Guerra delle spie, dopo il caso Skripal. Usa, Ue, Canada, espellono decine di funzionari presso le ambasciate russe. Una guerra fredda 2.0?

Guerra delle spie, dopo il caso Skripal. Usa, Ue, Canada, espellono decine di funzionari presso le ambasciate russe. Una guerra fredda 2.0?

Stati Uniti e Unione Europa hanno espulso decine di diplomatici russi in risposta all’attacco con gas nervino contro Skripal, un ex agente dello spionaggio militare russo, su suolo britannico. Gli Stati Uniti hanno disposto l’espulsione di 60 funzionari russi che a Washington sono considerati spie, e tra di loro una dozzina di funzionari presso le Nazioni Unite. Germania, Francia e Polonia hanno deciso di espellere quattro diplomatici russi ciascuno, perché provenienti da attività legate allo spionaggio. La Lituania e la Repubblica ceca ne espelleranno tre, mentre Danimarcia, Italia e Olanda stanno provvedendo all’espulsione di due funzionari per ciascun Paese. L’Ucraina, che però non è un Paese della UE, sta per espellerne 13, mentre il Canada 4.  Insomma, pare che nel mondo sia scoppiata la guerra alle spie russe, praticamente in tutte le ambasciate.

Tutto nasce dalla decisione della premier britannica Theresa May di espellere 23 diplomatici russi dell’ambasciata di Londra sull’onda del tentativo di avvelenamento con gas nervino di Sergei Skripal, e di sua figlia Yulia, avvenuto a Salisbury, territorio britannico. La Russia aveva risposto con l’allontanamento da Mosca di 23 funzionari dell’ambasciata britannica. Da Mosca si faceva sapere inoltre che la May non aveva presentato uno straccio di prova sul coinvolgimento di Mosca nel tentato avvelenamento. E tuttavia, Trump aveva disposto, in solidarietà con la Gran Bretagna, già la chiusura del Consolato russo a Seattle.

I funzionari russi che stanno per essere espulsi dagli Stati Uniti sono 48 dell’Ambasciata russa a Washington e 12 presso le Nazioni Unite. Secondo l’amministrazione Trump si tratterebbe di spie. Secondo la tesi della Casa Bianca, le spie presso l’Onu abusavano dei loro privilegi residenziali in accordo con i capi dell’Onu, un’accusa che ha già fatto trapelare forte nervosismo a Palazzo di Vetro. In ogni caso, spiegano dalla Casa Bianca, sono state scoperte circa 100 spie russe su suolo americano, ed è da questo che nasce l’ordine di espulsione di questo lunedì 26 marzo che passerà probabilmente alla storia, poiché avrà sviluppi drammatici. La dichiarazione di guerra alla Russia è contenuta in una dichiarazione pubblica della Casa Bianca: “con questi passi, gli Stati Uniti e i suoi alleati e partner avvertono la Russia che i suoi atti hanno conseguenze. Gli Stati Uniti restano pronti a collaborare nella costruzione di migliori relazioni con la Russia, ma ciò solo se cambiano i comportamenti del governo russo”. Per la verità, la Casa Bianca era stata riluttante finora ad attribuire responsabilità dirette a Mosca, dopo l’attacco contro Skripal, ma secondo fonti vicine a Trump sembra che tutto sia precipitato lunedì, quando la natura della risposta alle accuse formulate da Londra contro Mosca hanno definitivamente convinto della responsabilità diretta del Cremlino. A quel punto si è accodata, alla decisione della Casa Bianca, anche l’Unione Europea. Il presidente del Consiglio europeo Tusk ha detto che 14 stati membri hanno proceduto alle espulsioni, aggiungendo che “altre misure saranno prese nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”. Ma le divaricazioni in seno all’Unione europea sono evidenti, a proposito dell’atteggiamento da tenere con Putin. Di fatto, tra Consiglio europeo e Commissione si è consumata una vera e propria frattura politica. Tusk infatti ha comunicato pubblicamente che in alcun modo si sarebbe congratulato con Putin per la sua vittoria elettorale. A differenza del presidente della Commissione europea, Juncker, che invece ha inviato a Putin, a nome della Ue, un messaggio di congratulazioni.

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