possa prevedere una diversificazione di trattamenti sia normativi che economici tra i lavoratori interessati. È allo stesso tempo importante comprendere fino in fondo le decisioni che assumerà l’Antitrust e delle conseguenze che potrebbe determinare sia sul perimetro del ramo d’azienda e delle sue attività, ma anche di realtà di Arcelor Mittal presenti in Italia, come la Magona di Piombino. Abbiamo ribadito inoltre – prosegue la Fiom – che per quanto riguarda la realtà di Genova l’accordo dovrà avere assoluta coerenza rispetto agli impegni sottoscritti nell’accordo di programma. Per quanto riguarda le questioni di ambientalizzazione e di bonifica dello stabilimento di Taranto dovranno essere parte integrante dell’accordo sindacale a partire dal DCPM e dal successivo protocollo proposto dal Governo, e dalle osservazioni da noi presentate”.

Coinvolgimento delle  lavoratrici e dei lavoratori di ogni realtà aziendale

Infine, conclude il comunicato Fiom, “abbiamo sollevato la presenza in diverse Regioni di alcuni centri di distribuzione di proprietà Arcelor Mittal dove sono occupati circa un migliaio di lavoratori e che ad oggi l’azienda non ha dato riscontro nel suo piano industriale e che potrebbero essere oggetto di future sovrapposizioni nonché di esuberi”. A conclusione del comunicato l’annuncio che la “trattativa è stata aggiornata a mercoledì 4 aprile, sempre presso il Ministero dello Sviluppo Economico, per verificare se sussistono le condizioni per proseguire il negoziato, valutando la necessità di un pieno coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori interessati in ogni realtà aziendale”.

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